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Il ruolo dell’irrazionalità nelle ideologie e nell’azione pubblica

Quando la politica affronta il caso

 


Al caso, all´accadere, è stata prevalentemente opposta la necessità; all´instabilità della contingenza la stabilità di un ordine, all´imprevedibilità la prevedibilità, alla molteplicità l´unità, al non senso il senso. È la ragione che ha avuto il ruolo principale nello sforzo di neutralizzare l´intrattabilità del caso.
Soprattutto nell´ambito politico la ricchezza dell´esperienza è stata percepita come minacciosa, come caos; e così nella potente prosa di Machiavelli è scolpito lo sforzo di fronteggiare con la Virtù – con l´operare efficace – la non umanità e la non razionalità del mondo, la Fortuna; lo sforzo di elevare argini contro quel fiume in piena che è il corso degli eventi, e la consapevolezza che prima o poi verranno travolti, nonostante l´intelligenza e il coraggio che si possano profondere (il che peraltro è raro) nell´attività politica. Ma il lucido e appassionato disincanto di Machiavelli – la sua lotta a viso aperto contro la Fortuna e contro la sua intrinseca necessità – non è il mainstream del pensiero moderno. Che si è invece adoperato – a partire da Hobbes – per eliminare, per uniformare e disciplinare, ogni evento abnorme, ogni contingenza. Se il caso è necessariamente costitutivo della natura e della natura umana, gli si deve opporre una necessità non naturale ma costruita dall´uomo: quell´artificio indispensabile che è l´ordine politico moderno, che vuol essere una sorta di compagnia assicurativa contro gli incerti della vita. Un ordine che non lascia nulla al caso, e che anzi tende a eliminarlo come anomalia, irrazionalità, mostruosità.
Nel corso della modernità l´effetto-necessità è progressivamente aumentato: il bisogno moderno di sicurezza non si concepisce come avventura della ragione, come esso stesso contingente, ma come necessario, inevitabile e garantito: ha così generato le ideologie, sistemi di pensiero – e di pratiche – che fanno della politica lo spazio di realizzazione di un ordine necessario, già scritto nella natura, nella storia, nella tradizione o, più spesso, nel progresso. E anche quando, giunta agli estremi della sua efficacia, la politica moderna riscopre la forza della contingenza, la crucialità del caso, lo pone pur sempre al servizio di un progetto d´ordine, lo iscrive dentro le logiche di una statualità lanciata oltre la propria forma razionale: Carl Schmitt, con la teoria della sovranità come decisione sul caso d´eccezione, costituisce il migliore esempio di una riscoperta del caso che al contempo ne sfigura la potenziale ricchezza.
Certo, l´età moderna ha anche conosciuto altre modalità di trattazione del caso: da quella di Spinoza – che elimina la nozione stessa di contingenza per affermare la necessità di tutte le modalità dell´essere – a quella di Nietzsche, con la sua gioiosa accettazione del destino, col suo dire Sì all´eterno ritorno, a quella di Heidegger, con la sua sottolineatura della dimensione della possibilità, della rischiosa fuoriuscita dallo spazio metafisico della "salvaguardia". Si deve inoltre aggiungere la vitalità letteraria dell´occasione, cuore della poetica di Montale, e anche l´avventura, che continua a permeare l´immaginario occidentale. Eppure, la dimensione dell´avventura fatica a farsi autonoma, e si riduce ad un´esistenza marginale, a fuga, a compensazione del meccanismo moderno della necessità.
Invece che esserne la contestazione, il caso scaturisce piuttosto dall´interno della stessa necessità, come intrinseca irrazionalità, come mostruosità, della moderna razionalità ordinativa. È la casualità dei meccanismi della politica totalitaria che travolge ogni vita come inutile e deviante; è l´incomprensibilità del mondo della tecnica e dell´economia, che da guscio protettivo della soggettività è diventato – e ne facciamo quotidianamente esperienza – un ambiente ostile e selvaggio, una giungla in cui può succedere di tutto, in cui i progetti di vita invece che essere liberamente e razionalmente perseguibili sono davvero affidati al caso (e a quel caso particolare che è la nascita in questo o quello strato sociale, in questa o quella parte del mondo). È questa vita nella casualità – a cui si aggiunge la morte nella casualità, a opera del terrorismo o di qualche bomba intelligente – l´altra faccia della moderna lotta razionale contro il caso; una casualità che si presenta come cieca necessità, come Fortuna bendata che fa vivere o fa morire individui che non hanno più alcun controllo razionale sulle proprie vite. Ma questo nuovo e paradossale connubio fra caso e necessità ha un nome ben decifrabile: ingiustizia. Il che lo mostra non necessario, e anzi contingente. E, chissà, forse anche rimovibile, in una nuova appassionata lotta contro il ripresentarsi, dopo la necessità del caso, della casualità della necessità. Una lotta in nome, questa volta, della libertà e della contingenza; un´Avventura alla ricerca non della Ragione ma delle molteplici ragioni dell´umanità.

 

Repubblica 16.9.10

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