Lo tsunami costituzionale
L'obiettivo è chiaro. Rompendo con la Costituzione, Berlusconi infrange il patto civile tra i cittadini e non ci porta verso una Terza o una Quarta Repubblica, ma verso un cambiamento di regime, ad una sovversione, ad una radicale sostituzione del governo della legge con quello degli uomini
1) La turbolegge. Berlusconi vuole imporre in tre giorni una norma che cancella ogni traccia di divisione dei poteri, per impedire l'attuazione di un provvedimento giudiziario passato in giudicato e inventando un nuovo circuito istituzionale, che affida a un Parlamento incatenato il compito d'essere il killer dei giudici. Ma la strada scelta è, tecnicamente, non percorribile.
Nella relazione che accompagna il disegno di legge del Governo si sostiene che
non siamo di fronte ad una sentenza passata in giudicato, perché i giudici non
hanno accertato un diritto, ma si sono limitati ad integrare la volontà di un
privato, quella di Eluana Englaro, con un semplice provvedimento
di"volontaria giurisdizione". Non è così.
Quando la Cassazione
ha ammesso il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d'appello,
che autorizzava la procedura di interruzione dei trattamenti, lo ha potuto fare
proprio in considerazione del fatto che si trattava di un provvedimento relativo
a diritti, che assume i caratteri del giudicato e che, quindi, detta una
disciplina immutabile del diritto considerato. Ed è principio indiscutibile in
tutti gli ordinamenti che la legge sopravvenuta non può influire sul diritto
sul quale il magistrato si è pronunciato con un provvedimento passato in
giudicato.
Il Governo tenta una ennesima forzatura, pericolosa e inutile. Pericolosa,
perché insiste su una soluzione che, con rigore tecnico, era stata ritenuta non
percorribile dal Presidente della Repubblica: si vuole, dunque, mantenere
aperto il conflitto con Napolitano. Inutile, perché non sarà possibile
intervenire in modo legittimo per bloccare l'attività già avviata di
interruzione dei trattamenti sulla base di una legge su questo punto chiaramente
incostituzionale.
Quali altri atti di forza, allora, si escogiteranno per espropriare i cittadini
della possibilità di condurre "la lotta per il diritto" - è questo il
titolo d'un classico del liberalismo ottocentesco, del giurista Rudolf von
Jhering, che Benedetto Croce volle fosse ripubblicato negli anni del fascismo -
e per impedire che possano avere ancora "giudici a Berlino"? Questa
era l'orgogliosa sfida del mugnaio di Sans-Souci in presenza di Federico il
Grande. Mugnai e giudici stanno perdendo diritto di cittadinanza in Italia?
2) L'inammissibile libertà. Dice il cardinale Ruini: "Preferisco
parlare di una legge sulla fine della vita. La parola testamento implica
infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto". Il
mutamento linguistico, dunque, rivela un capovolgimento concettuale e politico.
Per quante perplessità il ricorso al termine "testamento" possa
suscitare dal punto di vista tecnico-giuridico, esso esprime bene il fine che
si vuol raggiungere. Testamento biologico, testament de vie, living will
ci parlano di un "atto personalissimo", in cui è sovrana la volontà
dell'interessato.
Certo, la vita non è un oggetto, ma appartiene sicuramente alla sfera più
intima dell'interessato che, com'è ormai chiaro, giuridicamente può disporne e
ne dispone. Quando, invece, si parla di una legge sulla fine della vita, il
legislatore non si fa signore della morte, perché questo è un evento naturale
sul quale nessuno può intervenire. Si impadronisce del morire, che è vicenda
umana, alla quale si pretende di imporre regole autoritarie, incuranti delle
ragioni della coscienza di ciascuno.
La coscienza, allora, che in politica compare soprattutto come diritto al
dissenso. Diritto già negato dal Presidente del Consiglio ai suoi ministri, che
avrebbero potuto manifestarlo in quest'ultima vicenda solo dando
contestualmente le dimissioni. E che i tempi imposti e la minaccia della
fiducia negano anche ai parlamentari della maggioranza, perché il dissenso non
è solo dire un sì o un no, ma la possibilità di argomentare, di discutere in
quel foro democratico che continuiamo a chiamare Parlamento.
Il fatto che il diktat berlusconiano non si estenda direttamente ai
parlamentari dell'opposizione non esclude che anche nei loro confronti si commetta
un sopruso. Ma bisogna guardare più a fondo. Quando le decisioni legislative
incidono direttamente sull'autonomia delle persone nel governare la loro vita,
la libertà di coscienza non è solo quella dei parlamentari. La libertà di
coscienza da tutelare è, in primo luogo, quella della persona che deve compiere
le scelte di vita. Il problema, allora, non riguarda la libertà di coscienza di
chi deve stabilire le regole: investe la legittimità stessa dell'intervento
legislativo in forme tali da cancellare, o condizionare in maniera
determinante, quelle scelte. Altrimenti si determina una asimmetria pericolosa:
quando si affrontano i temi eticamente sensibili la libertà di coscienza dei
legislatori può divenire massima, quella dei destinatari della norma minima.
