Quando l’etica è un bestseller.
Risvegliarsi alla realtà, questo in fondo chiede al suo lettore il pamphlet etico-politico della studiosa Roberta De Monticelli
Dice molte cose giuste questo libro e forse è per questo che è diventato un piccolo caso editoriale toccando le quarantamila copie vendute. E le dice con semplicità e schiettezza. Le offre al lettore perché a partire dalla sua propria vita si faccia filosofo, amante cioè della conoscenza. E soprattutto, capace di meraviglia - in ogni senso, anche in quello negativo di non restare indifferente a cose mostruose che succedono intorno a lui.
Risvegliarsi alla realtà, questo in fondo chiede al suo lettore il pamphlet etico-politico della studiosa Roberta De Monticelli, La questione morale. Il suo titolo e il suo successo sono il sintomo di un filone etico che sta diventando sempre più visibile in libreria perché capace di affrontare temi sensibili: dalla Vita autentica di Vito Mancuso a Etica oggi di Michela Marzano, dall’ Etica minima di Pier Aldo Rovatti a Indignatevi di Stéphane Hessel. Risvegliarsi alla realtà, dicevamo. Che vuol dire interrogarsi, né più né meno. Non necessariamente giudicare, ma chiedersi il senso delle cose, questo significa. E dunque avere una reazione etica, morale; perché viviamo nel mondo, insieme ad altri che gomito a gomito condividono con noi usi e costumi. Non è pensabile di strappare all’ esistenza umana la sua propria dimensione morale. Se non è morale, un’ esistenza è immorale. Ma sempre in quell’ orizzonte collocata. Misurata.
Questo si evince dal libro di Roberta De Monticelli. La quale scrive sotto l’ impeto di una reazione etica alla contemporanea corruzione della vita civile e politica del nostro paese. E lo fa perché si sente coinvolta da cittadina e da intellettuale, che non vive in nessuna torre d’ avorio, ma al contrario investe la sua intelligenza nel gioco politico, testimoniando così la propria affezione al mondo, e semmai rivalutando la dimensione pubblica della politica, il cui disprezzo, la cui mortificazione da parte della élite al governo si dimostra quotidianamente. È una donna colta e ha letto Machiavelli, ma pur sapendo che la corruzione è un antico male nostrum, eroicamente, ostinatamente non vuole appoggiarsi a tale coscienza, perché detesta lo scetticismo etico di chi fa di tutta l’ erba un fascio, per nasconderci così la verità del fatto che ognuno di noi ha invece di volta in volta la possibilità di esercitare la propria virtù etica.
Virtù che è alla lettera una forza, se riconosciuta, se praticata. Perché bisognerà dire che la questione morale ha questa particolarità: la si deve praticare per darle corpo e consistenza. Ovvero, la morale non è un discorso, non è una predica; si incarna nel pensiero e nell’ azione. Nella sua sfera non c’ è divorzio possibile tra la parola e l’ atto, come si evidenzia già nella radice linguistica dei termini - morale, etica - che rimandano entrambi a abitudini, costumi, consuetudini. La morale è, in altri termini, non solo una scienza, ma soprattutto una pratica del bene. Per tornare a respirare - così si intitola l’ ultimo capitolo, cuore pulsante del libro- è bene che si ragioni di morale: una società che non lo faccia non è degna di tale nome. E una società come la nostra, moderna - malgrado l’ evidente rinculo passatista sul piano dei costumi e dei piaceri della classe politica al potere - non lo potrà fare se non ascoltando chi pone la questione nel modo corretto. Ovvero, come si fa qui, provando a superare la dissociazione (tanto radicale quanto ingiustificata, la definisce la filosofa) fra la vita autentica e la ragione. E distinguendo fra ethos e etica - dove l’ ethos, ovvero il demone di ognuno, sta in rapporto con quello degli altri grazie all’ etica, da intendersi come “la disciplina dei diritti umani”.
È così che alla fine, dunque, la questione morale nel suo nocciolo profondo si presenta come un problema di libertà. Di libertà e giustizia. Sì, questi sono “i diritti presi sul serio”. E questa è la scommessa della democrazia: chance uguali alla libertà di ciascuno. Ecco l’ affermazione del prestigio inalienabile di ogni individuo preso uno per uno. Ecco il valore della persona umana. Ecco il bene. Nulla più del bene è bello, meraviglioso, perpetuamente nuovo, scrive Simone Weil. Nulla più del male desertico, triste, monotono. Parla del bene e del male autentici, non fittizi. Di questi tempi, in questi nostri giorni, tutto invece pare fittizio. Perfino le pubbliche non-virtù dei potenti hanno il sapore sciapo e coatto della falsità. In molti ormai ci siamo accorti che la sceneggiata che quotidianamente ci propongono come fosse normale non assomiglia in niente alla nostra vita vera.
D’ accordo, lo sappiamo, la creatura umana non è mai a posto, in linea, giusta; bisogna “giustificarla”. Lasciando per un attimo perdere il carattere forense della parola, questo libro può aiutarci se non a renderci giusti, perlomeno a metterci sulla strada di una ricerca del senso delle azioni. Per poter distinguere tra verità e menzogna. È il primo passo per ricostruire un panorama di immagini all’ altezza di una vita umana. Ecco perché ci riguarda la questione morale: sta a noi, abitanti di questa città, civiltà, cultura, cambiare il profilo di un mondo troppo sbagliato, troppo falso, troppo irreale. È il nostro debito. È un compito morale far nascere nuove immagini. Roberta De Monticelli ci prova. In fondo, mettere al mondo il mondo è da sempre l’ ambizione di noi donne.
La Repubblica del 15 marzo 2011

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