La Libia, il petrolio e la rivoluzione della rete
Il fattore rete ha prodotto un’accelerazione spaventosa non solo nella diffusione delle conoscenze, ma anche nella possibilità di fare confronti tra paesi.
Le preoccupazioni per la situazione economica di fronte alla crisi libica mi paiono assolutamente fuori luogo. Possiamo preoccuparci dell’aumento del prezzo della benzina quando si stanno perpetrando eccidi sull’altra sponda del mediterraneo e migliaia di persone vengono seppellite in fosse comuni? Quanto vale una vita anche se a distanza di sicurezza dalla nostra tranquillità? Meno di un aumento di qualche dollaro al barile?
Cerchiamo piuttosto di capire quello che sta succedendo nel mondo. La destra
americana aveva pensato di poter esportare la democrazia con le armi
impantanandosi in un sanguinoso conflitto in Iraq costato una quantità
incredibile di vite umane e ingenti risorse economiche. Con l’effetto di
generare una spirale di odio ed avversione verso l’occidente. Obama ha puntato
su un’altra politica. Un discorso di pace e di apertura verso il mondo arabo
appena insediato e poi investimenti significativi in una strategia di
diffusione della democrazia dal basso, attraverso quella stessa rete che aveva
facilitato la costruzione del consenso elettorale attorno alla sua figura
portandolo al potere. Non le armi, ma la riedizione di Radio Londra con le
nuove tecnologie. Il bello di Internet è che non è controllabile. Se si possono
controllare televisioni e giornali è difficile impedire che qualcuno possa
postare un breve video per raccontare quello che sta succedendo in Libia. E
infatti è su You Tube che abbiamo le testimonianze filmate più fresche anche se
l’informazione è disordinata e non facilmente interpretabile.
Prepariamoci piuttosto al grande cambiamento che stiamo vivendo. Con una serie
di cambiamenti strutturati stiamo passando da un mondo dove contavano
soprattutto e quasi solo logiche top down ad uno dove le logiche bottom up
saranno sempre più importanti. Azione dal basso dei cittadini attraverso le
scelte di consumo e di risparmio, inter-grid, ovvero produzione di energia dal
basso e comunicazione dal basso saranno sempre più importanti.
Il fattore rete ha prodotto un’accelerazione spaventosa non solo nella
diffusione delle conoscenze, ma anche nella possibilità di fare confronti tra
paesi. Nel primo caso, i moderni mezzi di comunicazione stanno accelerando il
tasso di innovazione e la rapidità con cui scoperte scientifiche si susseguono.
Nel secondo, come dimostrato in un working paper presentato al convegno di
Bertinoro per l’Economia Civile e al Ministero del Tesoro negli scorsi mesi,
hanno aumentato il grado di insoddisfazione per la distanza percepita tra la
qualità della vita nel proprio paese e quella nei paesi nei quali si vive
meglio. E quest’insoddisfazione è una molla che ha accelerato altri fenomeni.
In primis i processi migratori, perché gli insoddisfatti riducono o pensano di
ridurre la loro insoddisfazione trasferendosi nei paesi dove credono si viva
meglio; poi i fenomeni di convergenza nella crescita: assieme ai tradizionali
fattori identificati dagli economisti quest’insoddisfazione è la molla
psicologica del recupero dei paesi emergenti, la stessa che interessò noi
italiani nel primo dopoguerra; infine, il desiderio di colmare il gap non solo
economico ma anche democratico con i paesi più avanzati.
Non sappiamo fino a quanto, perché è innegabile che la cultura europea ha molti
più secoli di tradizione democratica, ma la rete sta accorciando le distanze
della storia. A parte pochi settori, l’economia e gli scambi hanno bisogno di
condizioni pacifiche per prosperare. Non sappiamo se questa spinta enorme
basterà a trasformare regimi autocratici o dittatoriali in democrazie di
mercato da subito ma è questo il vero impatto dell’economia su quanto sta
accadendo (e non le oscillazioni dei prezzi petroliferi) a cui dobbiamo
guardare.
http://www.benecomune.net 24/02/2011

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