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Niente panico! Siamo in città… - Il Cohousing

Come il cohousing può cambiare le metropoli contemporanee

Le città hanno sempre giocato il ruolo di luoghi taumaturgici, riuscendo ad attirare e a far trasferire tra le proprie mura gli ospiti più inaspettati: placidi filosofi delle isole greche (nell'Atene classica), rozzi mercanti dei più lontani porti asiatici (la Roma imperiale), semplici contadini convertiti in zelanti operai (nella  Londra vittoriana), disperati migranti in fuga dai loro paesi (in ogni grande metropoli europea del dopoguerra).

Tutto questo grazie a un cocktail magico di opportunità, dinamismo, densità di scambi e garanzia di protezione; lo spazio urbano, proprio perché territorio sottratto dall'intelligenza dell'uomo alla precarietà ed imprevedibilità della natura, diveniva uno spazio garantito e rassicurante, perfetto per coltivare al meglio i propri desideri e le proprie aspirazioni sociali ed individuali.

Le città contemporanee sono diventate invece territori ibridi, metropoli effimere e liquide nelle quali il temporaneo, la soggettività, la molteplicità e il frammento prevalgono sulla progettualità e sull'illusione di chi ancora pensa di poterle plasmare secondo un disegno prestabilito, univoco e perfetto. Si può dire che la città ha vinto sull'uomo, o per dirla con P. Virilio assistiamo all'affermarsi della Città Panico, dall'identità mobile e liquida, porosa rispetto al proprio passato  e alle diverse popolazioni che la abitano, legata al ritmo dei flussi che la attraversano ogni giorno, ridisegnata incessantemente nei propri confini esterni ed interni.

Questo zapping incontrollato di forme urbane, che si diffondono in aree sempre più grandi a formare le cosiddette meta-città, si associa oggi all'approccio da città à la carte, alla quale ciascuno degli abitanti chiede di realizzare diversi e mutevoli esigenze e desideri; la mobilità e il traffico non sono solo prodotti delle nostre metropoli, ma ne sono in qualche modo l'essenza, espressione del "nomadismo organico di ciascuno di noi" (G.Amendola).

E' chiaro che in questa realtà urbana esplosa, sfuggevole e per nulla rasserenante da una parte l'individuo si trova in una condizione di assoluto bisogno di senso e di comunità, dall'altra le istituzioni cercano di stimolare nuove  forme di welfare (maggiormente capaci di venire incontro ad esigenze sempre  più diversificate, con risorse decrescenti) e risposte più efficaci ai temi della sicurezza, dello spaesamento, della congestione e dell'abitare.

E' allora viva la necessità di trovare nuovi catalizzatori di energie, idee forti che aggreghino i frammenti della città contemporanea in sintesi certo parziali, ma almeno in grado di interpretarne le profonde trasformazioni.

Il cohousing a mio avviso rappresenta un bel esempio di tali progetti, perché capace di rispondere alle nuove esigenze di abitare relazionandosi con un contesto ricco di risorse scarse: lo spazio, il tempo, il denaro pubblico, le relazioni e un destino comune.

Il modello di coresidenza è infatti ricco di soluzioni per recuperare spazi e tempi, si fonda su una sorta di destino comune delle community e propugna la creazione di una rete di welfare attivo basato sul coinvolgimento diretto delle  persone.

Vi sono altri fattori igienici che propendono per la bontà del cohousing nel far mutare rotta alla metropoli contemporanee: garantisce una maggiore sicurezza (perché stimola il controllo sociale e il presidio dei quartieri), allevia la domanda di mobilità accentrando intorno agli utenti una serie di servizi (es. l'asilo nido) che erano decentrati sul territorio, garantisce una maggiore varietà all'offerta immobiliare (tendendo così a riequilibrare domanda e offerta e a calmierare i prezzi).

Niente panico allora! Le nostre città hanno ancora speranza di un futuro scelto dalla nostra sensibilità e intelligenza di uomini

 

 

Il Cohousing

Il cohousing non è un utopia ma l’esperienza quotidiana di migliaia di persone in tutto il mondo che hanno scelto di vivere in una comunità residenziale a servizi condivisi.

