La pennichella dei neuroni che ci fa dormire a occhi aperti
Le pause sono di 50-100 millisecondi. Il test dimostra che i due stati non sono impermeabili
Sembra che sia sveglio, ma il cervello troppo stanco manda a dormire un gruppo
di neuroni alla volta. Come i delfini e alcuni uccelli migratori fanno riposare
un solo emisfero per non dover interrompere il loro viaggio, così il nostro
cervello si difende dalla stanchezza con pennichelle talmente brevi (meno di un
decimo di secondo) e limitate a piccoli gruppi di cellule da non intaccare lo
stato di veglia generale.
Nell´esperimento dell´università del Wisconsin i topolini mantenevano gli occhi
aperti, camminavano e cercavano di afferrare delle palline di zucchero.
L´elettroencefalogramma indicava senza ombra di dubbio uno stato di veglia.
Eppure gli elettrodi usati per osservare alcuni gruppi di neuroni della
corteccia cerebrale li trovavano a volte addormentati.
«Dopo una veglia molto lunga alcuni neuroni si "spengono" brevemente,
come avviene nel sonno» scrivono su Nature di oggi i ricercatori Usa guidati
dagli italiani Chiara Cirelli e Giulio Tononi. «Durante questi periodi di
"sonno locale" gli animali sono attivi e vigili. Ma fanno sempre più
fatica a raggiungere le palline di zucchero che gli abbiamo messo vicino».
Le isole di siesta nel cervello iniziano ancor prima che ci si senta assonnati
e aumentano con le ore di veglia. «Le pause dei neuroni durano circa 50 o 100
millisecondi» spiega Tononi. «E il fenomeno opposto avviene quando dormiamo.
Quando le ore di sonno diventano soddisfacenti, i neuroni cominciano
gradualmente a mostrare i segni dello stato di veglia».
La scoperta dimostra che sonno e veglia non sono condizioni impermeabili fra
loro. E che il cervello non è un unicum, ma può comportarsi in maniera diversa
non solo tra un´area e l´altra, ma anche fra un gruppo di neuroni e l´altro
all´interno della stessa area. L´esperimento è stato condotto in due zone della
corteccia cerebrale, la parietale e la motoria, con elettrodi molto precisi
fissati per alcuni giorni sulla testa dei roditori. «Monitorando un gruppo di
una ventina di neuroni - dice Cirelli - ne abbiamo trovati 18 attivi, mentre 2
alternavano attività e silenzio come avviene durante il sonno».
Se un neurone si addormenta ogni tanto il cervello può continuare a funzionare
bene. «Ma il problema è subdolo» spiega Tononi. «Può darsi infatti che quel
singolo neurone sia fondamentale per l´attività che stiamo svolgendo. La sua
assenza finisce così col causare una défaillance. Nel caso dei roditori, le
palline di zucchero non vengono più raggiunte con regolarità. In quello degli
uomini, le cellule che vanno off-line possono provocare decisioni sbagliate.
Ecco perché quando siamo stanchi commettiamo più errori pur essendo
complessivamente svegli».
Le prime a cadere addormentate sono probabilmente le cellule più sfruttate
durante il giorno. «Nei nostri studi precedenti - spiega Tononi - abbiamo
osservato che i neuroni più sollecitati nelle ore di veglia accumulano molte
nuove sinapsi e collegamenti. Il sonno serve proprio a sfrondare questi
"rami" in eccesso e ad alleggerire il cervello dalle connessioni meno
utili. È probabile che questo avvenga anche a livello dei singoli neuroni.
Quando il peso delle esperienze vissute e del lavoro svolto durante il giorno
diventa eccessivo, finiscono col cadere addormentati, indifferenti a quel che
fa il resto del cervello».
Repubblica 28.4.11

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