3) Un "pieno" di diritto. Si è detto, e si continua a
ripetere, che una legge è comunque necessara, perché bisogna colmare un
pericoloso vuoto legislativo. Per l'ennesima volta invito a leggere la sentenza
della Corte di Cassazione dell'ottobre 2007, la decisione centrale per il caso
Englaro, che mostra rigorosamente come il diritto al rifiuto di cure, anche per
il futuro, sia solidamente fondato su norme costituzionali, su convenzioni
internazionali ratificate dall'Italia (non quella sui disabili, abusivamente
richiamata nell'atto di indirizzo del ministro Sacconi), su articoli della
legge sul servizio sanitario (e del codice civile, come quelli
sull'amministrazione di sostegno per gli incapaci).
Siamo di fronte a un "pieno" di diritto, che si vuole "svuotare"
con una mossa restauratrice, invece di integrarlo con poche, semplici norme che
rendano più agevole e sicuro l'esercizio di un diritto che, lo ripeto, già
esiste, non è un'inaccettabile creazione giurisprudenziale.
L'argomento del far west lo conosciamo e ha sempre prodotto danni, come
dimostra tra l'altro la pessima legge sulla procreazione assistita, che davvero
ha prodotto un far west legato ad un "turismo procreativo", che nasce
da un proibizionismo cieco e rende più difficile la vita delle persone,
delegittimando ai loro occhi una legge che sono obbligati ad aggirare.
Se la turbolegge passerà, ponendo le premesse per una normativa proibizionista
sulla fine della vita, si daranno incentivi al turismo "eutanasico",
alle pratiche clandestine già tanto diffuse. Verrà così santificata la doppia
morale - fate, ma senza clamore e scandalo. E saranno sconfitti tutti quelli
che vogliono rimanere nel solco della legalità e dello Stato di diritto, come
ha dolorosamente voluto Beppino Englaro, un eroe civile al quale nessuno
dedicherà un film come ha fatto la civilissima America per le storie di Erin
Brockovich e Harvey Mills.
4) La Costituzione
"sovietica". Con la nuova dottrina costituzionale del Presidente
del Consiglio si precipita in un abisso culturale, in mare di contraddizioni.
Non si accorge, il Presidente del Consiglio, del grottesco di una
argomentazione che lamenta la debolezza dei suoi poteri costituzionali, e poi
accusa la stessa costituzione d'aver preso a modello quella sovietica, che appartiene
ad uno dei regimi più violentemente dittatoriali che la modernità abbia
conosciuto? Sa che la
Costituzione italiana ha inventato un modo nuovo di parlare
dell'eguaglianza?
Che ha anticipato tutti gli sviluppi successivi su temi come quelli della
salute o del paesaggio, all'epoca ignorati da tutti i grandi documenti
costituzionali, la costituzione francese e quella tedesca, la Dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo dell'Onu e la Convenzione europea
dei diritti dell'uomo?
Sarebbe vano ricordare al Presidente del Consiglio la bella frase con la quale
Piero Calamandrei descriveva la nostra come una "Costituzione
presbite", dunque capace di guardare lontano e di inglobare il futuro.
Risponderebbe senza esitazioni che Calamandrei era "un comunista". E
sarebbe pure vano ricordargli che "i principi supremi" della
Costituzione non possono essere modificati neppure con il procedimento di
revisione costituzionale, e che tra questi principi supremi vi è proprio quello
di laicità, perduto in questo clima di sottoposizione della Costituzione alla
tutela vaticana. E che esiste un principio che impone al Governo di
"coprire" il Presidente della Repubblica, sì che ci si doveva
attendere una protesta ufficiale per la dichiarazione ufficiale vaticana di
"delusione" per il comportamento di Giorgio Napolitano.
L'obiettivo è chiaro. Rompendo con la Costituzione, Berlusconi infrange il patto civile
tra i cittadini e non ci porta verso una Terza o una Quarta Repubblica, ma
verso un cambiamento di regime, ad una sovversione, ad una radicale
sostituzione del governo della legge con quello degli uomini (Platone, non
Stalin).
Ha colto nel segno Ezio Mauro quando ha parlato di una palese deriva
bonapartista. Stiamo vivendo una vicenda che sta a metà tra "Napoleone il
piccolo" (Victor Hugo) e "La resistibile ascesa di Arturo Ui"
(Bertolt Brecht). Resistibile, Ma bisogna resistere davvero e subito o non vi
sarà tempo per ripensamenti e pentimenti.
da La Repubblica (9 febbraio 2009)

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