Nucleare, partita la campagna
Agli italiani l'atomo piace ancora pochissimo. Ma costruire nuove centrali è un affare gigantesco. Così ora i giganti del settore cercano di convincerci a forza di spot
C'è il rassegnato: scelgo il riscaldamento terreste, l'uomo
si adatterà. C'è chi attacca i "Khmer verdi": che altro è il solare
se non una reazione nucleare? C'è l'indignato: siete dei pericolosi lobbisti al
soldo degli elettrici. Il disincantato: energie rinnovabili miracolose e
gratuite? Cazzate. E l'ecologico di ultima istanza: il nucleare non inquina? E
l'inquinamento in Africa per estrarre l'uranio, allora?
Le voci che incrociano le proprie paure profonde con vigorose convinzioni, le
visioni millenaristiche con la fatica della bolletta elettrica mensile si
chiamano Dupont, Baptiste, Céline e vengono dal Belgio, che sul nucleare ha
aperto un forum on line e un pubblico dibattito. Tra un po' si chiameranno
Antonio, Giuseppe, Maria e affolleranno con gli stessi identici argomenti il
dibattito che il Forum per il nucleare italiano, azionista di rilievo l'Enel,
si avvia ad aprire anche da noi.
Dopo tanta attesa, infatti, è scoccata l'ora X della pubblica propaganda. Dal
19 dicembre ha preso il via una campagna pubblicitaria da sei milioni di euro
firmata da Saatchi - pagata da Enel e dal suo socio francese Edf - che imporrà
agli italiani sotto le feste natalizie di riflettere sul tema nucleare: siete
favorevoli o contrari? Cosa che di solito sappiamo fare benissimo, ma che
questa volta non sarà tanto semplice. E non solo perché il plot pubblicitario è
quello di una partita a scacchi in cui ognuno gioca contro se stesso, metafora
delle diverse opinioni ("Sono favorevole all'energia nucleare perché mi
sta a cuore l'ambiente", vale quanto: "Sono contrario all'energia
nucleare perché mi sta a cuore l'ambiente", "il nucleare non emette
CO2", ma anche: il nucleare produce scorie), e del loro peso strategico.
Scegliere non sarà semplice perché, a dispetto di tanto fair play ed
equidistanza, stanno scendendo in campo, affilando le loro armi dialettiche e
lobbistiche, tutte le tribù del dibattito sul nucleare.
I verdi pentiti come Chicco Testa, che del Forum nucleare è presidente, i
nuclearisti dubbiosi come l'ex ministro dell'Energia Alberto Clò (il suo libro
sull'argomento si intitola "Si fa presto a dire nucleare"), passando
per le posizioni degli ecopragmatici (che allignano anche tra gli
ambientalisti) a quelle degli atomofanatici (a cui si iscrivono gli
industriali) per finire con i clima-sensitivi (quelli del Kyoto Club, Pasquale
Pistorio in testa) che hanno firmato un appello al governo perché faccia
macchina indietro sull'opzione nucleare, killer della green economy.
Senza contare le pressioni delle imprese affamate di commesse, che di fronte un
giro d'affari da 30 miliardi di euro si sono già messe in fila in più di 500 e
attendono non senza qualche malumore, la qualificazione dell'Enel, una specie
di patente che le farà combattere a mani nude contro i campioni industriali del
nucleare francese, Areva e la sua possente macchina da guerra.
Un notevole rumore di fondo, dunque, accompagnerà la partita a scacchi del
cittadino sul nucleare. Anche perché la partita non potrà finire pari. La
mission del Forum è quella di riacciuffare quella quota crescente di scettici,
perplessi o visceralmente contrari, che si sta facendo largo persino nelle file
di quelli che votano a destra, una volta zoccolo duro del ritorno all'atomo.
Con la costernazione di quanti scommettevano sul ritorno del nucleare senza
ostacoli grazie al decisionismo del governo (un po' in ribasso, ultimamente,
persino sulle nomine della neonata Agenzia), gli uomini dell'amministratore
dell'Enel Fulvio Conti ora fanno i conti con un rapido assottigliarsi del
fronte dei "favorevoli" all'atomo. I sondaggisti, all'unanimità, li
hanno messi in guardia: da maggio 2009 a ottobre 2010, avverte per esempio la Ipsos, i favorevoli si sono
squagliati passando dal 51 al 29 per cento; gli indecisi hanno rafforzato le
schiere dei contrari, spingendoli dal 35 al 62 per cento.
