L’Ilo: nell’Africa sub-sahariana colpita dall’Hiv/Aids la forza lavoro diminuirà del 9%
Oggi, 1 Dicembre 2010, ricorre la Giornata Mondiale della Lotta all'HIV/AIDS. Il mondo del lavoro svolge un ruolo cruciale nella lotta all'HIV/AIDS, ma è esso stesso duramente colpito dal virus. Secondo l'Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO), entro il 2015 il virus provocherà la perdita di più del 20% della forza lavoro nei paesi dell'Africa sub-sahariana con più alta diffusione dell’epidemia.
NAIROBI - L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) prevede che entro il 2010 la forza lavoro complessiva diminuirà di più del 9% nei 35 paesi dell’Africa sub-sahariana colpiti dall’epidemia di Hiv/Aids, con perdite che superano il 20% della scorta di forza lavoro nei paesi più colpiti. Entro il 2015, le perdite raggiungerebbero il 12% e la presenza di forza lavoro sarebbe del 30-40% inferiore nei paesi con più alta diffusione dell’epidemia. Va inoltre notato che la manodopera rimanente conterrà una più grande percentuale di lavoratori giovani con meno esperienza e meno educazione dei lavoratori attuali. I risvolti non sono ancora chiari ma sembra inevitabile che cambiamenti di tale portata colpiranno i livelli di produttività e di guadagno in tutta l’economia. E’ anche probabile che ci siano conseguenze nella distribuzione di genere della forza lavoro, con una maggior quantità di donne giovani che entreranno nel mercato del lavoro nel breve termine, ma una complessiva percentuale di donne in calo nel lungo termine a causa del diseguale impatto dell’Aids sulle aspettative di vita per donne e uomini.
“L’epidemia di Hiv/Aids è ora una crisi globale e costituisce una delle più temibili sfide per lo sviluppo ed il progresso sociale… l’Hiv/Aids è una delle più grandi minacce per il mondo del lavoro: colpisce i segmenti più produttivi della forza lavoro ed impone enormi costi alle imprese in tutti i settori”, afferma il Codice deontologico sull’Hiv/Aids ed il mondo del lavoro dell’Ilo del 2001.
Mentre l’Hiv/Aids ha un impatto negativo in tutti i settori e a tutti i livelli dell'economia, le attività del settore informale sono più vulnerabili delle altre. I margini di profitto sono stretti e l’accesso a meccanismi ufficiali di supporto è estremamente limitato. La maggior parte delle imprese sono di proprietà individuale, e la malattia o la morte dell’operatore porta con molta probabilità alla chiusura dell’attività. L’epidemia minaccia i mezzi di sussistenza e la produttività sia nelle aree urbane che nelle aree rurali, con effetti particolarmente gravi sulle donne a causa del loro doppio ruolo di sostegno dei membri della famiglia ammalati e di mantenimento della famiglia.
Questo è il caso in particolare del settore informale.
“L’Hiv/Aids quindi rende più grave la povertà ed intensifica le diseguaglianze economiche. La natura del loro lavoro implica che i lavoratori informali sono spesso difficili da raggiungere e quindi fuori dalla portata degli interventi educativi e sanitari relativi all’Hiv/Aids”, afferma uno studio condotto in Kenya dai ricercatori Erastus Njeru e John Paul Oyore – Rilevamento degli interventi e valutazione dell’impatto dell’Hiv/Aids nel settore informale in Kenya.
Come conseguenza dell’Hiv/Aids aumentano inoltre i livelli di povertà. Molti operatori e lavoratori del settore informale affetti da Hiv/Aids perdono i propri mezzi di sostentamento o assistono al collasso del proprio business a causa dell’impossibilità di lavorare. Anche se entrano in un periodo di remissione o guarigione è spesso difficile riprendere il lavoro in quanto avranno esaurito le proprie risorse personali quando non erano in grado di lavorare. L’impatto dell’Hiv/Aids nelle attività del settore informale, che sono spesso imprese familiari o sono gestite o possedute dai soli capifamiglia, inizia non appena un membro della famiglia inizia a soffrire di una malattia collegata all’HIV. Questo porta rapidamente alla perdita di guadagno dell’operatore del settore informale ed accresce i costi medici ed altre spese. Alla fine si aggiungono i costi del funerale. I bambini sono spesso ritirati da scuola per risparmiare sulle spese educative ed incrementare la forza lavoro in famiglia, ma questo alla fine riduce il potenziale di guadagno della famiglia e colpisce la base delle risorse umane nell’intero paese.
Lo studio afferma inoltre che l’Hiv/Aids non colpisce solo la quantità di forza lavoro del settore informale; ne colpisce anche la qualità. Alcuni di coloro che sono colpiti da Hiv sono lavoratori con esperienza e abilità tecnica nel settore. E’ probabile che la perdita di questi lavoratori, insieme all’entrata nel mercato del lavoro di bambini orfani che devono mantenersi, abbassi l’età media ed il livello medio di capacità ed esperienza della forza lavoro del settore informale. Si ritiene inoltre che la composizione di genere cambierà a causa del numero di bambini orfani e vedove che cercheranno lavoro nel settore informale.
Raccomandazioni ricavate dai risultati includono la fornitura di servizi Vct nei luoghi di lavoro in tutte le regioni e per lavoratori di tutte le categorie del settore informale. I servizi relativi all’Hiv/Aids nel luogo di lavoro dovrebbero essere forniti in conformità con le linee guida esistenti, e dovrebbe essere garantita la privatezza. Dovrebbero essere formulate ed implementate politiche per l’Hiv/Aids negli ambienti di lavoro per il settore informale e dovrebbero essere aumentati programmi che includano servizi completi di cura e supporto per l’Hiv/Aids, non solo Vct e fornitura di profilattici.
(Traduzione di Sara Marilungo da newsfromafrica.org)
(La traduzione non ufficiale de "Raccomandazione riguardo Hiv e Aids ed il mondo del lavoro, 2010 (n.200)" dell'ILO a cura della Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS (LILA) è disponibile su http://http://www.lila.it/)
http://www.redattoresociale.it 1 dicembre 2010

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