L’Italia, il buon senso e gli studi sulla felicità
La soddisfazione di vita è un bene che non si acquisisce con denaro e successo
In viaggio assieme alla stragrande maggioranza di italiani che vanno a letto e si svegliano presto, affollando mezzi pubblici per andare a lavoro ripenso alla reazione del paese alle tristi narrazioni di questi giorni nelle quali la realtà supera la parodia.
Tutto si regge su un equivoco in cui chi non ha smarrito il buon senso e conosce gli studi recenti sulla felicità non rischia di cadere.
Tutto questo distruggere relazioni sane e cercare scorciatoie impossibili per avere più soldi e successo produce stati alternati di euforia e depressione che non sono neanche parenti lontani della serenità faticosa e sofferta che è alla base della vera soddisfazione di vita.
Studi su centinaia di migliaia di individui in diversi paesi del mondo raccontano che la cifra di fondo dell’uomo è la stessa a tutte le latitudini. La soddisfazione di vita è un “bene arduo”, una passeggiata in montagna dove la vetta si conquista mettendo assieme le piccole fatiche di tante giornate di impegno. Impegno nella formazione che produce quella salita che ci consente di eccellere nella nostra vocazione professionale e di fronteggiare una concorrenza sempre più dura nella società globale evitando il baratro della disoccupazione. Impegno nella costruzione di relazioni affettive solide che in tutti gli studi risultano essere le determinanti fondamentali della felicità. E, per chi ha avuto la fortuna di comprendere la preziosità, impegno nelle reti della società civile dove tante persone di buona volontà provenienti da mondi e culture diverse lavorano assieme per tappare quei buchi nella fornitura di beni e servizi pubblici che uno stato sempre più in bolletta non riesce più a garantire direttamente. Reti dove si applica e si pratica la logica del dono che arricchisce la vita, dove si produce quel senso civico che è la linfa fondamentale per il funzionamento della società e che la recente crisi finanziaria e politica ci ha confermato essere sceso sotto livelli di guardia.
Leggendo soltanto uno tra i diversi lavori empirici sulle determinati della soddisfazione di vita non troverete che questo qualunque sia il paese e il periodo storico oggetto di analisi. Le determinanti fondamentali della soddisfazione di vita sono, assieme alla salute, la qualità delle relazioni, la soddisfazione professionale dove le motivazioni intrinseche contano assai più del denaro, l’impegno nella vita sociale e nel volontariato. Il benessere economico individuale è importante ma gli aumenti di reddito producono soddisfazioni di brevissima durata e di piccola entità soprattutto per chi già parte da livelli di reddito non bassi. Uno studio recente su quasi duecentomila osservazioni dimostra che per un terzo di coloro che registrano aumenti di reddito la felicità diminuisce e non aumenta (http://ideas.repec.org/p/rtv/ceiswp/251.html ). Li abbiamo chiamati i “frustrati di successo” (frustrated achievers). Le cronache di questi giorni sembrano raccontarci in modo vivido e drammatico la storia di alcuni di loro.
http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it/2011/01/24

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