Strumenti personali
Portale » Cogito Ergo Sum » L’incognita della disuguaglianza
poveri2

L’incognita della disuguaglianza

La disuguaglianza sarà la maggiore incognita durante il prossimo decennio di crescita globale.

 

DAVOS – Con l’evolversi dei drammatici eventi scoppiati in Nord Africa, molti osservatori esterni al mondo arabo affermano in modo compiaciuto che si tratta solo di corruzione e di repressione politica. Anche l’elevata disoccupazione, la palese disuguaglianza e i prezzi alle stelle dei beni di prima necessità assumono tuttavia un ruolo fondamentale. Allora, gli osservatori non dovrebbero solo preoccuparsi di sapere se simili eventi si propagheranno nella regione, dovrebbero chiedersi quali cambiamenti potrebbero svilupparsi nei loro paesi sulla scia di pressioni economiche simili, se pur non di tale entità.

La disuguaglianza in termini di reddito, ricchezza e opportunità è probabilmente più elevata ora all’interno di ogni paese, rispetto a qualsiasi altro periodo dell’ultimo decennio. In tutta Europa, Asia e nelle Americhe, le società per azioni hanno le tasche piene di denaro dal momento che il loro irrefrenabile impulso all’efficienza continua a produrre enormi profitti. Eppure la percentuale di lavoratori sta calando, a causa dell’alto tasso di disoccupazione, della riduzione delle ore lavorative e dei salari stagnanti.

Paradossalmente, i gradi di disuguaglianza tra i vari paesi, rispetto al reddito e alla ricchezza, stanno in realtà diminuendo, grazie alla costante e robusta crescita dei mercati emergenti. Ma la maggior parte delle persone si preoccupa maggiormente di stare meglio dei propri vicini di casa senza considerare i cittadini di paesi lontani.

I ricchi stanno piuttosto bene. I mercati azionari globali si sono ripresi. Molti paesi stanno assistendo a una vigorosa impennata dei prezzi relativi agli immobili privati o commerciali. Il rialzo dei prezzi per le materie prime sta portando enormi entrate ai proprietari di miniere e campi petroliferi, proprio nel momento in cui i rincari degli alimenti base stanno scatenando rivolte alimentari, se non addirittura rivoluzioni su vasta scala, nel mondo in via di sviluppo. Internet e il settore finanziario continuano a sfornare nuovi multimilionari e miliardari a un passo sbalorditivo.

Tuttavia, a tormentare numerosi lavoratori poco qualificati c’è un’elevata e prolungata disoccupazione. Ad esempio, in Spagna, ora in difficoltà finanziaria, la disoccupazione supera il 20%. Non serve che il governo venga spinto ad assorbire nuove misure di austerity per far fronte al precario peso debitorio del paese.

In effetti, dati i livelli di debito pubblico da record registrati in numerosi paesi, sono pochi i governi ad avere liberta d’azione per affrontare la disuguaglianza attraverso una nuova ridistribuzione dei redditi. Paesi come il Brasile hanno già livelli così alti di trasferimenti dai ricchi ai poveri che ulteriori manovre comprometterebbero la stabilità fiscale e la credibilità anti-inflazione.

Paesi come Cina e Russia, con disuguaglianze parimenti elevate, hanno maggiore libertà di azione per incrementare la ridistribuzione. Tuttavia, i leader di entrambi i paesi sono stati restii ad attuare mosse coraggiose, per paura di destabilizzare la crescita. La Germania non deve preoccuparsi solo dei suoi vulnerabili cittadini, ma anche delle modalità di reperimento delle risorse per soccorrere i vicini del Sud Europa.

Le cause della crescente disuguaglianza all’interno dei diversi paesi sono comprensibili, e non serve dilungarsi ulteriormente. Viviamo in un’era in cui la globalizzazione espande i mercati per gli individui supertalentuosi ma è in contrasto con il reddito dei lavoratori ordinari. A sua volta, la competizione tra i paesi in fatto di individui qualificati e settori proficui costringe i governi a stabilire elevate aliquote fiscali per i ricchi. La mobilità sociale è ulteriormente ostacolata, dal momento che i ricchi mandano i figli in scuole private e al doposcuola, mentre i poveri in molti paesi non possono neanche permettersi di mandare i propri figli a scuola.

Nel diciannovesimo secolo, Karl Marx ha osservato in modo eccellente l’andamento della disuguaglianza dell’epoca e ha concluso che il capitalismo non avrebbe potuto sostenersi politicamente all’infinito. Alla fine, i lavoratori sarebbero insorti e avrebbero rovesciato il sistema.

Eccetto Cuba, la Corea del Nord e poche università di sinistra nel mondo, nessuno prende più seriamente Marx. Contrariamente alle sue previsioni, il capitalismo ha sviluppato standard di vita sempre più alti per oltre un secolo, mentre i tentativi di attuare sistemi radicalmente diversi sono venuti eccezionalmente a mancare.

Eppure, con una disuguaglianza che raggiunge livelli simili a 100 anni fa, lo status quo è vulnerabile. L’instabilità può esprimersi ovunque. Appena quarant’anni fa, le rivolte civili e le manifestazioni di massa scossero il mondo sviluppato, dando vita a riforme sociali e politiche di ampio respiro.

Certo, i problemi che stanno affrontando oggi l’Egitto e la Tunisia sono nettamente più profondi che in altri paesi. La corruzione e il mancato ricorso a significative riforme politiche sono sintomo di grave debolezza. Sarebbe comunque del tutto sbagliato supporre che la profonda disuguaglianza persista fintanto che derivi dall’innovazione e dalla crescita.

Esattamente, come si manifesterà il cambiamento e che forma assumerà alla fine il nuovo patto sociale? È difficile ipotizzare che, nella maggior parte dei paesi, il processo sarà pacifico e democratico.

L’unico punto chiaro è che la disuguaglianza non è solo una questione a lungo termine. I timori sull’impatto della disuguaglianza tra i redditi stanno già frenando la politica fiscale e monetaria sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, i quali tentano di liberarsi delle politiche superespansive adottate durante la crisi finanziaria.

Fatto ancora più importante, la capacità dei paesi di gestire le crescenti tensioni sociali generate dalla profonda disuguaglianza separerà con tutta probabilità i vincitori e i perdenti nel prossimo ciclo di globalizzazione. La disuguaglianza sarà la maggiore incognita durante il prossimo decennio di crescita globale, e non solo in Nord Africa.


Traduzione di Simona Polverino

 

www.project-syndicate.org | 4 Febbraio 2011

Azioni sul documento