Le munizioni di Draghi e il decalogo del Pd
La Bce deve impedire la formazione di fenomeni deflazionistici e l'instabilità dei prezzi e degli interessi nell'Eurozona.
A leggere i giornali e ad ascoltare i telegiornali di questi
ultimi giorni, si ha la sensazione di catastrofi sempre più numerose e
incombenti: insolvenza delle imprese, rallentamento drammatico del Pil,
disoccupazione alle stelle (e non solo quella giovanile), motore tedesco fermo,
motore cinese in visibili difficoltà, Goldman Sachs in fuga dai titoli
italiani, deflazione in atto in tutti i Paesi dell'Europa mediterranea, credit-crunch,
sistema bancario bloccato. Che cosa vogliamo di più e di peggio? Ci si mette
anche la Siria
dove è accesa una miccia che rischia di far saltare tutto il Medioriente. Vi
basta?
Le fonti di queste notizie sono tutte attendibili: autentiche e ufficiali, non
c'è assolutamente nulla di inventato. Solo che andrebbero contestualizzate, ma
questo è un esercizio non dirò impossibile ma arduo. Eppure qualcuno dovrebbe
farlo. Proviamoci.
La recessione dell'ultimo trimestre per quanto riguarda l'Italia è aumentata
dello 0,7 per cento; in termini annui, significa appunto il 2,50 per cento, ma
la recessione dell'intero 2012, ormai statisticamente definitiva, è dell'1,9-2
per cento rispetto all'anno precedente, come infatti era previsto da tempo
dalle medesime fonti autentiche e ufficiali. Quanto alle previsioni per il
futuro, le stesse fonti autentiche ed ufficiali (Istat, Fmi, Bce, Eurostat)
prevedono un inizio di ripresa, una luce in fondo al tunnel, che alcuni
collocano all'inizio ed altri alla fine del 2013. La disoccupazione è aumentata
in modo esponenziale, soprattutto giovanile e soprattutto nel Sud. Il fenomeno
purtroppo era largamente previsto fin dall'inizio dell'anno. Va detto che nel
frattempo alcuni metodi di accertamento sono cambiati: fino a qualche mese fa i
lavoratori in Cassa integrazione non erano conteggiati tra i disoccupati,
adesso lo sono secondo alcuni parametri adottati. Il fenomeno comunque è molto
preoccupante anche se risulta da molte fonti che sono numerosi i giovani che
rifiutano lavori dequalificanti e preferiscono rientrare nelle case di
famiglia. In questo modo i risparmi accumulati dalle precedenti generazioni
cambiano destinazione e la famiglia diventa una sorta di ammortizzatore
privato. Il fatto è spiacevole ma non drammatico se non forse per le sue
conseguenze sul tasso demografico il quale, però, era a livello molto basso da
almeno trent'anni e, quindi, assai prima della recessione attuale.
Le banche italiane sono in difficoltà? Lo scrive il Trimestrale della Bce ma la Banca d'Italia non sembra
dello stesso avviso, il governatore Visco affermò pochi giorni fa
nell'intervista a Repubblica che le nostre sono banche particolarmente solide e
l'ha ripetuto in dichiarazioni pubbliche di questi giorni. È vero che molte
banche, e certo non solo quelle italiane, hanno in portafoglio ingenti quantità
di titoli di Stato di vari Paesi, e non tutti di prima scelta, ma la Bce continua a ripetere
- e va benissimo che lo faccia - che l'Eurosistema non verrà
mai abbattuto perché imponenti difese esistono per stabilizzarlo e sconfiggere
la speculazione. Tutto ciò ci tranquillizza.
Goldman Sachs. Ha ritirato nei mesi scorsi quasi tutti i suoi investimenti in
titoli pubblici italiani: lo dicono i suoi stessi dirigenti e quindi è
senz'altro vero. Nel frattempo però la Deutsche Bank ha moltiplicato i suoi investimenti
in titoli italiani per un ammontare superiore a quello ritirato dalla Goldman.
Se queste notizie vengono date contemporaneamente la questione si risolve in
una diversa gestione delle due tesorerie. Dice un vecchio proverbio spagnolo: Si
no es un problema no te preocupes y si es un problema porque te preocupas?
Si parla invece di insolvibilità d'una parte notevole delle imprese italiane.
In quest'allarme c'è purtroppo molto di vero. Il governo è debitore delle
aziende fornitrici per almeno 100 miliardi. Aveva deciso di metterne in
pagamento subito almeno 30 e il ministro Passera aveva firmato il decreto
necessario già il mese scorso, ma si scopre ora che la procedura per ottenere
la bancabilità di quei crediti non sarà pronta prima della fine dell'anno.
