La legge del desiderio
Perché così fan tutti. Il piacere secondo Mozart
Pubblichiamo un brano dalla nuova raccolta di saggi di Todorov pubblicata da
Garzanti
Per Mozart, l´opera è il genere musicale più alto, dunque il suo sogno è di
comporne una. «Il mio più grande desiderio: scrivere delle opere». «Invidio
chiunque ne scriva una». Al solo pensiero si sente pervadere tutto il corpo da
un fuoco. «Il mio scopo è l´opera». Si tratta di un componimento non di sola
musica, perché si aggiungono immagini, teatro e, soprattutto, testo. Se Mozart
non scrive i libretti delle proprie opere, ha comunque idee molto chiare sul
ruolo che svolgono le parole: il compositore sarà il maestro, il suo compito
sarà quello di dare l´orientamento generale; nello stesso tempo la sua musica
deve seguire il più possibile da vicino il significato delle parole.
Il poeta si sottomette al compositore, ma la musica è al servizio delle parole.
Mozart, dunque, interviene costantemente nella scrittura dei libretti e in particolar
modo in quello di Schikaneder per Il
flauto magico e in quelli di Lorenzo da Ponte (per la trilogia
"erotica": Le nozze di Figaro,
Don Giovanni, Così fan tutte); si osserverà come nessuno degli altri libretti che
scriverà Da Ponte raggiungerà mai la qualità di questi tre. Per questo motivo
Mozart può essere considerato responsabile dell´integralità di ciascuna opera e
non soltanto della partitura; ecco perché siamo autorizzati a cercare al suo
interno l´espressione del pensiero del musicista.
È stata sua l´idea di scrivere un´opera a partire da uno spettacolo teatrale
che in quel momento fa furore. Nelle Memorie, Da Ponte racconta: «Parlando un
giorno con me, mi chiese se potessi facilmente mettere in dramma la commedia di
Beaumarchais Il matrimonio di Figaro».
La prima ebbe luogo nel 1784
a Parigi, anche se inizialmente era stata vietata.
Nemmeno a Vienna la rappresentazione era stata autorizzata, ma Da Ponte è
convinto di ottenere l´indulgenza imperiale. A tale scopo procede ad alcuni
tagli dei passaggi ritenuti particolarmente sovversivi, pur preservando lo
spirito generale dell´opera, e nel maggio del 1786 l´opera di Mozart viene
rappresentata a Vienna.
Gli aspetti politici dell´opera sono un po´ attenuati nel suo adattamento
musicale, ma non mancano. (...)
Tuttavia, il punto centrale delle Nozze di Figaro è altrove: è un´opera
sull´amore. Non l´amore-carità, raccomandato dalla Chiesa cristiana, né
l´amore-gioia caratteristico dei rapporti tra genitori e figli, o tra amici, o
talvolta anche tra amanti; ma l´amore-desiderio: quello che nasce da una
carenza e che vive finché essa dura; che i successi soffocano e gli ostacoli
ravvivano. È la ricerca di una seduzione che sarà coronata da una conquista. In
quest´opera, come nelle altre scritte in collaborazione con Da Ponte, è in
gioco l´eros: le Nozze di Figaro, che vengono per prime, annunciano e preparano
le due successive («Così fan tutte», canta già Basilio; quanto al Conte e anche
al giovane Cherubino, essi condividono alcuni tratti di Don Juan, ma non la sua
brutalità: violenze e bastonate non appartengono più allo spirito del loro
tempo). Tutti i personaggi dell´opera sono familiari alla logica del desiderio,
che alternativamente illustrano e analizzano: perfino Figaro, che pensa
soltanto alle nozze, o Susanna, che respinge le profferte del Conte, o
Marcellina, la Giocasta
della commedia.
Il gioco erotico si svolge sempre a tre, tra soggetto e oggetto del desiderio
s´intromette regolarmente un rivale. La prima figura di questo gioco è il
tentativo di seduzione e la difficoltà deriva dall´iniziale mancanza di
reciprocità: si desidera qualcuno, che a sua volta desidera un altro. Così
Barbarina vorrebbe conquistare Cherubino, che aspira alla Contessa, che sogna
il conte, che corre dietro a Susanna, che spera di sposare Figaro... Dall´altro
lato, Marcellina vuole prendersi Figaro, che vorrebbe sposare Susanna. Se
l´oggetto del desiderio fosse pronto a soddisfare la richiesta, l´amore
finirebbe: ecco perché il Conte si annoia con la Contessa. La seconda figura
è la gelosia: è provocata dal desiderio del rivale, mentre l´innamorato non
prova affatto tale sentimento. Il Conte si preoccupa poco della Contessa, ma
non può sopportare l´idea che qualcun altro – Cherubino, Figaro o un servo – le
faccia la corte; all´opposto, si può immaginare che il carattere lunatico del
Conte mantenga vivo il desiderio della Contessa. Essere infedeli e al contempo
pretendere gelosamente la fedeltà di un altro appartiene alla logica di eros.
L´invidia costituisce una terza figura: se non si può entrare nelle grazie di
qualcuno, bisogna almeno impedire che ne possa godere qualcun altro. (...)
Mozart non si limita a mostrare l´influenza generale del desiderio, grande
regolatore dei comportamenti umani, ma ne illustra contemporaneamente la
vanità. Anche se non finisce all´inferno come Don Juan, il Conte sarà umiliato
a causa della propria bulimia erotica. La ricerca incessante di nuove conquiste
e le infedeltà che ne risultano sono condannate non perché immorali, ma perché
frustranti: è una corsa ai miraggi che destina ciascuno a restare solo con sé
stesso.
Tuttavia, Mozart non sostiene che il desiderio sia un´illusione: ne riconosce
la forza, ma non vede in esso alcuna saggezza, che consiglierebbe non di
fuggirlo, bensì di rendersi conto del suo carattere meccanico: solo così ci si
può liberare dalla sua influenza. Alla fine delle Nozze e di Così fan tutte
viene alla luce un altro atteggiamento: smettere di farsi illusioni sulle virtù
degli esseri umani, rendersi conto delle loro debolezze, mostrando però
indulgenza nei loro confronti, perché possono anche imparare a non essere
semplici trastulli tra le mani di eros. (...)
L´esperienza rende questi personaggi migliori, la conoscenza li guida verso la
libertà – e nello stesso tempo verso la clemenza: consapevoli delle proprie
debolezze, perdonano più facilmente quelle degli altri. L´opera non si chiude
con i festeggiamenti trionfali, come quelli a coronamento delle battaglie
vinte, ma con la gioia calma e serena; la vera conquista non consiste nel
cumulare le vittorie («mille e tre») e nello scoprire le infedeltà, ma nel
vincere il desiderio inappagabile e nell´apprezzare la semplice esistenza
dell´altro.
Repubblica 17.5.11

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