Il sogno dell’energia infinita.
Fusione fredda, un procedimento nuovo e brevettato
È una notizia da prendere con le molle, perché 22 anni fa la «fusione fredda»
si rivelò una balla spaziale, e adesso il sistema dei mass media si mostra, a
sua volta, un po’ freddino di fronte a un nuovo esperimento che vanta pieno
successo. Ma intanto all’Università di Bologna l’ingegner Andrea Rossi e il
fisico Sergio Focardi dicono di essere riusciti a generare energia con un
procedimento di fusione fredda tutto nuovo, brevettato e già pronto a passare
alla fase operativa, addirittura fin dal prossimo autunno. I due italiani hanno
pubblicato i loro risultati nel Journal of Nuclear Physics. Rossi e Focardi
immettono nel sistema un chilowattora di energia e ne ricavano 200, il tutto
operando a temperature paragonabili a quelle delle uova fritte in padella
anziché all’esplosione di una bomba H. Se tutto funziona davvero, è un fatto
straordinario, destinato a cambiare il panorama dell’energia mondiale, eppure i
giornali e le tv finora ne hanno trattato ben poco, forse anche perché la
necessità di proteggere i segreti brevettati ha creato un alone di mistero e
limitato la diffusione delle informazioni, ma lo scetticismo deriva soprattutto
dalla falsa partenza del 1989.
La prima volta assoluta della fusione fredda fu negli Stati Uniti, università
dello Utah, protagonisti Martin Fleischmann e Stanley Pons: era il 1989, quando
due professori di chimica annunciarono di aver replicato in laboratorio il
procedimento di fusione nucleare, quello che genera energia all’interno del
Sole. Spiegarono di averlo fatto in modo controllato e a bassa temperatura; da
qui il nome di fusione fredda. Fredda in senso relativo (qualche centinaio di
gradi appena) e in quanto tale teoricamente utilizzabile anche per ricavare
energia in una centrale elettrica.
Operare a basse temperature consente di manipolare i combustibili e gli
strumenti in modo sicuro ed economico. Ma la fusione fredda non è facile da
ottenere e, infatti, a una più attenta verifica da parte della comunità
scientifica internazionale risultò che Fleischmann e Pons non erano sulla
strada giusta; avevano sì ottenuto un po’ di energia, ma in quantità
trascurabile. Dopo di allora il filone di ricerca non si è esaurito. Un comitato
internazionale diretto dal Premio Nobel italiano Carlo Rubbia è arrivato a una
conclusione piuttosto severa: la fusione fredda di per sé è interessante e
promette risultati, però bisogna essere molto rigorosi nella misurazione delle
energie in entrata e in uscita (che alla fine è l’unico vero criterio di
valutazione del successo). Da evitare come la peste la faciloneria in cui
incorsero Fleischmann e Pons e in cui sono incappati, a ripetizione, anche
altri team internazionali, negli anni dal 1989 in poi, nel fare
annunci avventati su presunti successi nella fusione fredda, sempre sfociati in
delusioni.
Un ventennio abbondante Che cos’ha di diverso il nuovo esperimento bolognese di
Rossi e Focardi dalle svariate bufale «fredde» che si sono succedute in un
ventennio abbondante? Spiega Focardi: «Gli altri ricercatori hanno mirato al
risultato con l’elettrolisi, usando per lo più il palladio o il deuterio. Noi
invece fondiamo nuclei di nichel e di idrogeno, ottenendo del rame e liberando
energia utilizzabile».
Un po’ più in dettaglio, il rame contenuto in un tubo metallico viene
inizialmente riscaldato con l’immissione di energia, che però diventa superflua
non appena la fusione è partita; da quel momento il processo si alimenta da sé,
anzi emette energia a sua volta. L’idrogeno viene iniettato a forte pressione
nel tubo e alcuni nuclei di idrogeno (che poi altro non sono che protoni)
vengono catturati dai nuclei di nichel; ne segue la trasformazione dell’atomo
di nichel nell’elemento che ha un protone in più nella tavola periodica, cioè
il rame.
«L’energia così liberata - spiega ancora Focardi - può essere usata come si fa
con il carbone, con il metano eccetera, per scaldare dell’acqua, e il vapore
ottenuto può far girare delle turbine». E il gioco è fatto. Andrea Rossi, che
detiene il brevetto, sta già realizzando in America una mini-centrale elettrica
della potenza di un MegaWatt. Niente vieta in futuro di arrivare ai 1600 MW di
un grande impianto nucleare.
Processo pulito Ma la fusione fredda è pulita? Focardi assicura di sì: «Il
fatto notevole è che non viene rilasciato neanche un neutrone. La radioattività
che viene emessa è in forma di raggi gamma e si può facilmente schermare con
lastre di piombo. Comunque è pochissima, pari a 1,5 volte quella naturale». Il
procedimento non produce alcuna scoria di quelle che fanno ticchettare i
contatori Geiger.
Troppo bello per essere vero? Può darsi che sia questo elemento psicologico,
più ancora che le delusioni degli annunci passati, a frenare i troppo facili
entusiasmi. Eppure Rossi e Focardi hanno già fatto molte dimostrazioni con
gruppi scientifici, che hanno portato i loro strumenti di misurazione e hanno
certificato la produzione di energia; fra questi l’Istituto nazionale di fisica
nucleare (Infn) e la svedese università di Uppsala. Allora potremo fare a meno
delle centrali nucleari, del gas russo, del carbone inquinantissimo eccetera,
per produrre tutta l’elettricità che ci serve in modo economico e pulito? Di
nuovo: è troppo bello per essere vero?
La Stampa TuttoScienze 11.5.11

Precedente: Cambiare la finanza senza prendere il potere








