Pessime ragioni
Analisi razionale della tragedia di Gaza in cui si sottolinea l’inescusabile inerzia dell’Europa: "siamo un continente che fa vergogna".
Che cosa persegue realmente Israele con i bombardamenti e l'invasione
di Gaza? Certo non quello che dichiarano Tzipi Livni e Ehud Barak. Sono
troppo intelligenti per farsi trasportare dall'antica paura che i
modestissimi missili di Hamas distruggano il loro paese. Quando hanno
iniziato la rappresaglia i Qassam tirati da Gaza avevano ucciso tempo
fa una persona, ferito alcune, fatto danni minori su Sderot,
incomparabili con i cinquecento morti, migliaia di feriti e le
distruzioni inflitti da Tsahal alla Striscia in tre giorni, e che
continuano a piovere. Né che siano mirati a distruggere le
infrastrutture di Hamas, sapendo bene l'intrico che esse hanno con gli
insediamenti civili, tanto da impedire alla stampa estera di accedere a
Gaza. Né sono così disinformati da creder che si possa distruggere con
le armi Hamas, votata da tutto un popolo, come se ne fosse una
superfetazione districabile. Sono al contrario coscienti che
l'aggressione aumenterà il peso e l'influenza sulla gente di Gaza oggi
e in Cisgiordania domani, contro l'indebolito Mahmoud Abbas. Né gli
sarebbe possibile ammazzarli tutti, ci sono limiti che neanche il paese
più potente può varcare, ammesso che abbia il cinismo di farlo, e tanto
meno all'interno del mondo musulmano che circonda Israele e nel quale,
dunque con il quale, intende vivere.
Gli obiettivi sono dunque altri.
Primo, battere nelle imminenti elezioni Netanyahu, che si presenta
come il vero difensore a oltranza di Israele. Già le possibilità
appaiono ridotte; l'assalto a Gaza sembra sotto questo aspetto una
mossa disperata. Che sia anche crudelissima è un altro conto, siamo qui
per ragionare.
Secondo, usare le ultime settimane di Bush alla Casa Bianca per
mettere la nuova presidenza americana davanti al fatto compiuto. Il
silenzio assordante di Obama è già un risultato, quali che siano le
circostanze formali che gli rendono difficile parlare su questo, mentre
si esprime su altri problemi di ordine interno. Non è ancora insediato
che si trova nelle mani una patata bollente, causa prima e annosa di
quella caduta dell'immagine americana nel mondo che ha più volte detto
di voler restaurare. Queste sono le carte che Olmert, Livni e Barak
deliberatamente giocano in una prospettiva a breve.
Neanche Hamas si è mossa sulla semplice onda di un giustificato
risentimento. I suoi dirigenti hanno visto benissimo in quale
situazione il governo israeliano si trovava quando hanno deciso di
rompere l'approssimativa tregua, sapendo anche che per modesti che
siano i guasti prodotti dai Qassam nessun governo può presentarsi alle
elezioni con una sua zona di confine presa di mira tutti i giorni.
Anch'essi puntano a far cadere Olmert, già fuori gioco, la Livni e
Barak, secondo la logica propria delle minoranze accerchiate di
produrre il massimo danno perché la situazione si rovesci. Gaza è stata
messa, e non da ieri, agli estremi, periscano Sansone e tutti i
filistei.
Si può capire, ma è una logica reciproca a quella di Israele. Non
ritenevano certo che quei modesti spari di missili l'avrebbero
distrutta e convertita alla pace. E anch'essi puntano a mettere la
nuova amministrazione americana davanti a un incendio che non tollera
rinvii. Lo sa la Lega Araba, lo sa l'Iran. Obama ha fatto molte
promesse di cambiamento, e lo sfidano a mantenerle o a discreditarsi
subito.
Tanto più colpevole di questo sanguinoso sviluppo, che la gente di
Gaza paga atrocemente, è l'inerzia dell'Europa. Essa, che sulla
questione ebraica ha responsabilità maggiori di chiunque al mondo,
nulla ha fatto per impedire che si arrivasse a questa catastrofe. Ne
aveva la possibilità? Certo. Poteva mettere, a condizione ineludibile
dell'alleanza atlantica e della Nato, e soprattutto quando con la
caduta dell'Urss ne venivano meno le conclamate ragioni, la soluzione
del nodo Israele-Palestina, sul quale gli Usa erano determinanti, per
adempiere alle disposizioni dell'Onu.
Più recentemente, doveva riparare a costo di svenarsi all'assedio
di Gaza, dove non ignorava che la mancanza di mezzi elementari di
sussistenza, cibo, acqua, elettricità, medicinali, faceva altrettanti
morti di quanti stanno facendo adesso gli aerei e i blindati di Tsahal.
Ma neanche questi hanno fatto muovere altro che il presidente francese,
a condizione che le sue vacanze fossero finite.
Siamo un continente che fa vergogna.
Da il manifesto, 6 gennaio 2008

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