Merkel e Sarkozy ci riportano al ‘45”.
Il deficit democratico dell’Unione, lo diminuisci se partiti e governi fanno politica seria dentro le istituzioni europee.
La vecchia Europa e la nuova moneta non trovano pace. Barbara
Spinelli, scrittrice ed editorialista di Repubblica, è convinta che
alla base ci sia stata l’eccessiva disomogenità delle economie ma soprattutto
l’assenza d’un governo politico europeo. “L’attacco, almeno
formalmente è contro i singoli Stati: certo questo alla fine minaccia l’euro.
Però non è un attacco in sé alla moneta unica”.
Difende la scelta dell’Euro anche alla luce della
recessione?
Sì: se non ci fosse l’Euro la recessione sarebbe infinitamente più grave.
La Germania
sembra tentata di recuperare il marco: plausibile?
Si troverebbe con una moneta fortissima: troppo per esportare in Europa. Un
disastro per i tedeschi.
La Merkel
e Sarkozy si stanno muovendo sulla scena internazionale con i piedi ben saldi
nei propri Paesi, dove li attende una scadenza elettorale.
A parole dicono di voler salvare l’Europa, in realtà fanno di tutto per
affossarla. Sarkozy è il cagnolino che segue la Merkel, il vero problema è
il comportamento tedesco: più dettato da dottrine economiche molto nazionaliste
che dall’idea di salvare l’Europa.
Il nodo centrale è l’assenza di una regia unitaria di Stati nazione
che non sanno pensare insieme?
Manca, ed è mancata, una regia unitaria. Siamo di fronte a Stati che
s’illudono di recuperare una sovranità che in realtà non hanno. Quel poco di sovrannazionale
che si è creato con il trattato di Lisbona si cerca di diluirlo, rafforzando i
rapporti tra singoli Stati. Saltando le istituzioni europee: una dinamica
autodistruttiva. La stessa Germania che ha le apparenze di una sovranità
effettiva, in realtà non ce l’ha. I suoi titoli di Stato iniziano a essere
attaccati come tutti gli altri, proprio perché si finge sovrana.
Allora perché queste tentazioni di ritorno al passato che sembrano
avere molti governanti?
Come ha detto George Santayana: “Chi non ricorda il passato è
condannato a ripeterlo”. Esattamente questo succede a Berlino: ed è
impressionante perché la
Germania dopo il ’45 si è ricostruita sulla politica della
memoria. Dal punto di vista della storia economica, essa sembra ricordare solo
l’epoca dell’inflazione. Dimentica che nei primi anni Trenta andò in recessione
a causa della politica delle riparazioni, imposta da America e Francia: nel
giro di due anni arrivò Hitler. Risultato: fu distrutta la democrazia, non solo
l’economia. Oggi siamo nella stessa logica punitiva, di riparazioni inflitte a
paesi vinti: in prima fila c’è la
Grecia, poi magari la Spagna e l’Italia. Sul finire della seconda
guerra mondiale – penso agli accordi di Bretton Woods, al piano Marshall – si
capì che la strada era la cooperazione. L’austerità inoltre deve esser
compensata dalla crescita. Tutto questo è dimenticato da Berlino, dalla Bce,
pure dai Paesi deboli.
Anche dall’Italia?
Berlusconi non aveva nemmeno gli strumenti intellettuali. Monti li ha, come
tecnico e anche come europeista.
L’affaire del referendum in Grecia mette in evidenza uno iato tra
la volontà del popolo e ciò che effettivamente ci aiuterebbe a stare a galla
tutti insieme?
Il referendum è saltato e questo ha di sicuro ferito la democrazia. Però dipende
anche da quel che domandi. Non sono sicura che se ai greci venisse chiesto se
vogliano uscire dall’euro, direbbero di sì. Papandreu voleva interpellare
il popolo sui tagli: qui l’insidia. I tagli puoi negoziarli accentuando la
giustizia sociale, ma l’ex premier greco non è riuscito a tassare i ricchi.
Certo la Bce non
glielo avrebbe impedito. Le responsabilità sono dei politici, in primis. Il
deficit democratico dell’Unione, lo diminuisci se partiti e governi fanno
politica seria dentro le istituzioni europee.
Perché il Parlamento europeo, in questa tragedia, è solo un
corifeo?
Non esiste un partito italiano che nelle elezioni europee sappia parlare
d’Europa e non dei propri interessi. Il Parlamento europeo ha un potere esteso
sulla politica economica: potrebbe, ma non lo fa, esercitare pressioni. La Commissione può fare
proposte. Ma è difficile. Basti ricordare cos’ha detto la Merkel sulla proposta della
commissione Barroso di una comune gestione dei debiti sovrani tramite eurobond:
la proposta era «inquietante e sconveniente». Una cosa che avrebbe potuto dire
Berlusconi. Perché è previsto dai Trattati che la Commissione faccia
proposte! È un’intolleranza che spiega gli attuali rapporti di potere tra gli
Stati e le istituzioni europee.
La forma dello Stato sovrano assoluto è anacronistica?
Chi ci crede ancora, è come se avesse le lenti sbagliate. Deve mettersi gli
occhiali europei, perché gli interessi nazionali si difendono anche e
soprattutto in Europa.
Intervista di Silvia Truzzi
Il fatto Quotidiano 27/11/2011.

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