In cerca di un’altra Italia
Il Parlamento è un “posto di lavoro” dei più pregiati e garantiti, guai a perderlo
Non si direbbe che le cose cambino velocemente, ma
sotterraneamente sì. La casta dei politici è sempre saldissima - ed è facile
spiegare perché ci sono tra di loro tanti che si vendono con tanta facilità: il
Parlamento è un “posto di lavoro” dei più pregiati e garantiti, guai a perderlo
- ma è costretta sulla difensiva dalla crisi economica, e il suo logorio
interno è evidente, nelle forze di governo come in quelle che ne vengono, loro
malgrado, tenute lontane. Forse le prossime elezioni porteranno qualche novità,
ed è certo che si assiste in più città a un lento risveglio della “società
civile”: si mettono insieme persone e gruppi che chiedono conto ai politici e
ai politici-amministratori, almeno localmente, delle loro inadempienze e dei
loro disastri, e si spera che non corrano a inventarsi ancora una volta leader
della stessa forza di quelli che li hanno illusi e delusi, anzi disgustati. E
si spera che le solite agguerritissime lobby economico-mediatiche non se li
facciano servi in cambio della loro sponsorizzazione.
Si tratterebbe insomma di cambiar metodo e modello, e di far corrispondere
fatti e parole, di dire A e fare A, e per quel che riguarda gli elettori si
tratta di farsi rispettare e ascoltare, di diventare molto esigenti, vigili,
duri, impietosi nei confronti di chi li ha fregati ma anche di chi potrebbe di
nuovo fregarli. Qualcosa può davvero cambiare solo dalla rinascita di una
società civile (non è facile trovare, almeno per ora, una definizione migliore,
un nome meno abusato di questo...) che si faccia sentire con durezza, e che non
miri a farsi società politica ma a condizionare le scelte della politica, a
scegliere dei rappresentanti politici che rendano pieno conto di quello che
fanno. Mi è sembrata ottima, per esempio, la sortita vendoliana sulla non
rielezione dei deputati del suo partito dopo due volte, ma riuscirà davvero a
renderla effettiva? Da quanti cialtroncelli ci libererebbe, famosi e ignoti!
Già intorno a lui si rimettono in corsa i falliti di altre esperienze che in un
passato prossimo si sono fatti “recuperare” dalla solita politica, per esempio
verdi e rifondaroli. Non c’è da sperare dai professionisti della politica che
possano considerare i mezzi coerenti ai fini, mentre è proprio quella del
rapporto tra i fini e i mezzi la questione su cui esigere oggi il massimo di
pulizia e di chiarezza (ed ecco un’altra parola passata presto di moda, che
nessun politico ha mai amato davvero: trasparenza). Promesse e programmi
generici sono tutti capaci di farne, ma guai alla retorica, e viva la
“persuasione”, intesa alla Michelstaedter, alla Capitini: solo chi si preoccupa
veramente del bene di chi “sta sotto” (“los de abajo” dicono i
latino-americani, il “prossimo” che ne ha più bisogno dicono altri) dovrebbe
aver diritto di rappresentare gli interessi della collettività. E solo chi non
ci conta balle e non gioca con le parole - che possono e devono tornare a
essere anche pietre, come diceva Carlo Levi - ha il diritto di venire da noi
ascoltato. Meglio che pietre: pietre angolari.
Il dovere di chi fa informazione e opinione sarebbe di dedicarsi anche, e non
secondariamente, a prestare una grande attenzione a ciò che di positivo e
propositivo succede in questo paese, alle iniziative le cui pratiche non
tradiscono le dichiarazioni dei suoi iniziatori, i cui membri non si
compiacciano della propria diversità ma cerchino di trasmetterla ad altri per
altre iniziative e altrove, che non si accontentino del loro “ben fare” ma
rompano le scatole a chi sta sopra, e che inventino la maniera di collegarsi
tra loro, che studino tutte le possibilità di incidere sulla gestione della
cosa pubblica inventando quando necessario, e lo sarà molto spesso, forme
adeguate di disobbedienza civile.
Un buon proposito per l’anno nuovo dovrebbe dunque essere, per quanto riguarda
questa rubrica ma anche per tutte le persone di buona volontà che intendano
ancora occuparsi di politica, quello di perlustrare gli angoli meno noti del
paese, dove ci si trovi di fronte a qualche esempio di intervento sociale e
culturale di quelli che non hanno prodotto nuove clientele e nuovi
parassitismi, che non hanno ingannato le speranze suscitate alla loro
fondazione e le ragioni per cui sono nati.
Altri parlino di politica, qui si cercherà di parlare di società e di comunità
e di gruppi solidali, anche se sono cosciente degli immensi limiti delle mie
conoscenze e delle mie capacità. Muovendomi su e giù per lo stivale, so già di
qualche esperienza utile da comunicare alle altre, proprio sotto l’aspetto del
metodo e dunque della politica da reinventare, della democrazia da riattivare,
e qualcun’altra riuscirò certo a individuarne grazie anche all’aiuto di molti
amici e dei lettori di questa rubrica.
http://www.unita.it 8 gennaio 2011

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