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La finanza è ormai un problema di autocontrollo

I veri crimini dell’umanità si giocano oggi sui mercati finanziari

 


 

Le due notizie della prima pagina di oggi dei maggiori giornali finanziari sono le seguenti: un trader giocando sui derivati fa perdere due miliardi ad una delle maggiori banche mondiali (UBS) che nel contempo vara un piano di riduzione dei costi che consentirà un risparmio di due miliardi tagliando 3500 posti di lavoro.
Se pensiamo che tutto questo sia normale siamo folli. I veri crimini dell’umanità si giocano oggi sui mercati finanziari e sembra lo siano meno perché sono apparentemente incruenti e si realizzano in ambienti ovattati con un semplice clic del computer. Se uno esce di strada ed investe dei passanti si scontra immediatamente con la drammaticità del suo gesto e le sue conseguenze sulle persone in carne ed ossa. I reati finanziari possono avere conseguenze peggiori e di più vasta portata ma gli incentivi a non perpetuarli sono molto meno visibili e dunque i freni inibitori minori.
La normalità dovrebbe essere fatta di banche che fanno le banche che non mettono a rischio i soldi dei propri depositanti con speculazioni in proprio. Di derivati utilizzati soltanto per motivi di copertura e quindi acquistabili soltanto da chi possiede il sottostante. Dato che è assodato che il 95 percento delle operazioni si fanno per realizzare guadagni in conto capitale a brevissimo termine e non hanno niente a che fare con operazioni di hedging.
Bisogna togliere le scommesse e il gioco d’azzardo dai mercati finanziari e riportarli sulle corse dei cavalli o sulle partite di calcio (non è un caso che molte società di scommesse di questi settori hanno iniziato ad operare sui mercati finanziari). Li si può essere liberi di scommettere quanto si vuole e di rovinarsi ma con i soldi propri e non con i depositi dei clienti.
Un altro buon motivo per tassare le transazioni finanziarie è che molte operazioni ad altissima frequenza non sarebbero più profittevoli, l’ebbrezza della scommessa di molto ridotta e con essa alcuni di questi rischi.
E’ ormai chiaro che i grandi intermediari d’affari non sono neanche in grado di seguire l’istinto di sopravvivenza accettando regole che gli permetterebbero di salvarsi ed evitare rischi di questo genere. Il problema della finanza oggi non è più un problema di razionalità ma di autocontrollo.
E la società civile, la politica e i regolatori devono avere la forza di svolgere il ruolo dei marinai che legano Ulisse all’albero della nave per impedirgli di rovinarsi.

http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it 16set2011

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