Remare contro l'opinione pubblica è faticoso, soprattutto in un paese dal
referendum facile (dopo quello che fermò tutto dopo Chernobyl nel 1987, ora
l'Idv ha raccolto le firme per farne un altro), e sapendo di poter inciampare
nell'effetto nimby (fuori dal mio giardino) di regioni e comunità. E lo diventa
ancora di più se, insieme all'opinione pubblica, tocca convincere i
finanziatori della grande impresa. Finanziatori espliciti e finanziatori
occulti, o per meglio dire, inconsapevoli.
L'operazione che l'Enel in società (al 51 per cento) con la
francese Edf ha in corso si basa infatti su uno slogan: i soldi ci sono. E se
non ci sono tutti subito, ci saranno non appena verranno stabilite le garanzie
per gli operatori contro il rischio di ritardi, scelto il sito, aperti i
cantieri. Se, per esempio, si decidesse di costruire la prima delle quattro
centrali opzionate da Enel-Edf (sulle otto del piano nazionale) a Montalto, per
raccogliere i 5 miliardi necessari la società dovrebbe fare spazio a nuovi
azionisti disposti a imbarcarsi nell'impresa. Enel punta agli imprenditori
interessati ad assicurarsi, in cambio, fornitura di energia a un costo stabile.
Ma le grandezze in gioco, e una certa aleatorietà nei tempi (fondamentali, per
la pianificazione dell'investimento), rendono un po' fragile l'intervento delle
banche. In ogni caso, l'Enel dovrà strutturare l'operazione cercando di non
aggiungere neanche un euro al suo indebitamento, già nel mirino dei rating.
"Gli italiani hanno pagato 400 milioni l'anno in bolletta per le scorie
delle vecchie centrali", dice il responsabile della green economy del Pd
Ermete Realacci, "ora si rischia un nuovo sostegno pubblico: l'ultimo
calcolo del Dipartimento Usa per l'energia sul costo del nucleare che partirà
nel 2020 dimostra che è il più costoso di tutti (vedi grafico a pag. 99, ndr.).
Come pura operazione di mercato non ce la fa".
Il tema dei costi sta frenando molti progetti in corso: il rinascimento
nucleare di fatto continua in Cina e in India, ma rallenta negli Usa, si ferma
in Sudafrica, segna il passo in Gran Bretagna. Le centrali in costruzione in
Europa, Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia, raddoppiano tempi e
prezzi. "Temo che da noi l'impresa non si possa reggere solo sulle spalle
dei privati", afferma Alberto Clò: "E infatti il governo si è
preoccupato di riconoscere alle imprese che investiranno nel nucleare la piena
copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di ritardi per motivi
indipendenti dal titolare dell'autorizzazione. Si vogliono socializzare i
rischi, in un'operazione in cui il ritardo è quasi fisiologico?".
Ma per cercare la risposta alla semplice domanda: chi paga?, occorre prendere
in esame un altro aspetto della faccenda. Il governo ha dato ai produttori
nucleari la garanzia che la loro energia venga immessa in rete in via
prioritaria (in gergo: priorità di dispacciamento). Esattamente lo stesso
diritto dato alle energie rinnovabili come acqua, sole e vento. "A questo
punto mancherebbe solo la garanzia di praticare un prezzo minimo per quella
energia", osserva Clò: "Se un simile contratto lo concludesse un
operatore privato, niente da dire. Ma se, come sembra, lo dovesse sottoscrivere
l'Acquirente unico, bisognerebbe dire addio alle regole di mercato",
conclude. L'Acquirente unico, è bene ricordarlo, è il soggetto che acquista
energia per le famiglie: sarebbero queste ultime, in sostanza, a pagare per
remunerare l'investimento nucleare. Finanziatori inconsapevoli.
Si dirà: con il nucleare, però, il sistema diventerà per tutti meno costoso, e
i consumatori ne avranno un beneficio in bolletta. L'economista Davide
Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, ne è convinto: "Le famiglie
francesi, grazie al nucleare, pagano 7 centesimi in meno di noi il
kilowattora", dice Tabarelli (vedi grafico a pagina 101): "se non
avessimo bloccato il nucleare vent'anni fa, risparmieremmo quasi 5 miliardi in
meno all'anno, e altri sei l'industria". "Ho molto dubbi che il
nucleare farà abbassare le tariffe", obietta invece Luigi Iperti,
vicepresidente di Techint e presidente dell'Oice energia, il raggruppamento che
si candida alla costruzione del "contenitore" delle centrali. Al
povero scacchista sarà davvero molto difficile vincere la partita senza
rimetterci qualcosa.
da L'Espresso (21 dicembre 2010)

Precedente: Perché protestano i pastori