Questa lentezza è inaccettabile, come pure il rinvio sine die degli altri 70
miliardi ed infine il fatto che i pagamenti di nuove forniture sono previsti
nei contratti firmati dalle aziende pubbliche committenti a sei mesi data dalla
fatturazione. In questo modo rischia di riformarsi lo stock di debito
quand'anche fosse stato interamente liquidato. Tutto questo non va affatto
bene, 100 miliardi di pagamenti che venissero effettuati nei prossimi giorni
sarebbero, quelli sì, una frustata benefica per tutto il sistema. Passera lo sa
meglio di tutti; se fossi in lui minaccerei ed effettuerei le dimissioni dal
governo se questa pratica non verrà chiusa entro le prossime settimane.
Ma resta il tema che è il più importante di tutti: Draghi, la Bce, il ruolo che hanno e gli
strumenti dei quali dispongono per salvare l'Europa dal default. Perché di
questo si tratta. Limitandolo alla Grecia era comunque un rischio; estendere il
rischio alla Spagna diventa un pericolo mortale; ma se il contagio si estende
all'Italia, allora è l'Europa intera a dover combattere il naufragio. Forse si
salverebbe la Germania
pagando la sua sopravvivenza con la totale irrilevanza politica.
* * *
La Bce ha un
armamentario di strumenti salvo i limiti che il suo Statuto gli pone: non può
intervenire alle aste dei titoli sovrani e non può acquistarli sul mercato
secondario se non per quantitativi limitati e autorizzati.
L'armamentario consiste in strumenti convenzionali e non convenzionali. Quelli
convenzionali rientrano nella politica monetaria affidata alla Banca la quale
stabilisce ogni anno la quantità di liquidità di cui l'Eurozona ha bisogno per
il suo corretto funzionamento. Quelli non convenzionali sono previsti dallo
Statuto in casi particolarmente emergenziali. L'erogazione di prestiti a tre
anni all'1 per cento di tasso effettuata nell'inverno scorso dalla Bce alle
Banche dell'Eurozona per un totale di mille miliardi rientrava in quella
categoria e, checché se ne dica oggi, fu provvidenziale. Oggi forse sarebbe
necessaria un'altra analoga operazione, probabilmente accompagnata da incentivi
e disincentivi in funzione dell'uso che le banche richiedenti faranno di quella
liquidità.
Un altro strumento potrebbe essere l'acquisto di obbligazioni emesse da imprese
e un altro ancora nel ripetere l'acquisto di titoli a lunga scadenza sul
mercato secondario ma per quantità limitate. Si tratta di strumenti di
possibile applicazione ma di scarsa efficacia di fronte ad un attacco massiccio
della speculazione.
Ma poi ci sono altri poteri dei quali dispone la Bce, che abbiamo già indicato domenica scorsa.
Sostanzialmente sono due: intervento di politica monetaria per impedire
l'emergere di isole deflazionistiche e analoghi interventi monetari per
impedire turbativa nell'equilibrio dei prezzi e dei tassi di interesse tra i
vari Paesi dell'Eurozona.
Non risulta che tali strumenti abbiano bisogno di speciali autorizzazioni. Deve
essere solo accertata l'esistenz a dei pericoli dopodiché la Bce può dar seguito agli
interventi monetari che consistono nell'acquisto di Bot a 12 mesi di massima
scadenza.
Non soffermiamoci ora sull'utilità dell'uso di tali operazioni che avverrebbero
per importi illimitati. Diciamo solo che esse avrebbero effetti sicuramente
trasmettibili sui titoli a scadenza media e lunga. Ma il punto è un altro:
Draghi ha deciso di metter mano a questi strumenti a condizione che il Paese
interessato ne faccia richiesta al fondo salva-Stati; solo l'ok di quel fondo
consentirà a Draghi di entrare in scena. Questa richiesta è sicuramente una sua
facoltà, ma perché la fa? Qualcuno glielo impone? Oppure la fa perché vuole che
il governo italiano sia maggiormente controllato dalla Ue? Ma questo non
rientra nei compiti della Bce. La
Bce deve impedire la formazione di fenomeni deflazionistici e
l'instabilità dei prezzi e degli interessi nell'Eurozona. Questi fenomeni
vengono certamente da lontano e non si risolvono senza la crescita
dell'economia reale, ma la mancata crescita dipende principalmente dalla
politica economica dell'Europa, non è un Paese da solo che possa attivarla.
