No al nucleare, sì alle rinnovabili
Consegnate 100.000 firme a sostegno di una proposta di legge per dire “no” al nucleare
La mattina del 21 dicembre, in una Roma blindata e con un Parlamento sordo al
Paese, sono state consegnate 100.000 firme a sostegno di una proposta
di legge per dire “no” al nucleare e dare diffusione anche nel nostro
Paese alle fonti rinnovabili. Un gesto di responsabilità e partecipazione, in
sintonia con quello spirito di riappropriazione del proprio futuro che
all’indomani gli studenti avrebbero rilanciato in molte città. Anche noi due,
accompagnati da un vistosissimo babbo natale, ci siamo infilati con un pacco
nel portone della Camera e abbiamo posato in foto che nessun giornale e nessuna
TV ha in alcun modo ripreso. Già, perché il silenzio attorno ai contenuti della
proposta e alle iniziative che l’hanno sorretta, è l’altra faccia della campagna
massiccia che le lobbies nucleariste ed il Governo hanno avviato.
Durante quattro mesi sono state svolte attività informative attraverso incontri
pubblici, convegni, seminari e manifestazioni che hanno permesso di esaminare
l’efficienza e i costi, lo sviluppo e le tecniche attuali delle energie
rinnovabili, contrapponendole a quel “risorgimento nucleare” che, per la
verità, è solo uno sguardo miope sul passato. Proporre un’alternativa
all’atomo, come fa questo progetto di legge, fondata sul pieno e ordinato
sviluppo delle energie rinnovabili, viene avvertito a livello di massa
come una scelta giusta, necessaria per affrontare la situazione
preoccupante del clima, ma anche come nucleo di un diverso sviluppo economico,
di una politica di nuova e qualificata occupazione. E perfino come svolta
qualitativa per un governo democratico e decentrato delle risorse, del loro
consumo, degli effetti sulla salute, dello sviluppo ordinato di un territorio
da vivere e abitare, prima che da attraversare e consumare.
I moduli consegnati, compilati sull’intero territorio nazionale, sono il
segnale dal basso verso chi si appresta a modellare il pensiero degli italiani
con una campagna comunicativa a senso unico. In questi giorni
sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Primissimo piano sulla
scacchiera e sulle mani che muovono i pezzi. I due interlocutori accompagnano
ogni mossa con una affermazione. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario
all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli”. Talmente
generico che appare quasi come un pre-giudizio. Facile la replica del secondo
scacchista che, afferrando il cavallo, afferma : “Io sono favorevole: anche
loro avranno bisogno di energia e tra 50 anni non potranno più contare solo sui
combustibili fossili”. Possiamo forse negare che il petrolio è in via di
esaurimento? Commovente: si prodigano per il futuro dei nostri figli…
Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e
minimizzano il non risolto problema dello smaltimento definitivo delle
scorie, oppure non citano costi effettivi e non fanno confronti
sull’occupazione. Questa partita a scacchi in verità è condotta – e qui sta la
furbata, ma anche la debolezza dell’artificio – da un giocatore solo, che tiene
alla larga le opinioni che i cittadini si possono fare attraverso il confronto
e le testimonianze che possono dare, magari con 100.000 firme. A noi questa
mirabolante partita, costata milioni di euro provenienti anche dalle tasche
degli italiani, ricorda le lugubri mosse della Morte di fronte al Cavaliere nel
Settimo Sigillo dell’indimenticabile Ingmar Bergman.
Ma per i lobbisti non tutto fila liscio, nemmeno sul versante delle imprese. L’appello
di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria
Pistorio, contro il ritorno dell’energia dall’atomo, sostiene che non si
possono sommare tutti gli investimenti possibili, occorre scegliere: o nucleare
o efficienza e rinnovabili. Non ci sono soldi per investire su tutto. E qui si
smonta l’obiettivo di fondo della campagna in corso: “mediare”
sull’affiancamento del nucleare alla scelta delle rinnovabili. “Facciamoli
entrambi”, sottacendo il fatto che la discussione è solo sul sì o no alla
localizzazione dei reattori che Berlusconi acquista da Sarkozy.
Noi non ci caschiamo e ci piace l’allegria con cui ci siamo presentati a
Montecitorio, con camioncino carico e un babbo natale beneaugurante. Barba,
baffi e cappuccio che portavano in dono una energia che arriva dalla biosfera e
dai territori in cui viviamo, lasciando fuori dalla porta carbone ed uranio, di
solito riservati ai più cattivi.

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