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Kafka. Lettere alla sorella

Di tutta la famiglia, Ottla era la persona più importante per l´autore de "La metamorfosi".

 


Di tutta la famiglia, Ottla era la persona più importante per l´autore de "La metamorfosi". Martire volontaria ad Auschwitz per non abbandonare dei bambini ebrei al loro destino, la più giovane dei fratelli era quella che Franz definisce "grande, matura, forte", quella che lo fa sentire "completamente diverso, rispetto a come sono davanti agli altri". Come testimonia un epistolario dello scrittore che ora sta per andare all´asta in Germania
La pensa in ogni suo viaggio, le scrive cartoline dalla Slesia, da Versailles, dal lago di Garda

Ottla fu la sorella più giovane, e la sua preferita. Per nessun´altra persona al mondo Franz Kafka provò tanto affetto e confidenza. Le scriveva da ogni suo viaggio, e chiudendosi come giovani complici nel bagno di casa, nel bel centro borghese di Praga, Franz e Ottla adolescenti e poi giovani passavano ore a scambiarsi confidenze. Un mondo di sentimenti, un altro volto dell´autore de Il processo e La metamorfosi, un mondo che ci viene tramandato da documenti straordinari. Sono centoundici lettere che Franz scrisse a Ottla per anni e anni, dall´inizio del secolo fino alla sua morte. Testimonianze eccezionali, tutte vergate da Franz con la stilografica. Gli eredi di Ottla conservarono per decenni quel carteggio, lo hanno fatto custodire a Oxford dalla Bodleian Library, e ora vogliono venderlo. In aprile andrà all´asta, e nessuna istituzione culturale europea sembra avere in tasca i soldi, da cinquecento a ottocentomila euro, per assicurarselo: con ogni probabilità, quel pezzo pregiato del patrimonio culturale del Vecchio continente finirà in mano a qualche ricco collezionista privato, lontano ore e ore di aereo da Praga o dalla Mitteleuropa. Contro questa ipotesi, per conservare l´accesso del pubblico mondiale al patrimonio dell´epistolario, i maggiori istituti di ricerca letteraria e archivi tedeschi hanno lanciato un appello per una grande colletta, in modo che l´asta sia vinta da un´istituzione pubblica.
Una storia affascinante ma triste, insomma: parlando di Kafka non potrebbe essere altrimenti. Per anni e anni, dalla più acerba gioventù fino alla morte nel 1924, Franz ebbe in Ottla la confidente preferita. Lui vedeva in lei, e glielo scrisse in tante lettere, il meglio dei temperamenti dei genitori: «Testardaggine e sensibilità, senso della giustizia, inquietudine, autoconsapevolezza della forza d´animo di noi Kafka». Lei, la più giovane, appariva sempre «grande, matura e forte» al fratello di nove anni più vecchio. Lui la adorava per la capacità di replicare con fermezza al padre, «a casa dove dimorano i giganti», la vedeva «senza detrimento per il mio affetto verso gli altri fratelli» come «di gran lunga la più cara». Franz scriveva a Ottla da ogni dove, da Weimar, da Versailles o dal Lago di Garda. Lui morì nel 1924, Ottla finì deportata dai nazisti ad Auschwitz-Birkenau. Nel 1943, Ottla si trasferì prima nel campo di Theresienstadt e a ottobre si unì volontariamente a un convoglio di bambini diretto ad Auschwitz, dove morì. Dopo la disfatta hitleriana nel 1945, i discendenti di Ottla ritrovarono quelle lettere, nel caos postbellico di Praga. Decisero di non rinunciare alla memoria. Conservarono alla meglio, ma accumulate in disordine in un cassettone, quelle 45 lettere, 32 cartoline postali e 34 cartoline illustrate fitte di saluti affettuosi e racconti buttati giù a penna. Dopo la fine della guerra fredda, le spedirono a Oxford per farle custodire.
Pagine straordinarie, rivelatrici. Nelle righe scritte con amore nel suo tedesco raffinato e letterario, Franz rivela di sentirsi, nel rapporto con Ottla, «una persona completamente diversa, rispetto a come sono davanti agli altri». Scrive affettuoso delle sue emozioni nei viaggi. Da Kratzau, dove «nel ristorante dell´albergo "Al destriero" ho assaggiato un ottimo vitello con frutti di bosco, innaffiato da buon sidro, poi la cameriera si è seduta accanto a me, abbiamo parlato delle onde del mare e dell´amore, poi ci siamo separati, tristi». O dalla Slesia, da cui Franz inviò a Ottla una spiritosa cartolina-fumetto intitolata «vedute della mia vita quotidiana qui», con disegni ironici a illustrare notti insonni, tavolate, incontri con gente del posto. Sotto c´è scritto: «E tu come stai? Natale si avvicina e porta gioia, t´interrogherò su come avrai vissuto il prossimo Natale». O ancora da Versailles, accennando a favole e sogni con appunti su una cartolina che illustra il giardino della reggia. O da Weimar, una cartolina che riproduce la casa di Goethe, con confessioni di tristezza.
Angoscia e gioia, incertezze e sollievi, confessati alla sorella più amata in quelle centoundici lettere e cartoline. È una delle raccolte più ampie dei manoscritti privati di Kafka quella che i discendenti di Ottla hanno saputo salvare e difendere dall´usura del tempo e dalle insidie della storia. E che ora - patrimonio pubblico della memoria del continente e del mondo - rischia di cadere nelle mani di qualche ricco privato.

 

Repubblica 30.1.11

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