Il presidente della Bce può e anzi deve pungolare l'Europa a muoversi in modo
appropriato e Draghi l'ha fatto egregiamente anche se le sue prediche finora
sono state inutili; ma non è compito suo sostituirsi all'Europa specie nel
regime intergovernativo tuttora vigente. Benissimo lo stimolo, ma nel frattempo
intervenga. Se subordina l'intervento all'inchino di Monti al salva-Stati si
tratta, a nostro avviso, di una omissione di atto dovuto. Se le cose stanno
diversamente sarebbe non solo opportuno ma doveroso che lo dicesse.
* * *
I lettori mi perdoneranno se passo - per così dire -
dal sacro al profano parlando ora dell'intervista rilasciata al Foglio di
giovedì scorso da Stefano Fassina al bravo Claudio Cerasa. Per chi non lo
sapesse, Fassina è membro della segreteria del Pd e titolare del dipartimento
di politiche sociali ed economiche di quel partito.
L'intervista descrive il programma elettorale di quel partito che diventerà in
caso di vittoria il programma di un governo di centrosinistra. È dunque
altamente probabile che il contenuto di quell'intervista sia noto e approvato
da Bersani visto che l'autore è il suo principale collaboratore.
Tralascio i giudizi su Monti, positivi per quello che ha fatto di buono e
negativi per i molti errori e la molta insensibilità sociale. Tralascio anche
la dichiarazione che con le prossime elezioni ci sarà comunque la cessazione di
governi affidati a tecnostrutture. Vengo al sodo. Fassina espone un decalogo
del quale cinque punti sono destinati all'Europa e cinque all'Italia. Eccone
una sintesi.
Per l'Europa. "Chiediamo di fare un'unione fiscale nel continente e
chiediamo che le leggi di bilancio di ciascun Paese siano autorizzate dal
Consiglio Europeo prima di essere approvate e prevedano pesanti sanzioni per
gli inadempienti. Va rilasciata al più presto la licenza bancaria al fondo
salva-Stati affinché agisca sul mercato primario dei titoli pubblici. E poi Eurobond
e Project Bond per mettere in atto una vera politica keynesiana. È necessaria
l'unione bancaria e la vigilanza bancaria a livello europeo. L'euro è un
progetto irreversibile. A questo fine è necessario un programma di
ristrutturazione dei debiti pubblici e la lotta senza quartiere ai paradisi
fiscali".
Per l'Italia. "Ci vuole una patrimoniale a bassa intensità. Abolizione del
Titolo Quinto della Costituzione riducendo il Federalismo e aumentando i poteri
del governo centrale per quanto riguarda le opere pubbliche e le politiche
sociali. Bisogna rivoluzionare la pubblica amministrazione. Bisogna
salvaguardare l'italianità delle imprese strategiche. Proseguire senza tregua
la lotta all'evasione e ridistribuire il carico fiscale in favore dei
lavoratori e delle imprese". Naturalmente Fassina pensa che il
protagonista politico italiano sia il Pd e i suoi alleati del centrosinistra e
in Europa tutte le forze socialiste e democratiche (per ora al governo soltanto
in Francia).
Che dire? per quanto riguarda l'Europa il programma è esattamente quello della
Merkel, salvo che lei vorrebbe esserne la promotrice e non Bersani. Per
l'Italia è, grosso modo, il programma di Monti rinverdito con una forte dose di
sensibilità sociale. Per la politica monetaria sembra ricopiata da quella di
Draghi. Aggiungo: personalmente constato che Fassina ha adottato, direi riga
per riga, le esortazioni e i suggerimenti più volte da me indicati in questi
mesi. La cosa, dopo molte critiche rivoltemi dallo stesso Fassina, mi rallegra
all'insegna del motto "meglio tardi che mai".
Una sola osservazione: non credo che l'esponente del Pd possegga una sua
bacchetta magica. E pertanto: lo Stato europeo da lui (e dalla Merkel)
propugnato lo avremo tra cinque o dieci anni; l'unione bancaria tra un paio
d'anni; la riforma dell'amministrazione italiana richiederà a dir poco una
generazione. Nel frattempo e cioè nell'immediato che cosa farà il governo
Bersani? Chiamerà Monti per proseguire tenendo conto del decalogo di Fassina?
Casini ne sarà felice e anche noi.
http://www.repubblica.it (12 agosto 2012)

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