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L’onda anomala

Le rivoluzioni non finiscono mai come cominciano. E raramente le finisce chi le ha cominciate.



Sovrano è chi le termina. Il Bonaparte che annuncia rien ne va plus e fissa il suo ordine. È bene rammentarlo oggi, mentre osserviamo la gigantesca onda anomala che sta spazzando la facciata arabo-mediterranea dell´universo islamico, dalla Tunisia all´Egitto e alla Libia.

E minaccia di deviare verso il Golfo Persico per travolgere l´Arabia Saudita, suprema posta in gioco strategica, energetica e religiosa. Se lo tsunami abbattesse la Casa di Saud, custode dei luoghi santi ai maomettani, gli sconvolgimenti nordafricani scadrebbero a prologo regionale di uno shock globale. (...)

Qui si giocherà la partita finale, se mai si giocherà. In palio, il controllo del Golfo Persico, da cui transita il 40% dei rifornimenti energetici mondiali, i colossali giacimenti di petrolio e di gas nella Penisola Arabica e nei mari prospicienti, il destino di Mecca e Medina e dei loro custodi sauditi. Riyad contro Teheran, sunniti contro sciiti, arabi contro persiani. Il terrore dei principi di Casa Saud è che gli iraniani cavalchino la protesta contro le petromonarchie filo-occidentali, a partire dal sultanato dell´Oman e soprattutto dall´isola di Bahrein, sede di un´importante base americana e collegata da una strada rialzata alla terraferma saudita. La popolazione del regno del Bahrein, per due terzi sciita, soffre la presa del monarca sunnita Hamad bin Isa al-Khalifa. Qui le rivolte sono state sedate con violenza dal regime, prima che Washington lo inducesse a moderarsi e a evocare concessioni molto al di sotto delle rivendicazioni sciite. Peraltro sostenute da diversi sunniti, che puntano alla monarchia costituzionale se non a deporre la famiglia Khalifa. Come conferma la ripresa degli scontri, ai primi di marzo, su linee più esplicitamente settarie.

Le Cassandre di Riyad (e di Gerusalemme) già vedono le quinte colonne sciite congiungersi dal Bahrein con i due milioni di confratelli insediati nelle province orientali del regno saudita - vere e proprie casseforti energetiche - per rovesciare insieme i Saud ed estendere l´influenza persiana alla Penisola Arabica. Un casus belli. In emergenza, l´anziano e malato re Abdullah potrebbe scatenare una guerra preventiva per "tagliare la testa del serpente" (così il monarca bolla l´Iran davanti ai diplomatici Usa, secondo WikiLeaks). Opzione prelegittimata a fine febbraio da una sibillina dichiarazione del Consiglio dei ministri di Riyad: "Il Regno sosterrà lo Stato fratello del Bahrein con tutte le sue risorse".

L´attenzione dell´intelligence saudita è concentrata sulla Rete. Sono stati oscurati alcuni profili Facebook (La rivoluzione di Hunayn e Saudi Revolution) che chiamano alla sollevazione contro la monarchia saudita: "Vogliamo liberare la terra delle due moschee dalle mani sporche dei Saud". "Fondiamo la Repubblica del Najd, dello Hijaz e della Sharqiyya " (provincia sciita, n.d.r.).

"Sauditi cani!". L´implosione dell´Arabia Saudita, per quanto ardua da concepire, equivarrebbe al trionfo di Teheran. Con o senza il consenso di Obama, se tale scenario si profilasse qualsiasi governo israeliano si sentirebbe abilitato alla guerra contro l´Iran. Meglio non immaginarne le conseguenze strategiche ed energetiche per la regione e per il pianeta. (...)

http://www.repubblica.it 11 Marzo 2011

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