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L’illusione della razionalità dei mercati finanziari

Per la speculazione ogni piccolo divario è buono e opportunamente sfruttato può diventare una voragine

 

 

Siamo sicuri che gli starnuti orari dello spread siano sempre oracoli di saggezza che indicano la retta via alla politica e all’economia reale ? Il dubbio comincia a far capolino nelle menti più illuminate. I mercati finanziari sono giudici imparziali ed esterni o essi stessi parte in causa ? Sono le debolezze dell’economia reale (ne scopriamo sempre di nuove) che muovono i trend di breve della finanza o, al contrario, sono i trend a breve della finanza che creano nuove debolezze dell’economia reale ?
La seconda ipotesi non può essere esclusa per definizione se pensiamo che l’ammontare dei sacrifici che ci sono richiesti dipende dalle dinamiche dello spread (agitate a loro volta dalla speculazione) dato che le stesse determinano il costo da pagare per il rifinanziamento del debito. E incidono pesantemente sui bilanci delle banche, sui loro accantonamenti patrimoniali e dunque sulle risorse che esse hanno a disposizione per finanziare l’economia.
Quello che ormai sanno tutti (si veda la pregevole inchiesta di Repubblica.it sul trading ad alta frequenza su http://inchieste.repubblica.it/it/repubb…) è che dietro i movimenti minuto per minuto della finanza non c’è una mente raffinata ma dei bambini ingegneri con nessuno scrupolo per le conseguenze delle loro azioni che inventano algoritmi sempre più sofisticati per inseguire guadagni di brevissimo termine in un mercato sempre più asimmetrico dove i grandi players si contendono a suon di miliardi posizioni dominanti che consentono di risparmiare pochi millisecondi nell’esecuzione degli ordini rispetto al resto dei giocatori. Mentre i prezzi degli edifici vicini alle sedi fisiche della borsa che consentono di lucrare parte di questi vantaggi aumentano di valore (alla faccia della presunta immaterialità dei mercati finanziari) chi ha il “vantaggio competitivo” lo sfrutta in tutti i modi lanciando migliaia di ordini falsi che poi ritira per orientare il mercato in una determinata direzione. Nessuno di questi algoritmi automatici è settato su presunti valori fondamentali dell’economia. Se c’è una razionalità è quella di esasperare se non creare le tendenze in atto per aumentare la volatilità ed ottenere più guadagni. E’ infatti la volatilità uno dei principali fattori di guadagno in finanza perché genera le tendenze che consentono con moltissime operazioni di brevissimo termine (da chiudere automaticamente prima dell’inversione dei trend) di guadagnare di più. La volatilità inoltre fa salire il prezzo dei derivati sia perché abbiamo più bisogno di proteggersi dal rischio, sia perché il prezzo di gran parte dei derivati aumenta di valore quando le oscillazioni dell’attività sottostante a cui si riferiscono è maggiore (si pensi al prezzo delle opzioni su azioni che cresce al crescere della volatilità del prezzo delle azioni sottostanti nella formula di Black and Scholes). Insomma è come se la finanza avesse assoldato migliaia di monelli che rompono i vetri e poi passasse come Charlie Chaplin in Tempi Moderni a vendere vetri nuovi.
Per raggiungere questo obiettivo e creare volatilità ogni piccolo divario è buono e opportunamente sfruttato può diventare una voragine. Se non ci accontentiamo più delle differenze tra Grecia e Germania possiamo creare nuove storie ad esempio sul divario tra la spendacciona Olanda e la parsimoniosa Germania.
Nelle scommesse sportive sappiamo oggi che operatori da ogni parte del mondo corrompono giocatori per costringerli ad esasperare gli andamenti delle partite (con risultati eclatanti e meno probabili come i cosiddetti over – risultati con molti goal – dove si può guadagnare di più). In finanza è più facile e non c’è bisogno di corrompere nessuno perché gli over (le forti oscillazioni dei prezzi) il producono gli scommettitori stessi.
Tutto questo non vuol significare che la gestione oculata dell’economia reale non abbia una sua profonda razionalità e ragion d’essere sono i segnali che la finanza trasmette all’economia a non essere più utili. Abbiamo infatti degli ottimi conducenti di un’automobile che diventa però sempre più stabile anche perché il contachilometri è impazzito.
La finanza non gioca certo un ruolo neutrale e molti equilibri sono possibili. Dobbiamo pertanto domandarci non se essa è buona o cattiva ma se stiamo facendo il massimo per avere la finanza migliore al servizio dell’economia reale e del bene comune. E’più utile per l’economia un euro in più nella slot machine della finanza ad altra frequenza o un euro che capitalizza una banca di microcredito in grado di attivare fino a 10 euro di prestiti e ancora più in termini di valore economico creato ? Siamo sicuri che questo sia l’unico settore che non ha bisogno di nessun controllo di velocità e cinture di di sicurezza ?
Viviamo ancora in tempi di “animismo finanziario” interpretando le manifestazioni atmosferiche estreme dei mercati come collera degli dei che cerchiamo di placare con nuovi sacrifici. Non siamo ancora passati a quella fase più evoluta della civiltà in cui siamo in grado di trasformare questa forza della natura in energia positiva per la civiltà e per l’economia (le soluzioni per farlo sono pronte e sul tavolo da tempo).
Se oggi lo spread scende possiamo anche non leggere quest’articolo e goderci la bella giornata. Se vogliamo veramente risolvere la crisi ripartiamo da qui perché alla prossima scrollata dell’albero la politica sarà già stata messa da parte perché troppo costosa e non ci sarà più nulla da tagliare.

http://felicita-sostenibile.blogautore.repubblica.it

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