L'Italia non può stare senza l'euro
Puntare su giovani e Internet
Per uscire dalla crisi l’austerità e lo sviluppo non bastano, deve cambiare il
modello economico: ma siate fiduciosi, ce la potete fare». Jeremy Rifkin, 68
anni, fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends di Washington
(www.foet.org), autore di una ventina di best-seller tra cui L’era
dell’accesso, Economia all’Idrogeno e Il sogno europeo, è il profeta della
«Terza Rivoluzione Industriale», titolo del suo ultimo libro appena pubblicato
in italiano dalla Mondadori. Lo abbiamo video-intervistato ieri
all’inaugurazione della quarta edizione di Tosm, il salone della tecnologia a
Torino, con la collaborazione dei lettori, che hanno partecipato online con
tante domande. Ecco una sintesi.
Prof. Rifkin, a sentir lei c’è da essere ottimisti, ma il suo progetto
prevede una rivoluzione epocale: non è solo un sogno?
«Da buon americano sono incline a vedere positivo: ma penso all’Europa, che
deve sognare di più, non agli Usa, dove il sogno americano individualista è
fallito assieme al modello economico tutto basato sul libero mercato senza
antidoti sociali».
Qual è la sua ricetta per l’Italia e per l’Europa?
«L’austerità va accompagnata da quattro princìpi: coltivare la qualità della
vita che in Europa è la più alta del mondo, assicurare la pace sociale, il
lavoro, e che nessuno venga lasciato indietro».
Lei sostiene che «se ce l'ha fatta la Germania, ce la può fare
anche l'Italia». Ma molti altri osservatori sono meno ottimisti e dicono: dopo
la catastrofe greca, tocca agli italiani. Come risponde?
«Ai catastrofisti anti-globalizzazione rispondo che non si può tornare
indietro. Asserragliarsi in una “Little Italy” senza euro è fuori questione. Ma
il nuovo governo dovrà muoversi oltre la politica, oltre la destra e la sinistra,
categorie che allontanano i giovani, che sono stufi di queste divisioni. Dico
no a una politica chiusa e centralizzata, occorre una politica aperta e
distribuita. I giovani sono abituati con Internet a condividere, i governi
imparino da loro».
Cos’è per lei la “terza rivoluzione industriale”?
«Serve un nuovo modello non più basato sul petrolio, perché non ce lo possiamo
più permettere, ma sull’energia verde, un’Internet dell’energia».
Che cosa intende?
«Dobbiamo fare con le risorse energetiche quello che hanno fatto i personal
computer nell’informatica: hanno democratizzato l'informazione, consentendo a
tutti di avere accesso a un laptop e a una connessione a Internet, che prima
erano risorse esclusive. In Italia e in Europa ognuno di noi dovrà essere in
grado di generare il proprio fabbisogno, dalla propria casa e dal proprio
ufficio. Un sistema energetico che non sia fossile e che sia democratico,
ampliabile e di facile accesso, che integri tutte le risorse alternative, in
questo senso assimilabile a Internet».
Qual è il suo messaggio ai nuovi e vecchi politici che governano
l’Italia?
«Quello che l’Arabia Saudita è stata fino adesso per il petrolio nel mondo può
esserlo l’Italia per l’energia rinnovabile in Europa, perché avete il sole, il
vento, le onde del mare, il calore geotermico dell’entroterra e l’energia
idroelettrica dalle Alpi. Avete una grande occasione, non sprecatela».
Qual è il messaggio da cogliere dalle proteste di cui sono protagonisti
milioni di giovani?
«Hanno ragione a screditare un sistema che privilegia l'1% dei ricchi sulle
spalle del 99% della popolazione. Primavera araba, indignati spagnoli e
italiani, movimento Occupy Wall Street: i giovani come sempre credono che sia
possibile trasformare il mondo. E hanno sempre avuto ragione. Ascoltiamoli, il
futuro è loro».
Intervista
di Anna Masera
http://www.lastampa.it 17/11/2011

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