 

Il cohousing nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è a oggi diffuso specialmente in Danimarca, Svezia, Olanda, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone.

 

Le comunità di cohousing combinano l’autonomia dell’abitazione privata con i vantaggi di servizi, risorse e spazi condivisi (micronidi, laboratori per il fai da te, auto in comune, palestre, stanze per gli ospiti, orti e giardini...) con benefici dal punto di vista sia sociale che ambientale.

 

Tipicamente consistono in un insediamento di 20-40 unità abitative,  per famiglie e single, che si sono scelti tra loro e hanno deciso di vivere come una “comunità di vicinato” per poi dar vita – attraverso un processo di progettazione partecipata -  alla realizzazione di un ‘villaggio’ dove coesistono spazi privati (la propria abitazione) e spazi comuni (i servizi condivisi).

 

La progettazione partecipata riguarda sia il progetto edilizio vero e proprio – dove il design stesso facilita i contatti e le relazioni sociali – sia il progetto di comunità: cosa e come condividere, come gestire i servizi e gli spazi comuni.

 

Le motivazioni che portano alla coresidenza sono l’aspirazione a ritrovare dimensioni perdute di socialità, di aiuto reciproco e di buon vicinato e contemporaneamente il desiderio di ridurre la complessità della vita, dello stress e dei costi di gestione delle attività quotidiane.

 

 

Le 10 caratteristiche più comuni del cohousing

 

Ogni progetto di cohousing ha una storia diversa e proprie caratteristiche, ma vi sono anche molti tratti in comune:

 

1. PROGETTAZIONE PARTECIPATA

I futuri abitanti partecipano direttamente alla progettazione del “villaggio” in cui andranno ad abitare scegliendo i servizi da condividere e come gestirli

 

2. VICINATO ELETTIVO

La comunità di cohousing sono elettive: aggregano persone dalle esperienze differenti, che scelgono di formare un gruppo promotore e si condolidano con la formazione di una visione comune condivisa.

 

3. COMUNITÀ NON IDEOLOGICHE

Non ci sono principi ideologici, religiosi o sociali alla base del formarsi di comunità di coresidenza, cosi’ come non ci sono vincoli specifici all’uscita dalla stessa

 

4. GESTIONE LOCALE

Le comunità di cohouser sono amministrate direttamente dagli abitanti, che si occupano anche di organizzare i lavori di manutenzione e della gestione degli spazi comuni.

 

5. STRUTTURA NON GERARCHICA

Nelle comunità di co-housing si definiscono responsabilità e ruoli di gestione degli spazi e delle risorse condivise (in genere in relazione agli interessi e alle competenze delle persone) ma nessuno esercita alcuna autorità sugli altri membri; le decisioni sono prese sulle base del consenso

 

6. SICUREZZA

Il cohousing offre la garanzia di un ambiente sicuro, con forme alte di socialità e collaborazione, particolarmente idoneo per la crescita dei bambini e per la sicurezza dei più anziani

 

7. DESIGN E SPAZI PER LA SOCIALITÀ

Il design degli spazi facilita lo sviluppo dei rapporti di vicinato e incrementa il senso di appartenenza ad una comunità

 

8. SERVIZI A VALORE AGGIUNTO

La formula del co-housing, indipendentemente dalla tipologia abitativa, consente di accedere, attraverso la condivisione, a beni e servizi che per il singolo individuo hanno costi economici alti

 

9. PRIVACY

L’idea del co-housing permette di coniugare i benefici della condivisione di alcuni spazi e attività comuni, mantenendo l’individualità della propria abitazione e dei propri tempi di vita.

 

10. BENEFICI ECONOMICI

La condivisione di beni e servizi consente di risparmiare sul costo della vita perché si riducono gli sprechi, il ricorso a servizi esterni, il costo dei beni acquistati collettivamente.

 

da http://cohousing.it/

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