Il nucleare si farà
Le ragioni per cui conviene scegliere il nucleare
Un commento e una risposta all'articolo di Realacci/Ferrante sul quaderno speciale di Limes "Il clima del G2". Negare il nucleare significa sostenere i combustili fossili. L'argomento "costo" applicato alle fonti rinnovabili.
Torno sul problema dei costi del nucleare. Ci torno anche in
relazione ad un articolo pubblicato da Limes a firma Ermete Realacci e
Francesco Ferrante, naturalmente non favorevoli al nucleare e che basa la
maggior parte delle sue argomentazioni sull’ argomento “costo”. “Sarà il
mercato, dicono gli autori, a mettere fuori gioco il nucleare perché i suoi
costi non sono competitivi”.
Devo dire che quando vedo questo argomento usato da esponenti del movimento
ambientalista non riesco a non sobbalzare. Per una ragione evidente. Con quali
combustibili infatti deve confrontarsi il nucleare per essere definito più o
meno conveniente? Naturalmente non con le rinnovabili, molto più costose, ma
con olio, gas e carbone.
Quindi, in sostanza, Realacci e Ferrante ci dicono che siccome è più
conveniente usare soprattutto carbone e gas non è conveniente utilizzare
l’energia nucleare. Francamente trovo alquanto singolare che per fare questo
conto i due autori trascurino completamente l’impatto ambientale di questi
combustibili fossili, il costo implicito delle cosiddette esternalità, a
cominciare dal costo prodotto dalla CO2 e degli altri inquinanti, assente nella
produzione nucleare.
Infatti lo stesso studio utilizzato dagli autori per confermare la loro tesi
dice cose un po’ diverse da quelle citate. Si tratta di uno studio del MIT,
molto recente (2009), reperibile su internet e che aggiorna uno studio iniziato
dallo stesso MIT nel 2003.
Cosa afferma questo lavoro?
In primo luogo che la voce che pesa di più sulla competitività del nucleare è
il costo atteso del capitale (WACC) , ipotizzato dal MIT, dovuto non agli
interessi finanziari, ma proprio ad una diversa percezione del rischio
finanziario da parte degli investitori, che quindi richiedono una maggiore
remunerazione del capitale di rischio. E’ importante sottolineare questo punto
perché mostra che la differenza di costo non è dovuta a motivi industriali,
dove il nucleare invece a costi assolutamente paragonabili a quelli del
carbone, ma esclusivamente a motivi finanziari. Afferma infatti lo studio “ Se
il premio per il rischio (finanziario) viene eliminato il costo dell’intero
ciclo nucleare (compresi quindi scorie e smantellamento) scende da 8.4 c.$ a
6,6 e diviene competitivo con il carbone ed il gas naturale”.
Ma non è nemmeno questo il punto principale. Che è invece proprio di natura
ambientale, perché gli autori si sono dimenticati di citare ciò che lo stesso
studio dice e che avrebbero dovuto tenere nella massima considerazione. Vale a
dire: “ … senza una tassa sulla CO2 prodotta e senza il sequestro della
CO2 il nucleare è più costoso del carbone e del gas”.
In altri termini lo studio ci dice che se la produzione di CO2 degli impianti a
carbone avesse un costo, come tutti chiedono e come dovrebbe essere deciso a
Copenaghen, il nucleare vincerebbe la sfida.
Quindi se si riducesse il rischio costo del capitale e
venissero considerati i costi esterni degli impianti a carbone e a gas
l’energia nucleare sarebbe conveniente…. due volte!
Ci sono altre inesattezze nell’ articolo di Realacci e Ferrante. Quando per
esempio si dimenticano di citare che se è vero che nessuna nuova centrale è in
costruzione negli USA è altrettanto vero che sono in corso processi
autorizzativi per 26 reattori.
O quella che afferma che “non a caso a livello internazionale (da Kyoto in
poi), mai la tecnologia nucleare viene considerata fra quelle cui è necessario
rivolgersi per ridurre le emissioni dei gas di serra”. Che non è affatto vero.
Prima di tutto perché la stessa UE, all’epoca dell’accordo 20- 20 -20 ha dovuto accogliere le
richieste francesi di riconoscimento dell’energia nucleare come energia
completamente carbon – free. In secondo luogo perché tutti gli studi dell’ OCSE
e dell’ AIE includono la scelta nucleare. In terzo luogo perché c’e’ una lista
impressionante di paesi che ha scelto l’opzione nucleare coma antidoto contro i
gas serra ( Cina, India, Uk, USA, Russia,Francia, Corea, Canada, ….).
Infine i due autori naturalmente si impegnano a dimostrare che efficienza
energetica e rinnovabili potrebbero garantire quote importanti del fabbisogno
energetico. Benissimo, ma quello che ancora non capisco è perché gli autori
scrivano che in questo modo si potrebbe ottenere “l’equivalente di 10 centrali
nucleari da 1000 MW” . Perché non propongono invece che in questo modo si
potrebbero ottenere “l’equivalente di 10 centrali da 1000 MW a gas o a
carbone?”. Mistero.
Né si rendono conto che applicando i loro stretti criteri econometrici (
il mercato!) le prime a saltare sarebbero proprio le fonti rinnovabili,
bisognose di incentivi assai rilevanti.
Ma lo ripeto ancora è l’impressionante sottovalutazione del ruolo dei
combustibili fossili, in continua crescita, che mi colpisce di più. Il
nucleare,lo abbiamo detto tante volte, non costituisce e non deve costituire
un’alternativa alle fonti rinnovabili. E viceversa. Il nucleare deve sostituire
una parte della produzione di base oggi assicurata prevalentemente dai
combustibili fossili. In Europa il nucleare contribuisce alla produzione di
energia elettrica per circa il 30%. Immaginiamoci come sarebbero i conti delle
emissioni se questo 30% fosse fatto con gas e carbone! E infatti gli stessi
ambientalisti hanno rinunciato a chiedere la fine del nucleare a livello
europeo e mondiale.
Per concludere una solo dato tratto dal recentissimo rapporto dell’ Agenzia
Internazionale dell’ Energia, che dimostrano in modo inequivocabile quale sia
il problema.. Da qui al 2030 la crescita della domanda di energia sarà coperta
per il 77% da carbone, gas e petrolio. Ma questo non sembra essere il problema
principale per il mondo ambientalista.
da LiMes (10/12/2009)

Precedente: Il nucleare non si farà







