Ma la conversione alle rinnovabili resta l´unica strada
Dietro la cortina fumogena del terrorismo mediatico che imperversa dopo il referendum e lo stop al nucleare, la verità è racchiusa in poche cifre : la potenza di cui disponiamo corrisponde al doppio di quella che occorre.
La consumiamo e la sprechiamo. Possiamo già produrne più di quanta ce ne serve.
Eppure, continuiamo a importare energia dall´estero per circa il 14 per cento
del nostro fabbisogno, più di qualsiasi altro Paese europeo. Come si spiega?
Che cosa c´è dietro? E soprattutto, qual è l´alternativa?
All´inizio della stagione più calda dell´anno, e perciò anche più critica per i
consumi di elettricità, il paradosso energetico italiano rivela una trama di
interessi e di grandi affari che potrebbe ispirare un film di James Bond in
lotta contro la Spectre,
sullo sfondo di un traffico intercontinentale di petrolio, gas e uranio. Tanto
più che, come attestano diverse analisi di enti o istituti internazionali,
entro qualche decennio il mondo – e quindi anche il Belpaese – potrebbe essere
alimentato soltanto da fonti rinnovabili: cioè sole, vento, biomasse e
quant´altro.
Dietro la cortina fumogena del terrorismo mediatico che imperversa dopo il
referendum e lo stop al nucleare, la verità è racchiusa in poche cifre. Secondo
gli ultimi dati ufficiali diffusi da Terna, la società che è il principale
proprietario della rete di trasmissione nazionale dell´energia elettrica, gli
impianti installati in Italia hanno una capacità di produzione potenziale di
oltre 106 gigawatt (l´unità di misura pari a un miliardo di watt): contro una
richiesta che ha toccato il picco storico di 56,8 GW nell´estate 2007 e una
potenza media disponibile stimata in 67 GW. Per di più, negli ultimi due anni,
la crisi economica ha ridotto ulteriormente la domanda (51,8 GW nel 2009).
In altre parole, come sostengono gli esperti del Wwf, la potenza di cui
disponiamo corrisponde al doppio di quella che occorre. E perciò, dice Gaetano
Benedetto, direttore delle Politiche ambientali dell´associazione, «non abbiamo
bisogno di nuova energia, ma di un´energia diversa, capace di diminuire la
nostra dipendenza dalle risorse fossili e di inquinare di meno».
La maggior parte di questa energia (intorno all´86%) è "made in
Italy". Per il resto, pur disponendo di impianti in grado di soddisfare
l´intera richiesta, la importiamo dall´estero per un motivo di convenienza
economica: l´acquisto del surplus non utilizzato che viene prodotto soprattutto
in Francia, ma non solo, attraverso le centrali nucleari. I reattori, infatti,
non possono essere mai spenti e perciò di notte, quando i consumi sono al
minimo, l´energia viene fornita e "svenduta" sotto costo.
Al momento, la nostra produzione deriva dalle centrali termoelettriche per
circa la metà ed è garantita dal gas naturale. Ma intanto la quota di carbone
(11,9%) cresce in misura preoccupante sia per le emissioni nocive sia per le
conseguenze sui cambiamenti climatici. Sta di fatto che ormai in campo
energetico abbiamo sostituito la nostra dipendenza dal petrolio con quella dal
gas: su circa 80 miliardi di metri cubi utilizzati all´anno, solo un decimo
viene prodotto in Italia, oltre il 50% è importato dalla Russia dell´"amico
Putin" (23 miliardi) e dall´Algeria (22 miliardi).
Se tutto ciò servisse a fare dell´Italia un hub nella distribuzione del gas,
cioè un terminale nel bacino del Mediterraneo, potrebbe anche avere un senso.
Ma è evidente che - per interesse o convenienza - molti hanno cavalcato una
presunta crisi energetica per favorire la realizzazione di servizi e strutture
con una finalità ben diversa dall´approvvigionamento nazionale.
In linea con un trend mondiale e con le stesse direttive dell´Unione europea
che entro il 2020 intende ridurre del 20% le emissioni di gas serra, abbassare
del 20% i consumi energetici e raggiungere il 20% di produzione da fonti
rinnovabili, l´alternativa è proprio lo sviluppo dell´energia verde, naturale,
pulita. Finora, però, in Italia questa s´è aggiunta all´energia fossile e non
l´ha effettivamente sostituita, fino a rappresentare una quota complessiva di
circa 30 GW con un mix di potenza idrica (17,8 gigawatt), termica a
biocombustibili (2,4), geotermica (0,7), eolica (5,8) e fotovoltaica (2,9).
«È chiaro – riconosce lo stesso Benedetto – che, in una fase di transizione,
per noi il gas resta essenziale». Ma, per arrivare in prospettiva al 100% di
energia rinnovabile, occorre avviare subito una svolta radicale, a cominciare
dalla riduzione dei consumi inutili e da una maggiore efficienza. In questa
ottica, le fonti alternative diventano perciò il perno di un nuovo modello di
sviluppo. È perciò che il Wwf ha costituito recentemente "Officinae
Verdi", la prima società in Europa che integra la cultura di
un´associazione ambientalista, un partner finanziario come Unicredit e uno
tecnologico come Solon, leader continentale nelle tecnologie fotovoltaiche, con
una partecipazione di 1/3 per ciascuno dei tre soggetti. Spiega il presidente
Benedetto: «Abbiamo costruito un modello innovativo, capace di incidere
realmente sullo sviluppo della green economy e sulla lotta ai cambiamenti
climatici, non solo in perfetta sintonia con gli obiettivi e le politiche
comunitarie, ma anche come alternativa possibile alla dipendenza dall´energia
fossile e dalle mega centrali».
Accantonata dunque la pericolosa illusione del nucleare, adesso l´Italia ha
l´opportunità di marciare verso la "nuova frontiera" dell´energia,
all´insegna della sostenibilità e della compatibilità ambientale. Ormai non è
più un problema di soluzioni tecnologiche, ma solo di investimenti e di scelte
politiche.
La Repubblica, 28 luglio 2011

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