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Il destino energetico

.....non esiste una soluzione unica e miracolosa ai nostri problemi. Dovremo certo usare l´energia in maniera più efficiente, ma non possiamo rinunciare al contributo crescente dell´energia del sole, del vento, delle biomasse e del nucleare, oltre che delle tecnologie avanzate nei combustibili fossili.

Nell´affrontare il tema dell´innovazione tecnologica nel settore energetico e degli strumenti politici per accelerarla, è necessario fare tre premesse. La prima: pur essendoci stati molti progressi e notevoli investimenti nello sviluppo di tecnologie pulite, gli sforzi sono ben lontani da quel che occorre per una vera soluzione.

La seconda premessa riguarda il futuro del nucleare e dell´elettricità ottenuta bruciando il carbone e raccogliendone le emissioni inquinanti. Il nucleare e il carbone sono tutt´altro che popolari: alcuni non le considerano affatto tecnologie pulite. Ma senza uno sviluppo su larga scala di entrambe, soprattutto nel periodo tra il 2020 e il 2050, è improbabile – anzi, non plausibile – che il mondo riesca ad evitare i disastri ecologici ed economici legati al cambiamento climatico: anche se, ovviamente, si dovrà trovare un modo più sicuro di gestire le scorie radioattive, che vada al di là dell´esperienza americana a Yucca Mountain, e un modo più economico di catturare le emissioni di carbonio.

L´ultima premessa è che non esiste una soluzione unica e miracolosa ai nostri problemi. Dovremo certo usare l´energia in maniera più efficiente, ma non possiamo rinunciare al contributo crescente dell´energia del sole, del vento, delle biomasse e del nucleare, oltre che delle tecnologie avanzate nei combustibili fossili.
A meno che non ci sia una lunga e dolorosa recessione, la domanda energetica globale è destinata a raddoppiare prima della metà del secolo, e quella di elettricità addirittura triplicherà, perché centinaia di milioni di persone stanno uscendo dalla povertà grazie allo sviluppo economico. E così, mentre rimarremo per qualche decennio dipendenti dal petrolio del Golfo Persico e dovremo affrontare prezzi in rialzo – non tanto per la speculazione quanto per la domanda globale – saremo anche tormentati dai dilemmi del cambiamento climatico.

Se questo è lo scenario, non possiamo permetterci il lusso di dire che, in termini di fonti energetiche, siamo contro questo o contro quello. Occorre invece accelerare l´introduzione e l´uso di nuove tecnologie energetiche, tenendo conto che l´innovazione non può essere lasciata unicamente alle forze del mercato perché l´incentivo del profitto non è sufficiente. Sono fattori esterni alla logica privatistica, infatti, come la sicurezza delle fonti energetiche e le questioni ambientali, a imporci la svolta.

Ci vuole una politica molto più ambiziosa: qualcuno ha ipotizzato qualcosa di simile al Manhattan project, che portò alla costruzione della prima bomba atomica, o all´Apollo program, che mandò l´uomo sulla Luna. Ma erano iniziative circoscritte, specifiche, in gran parte segrete, mentre io suggerisco di usare invece la metafora di un piano Marshall applicato all´innovazione nel campo energetico, che veda un ruolo di leadership del governo federale americano e che sostenga lo sforzo in vari modi: aiuti diretti, incentivi, regolamenti, ricerca pubblica e privata, istituzioni universitarie.

Nei prossimi decenni centinaia di miliardi di dollari di investimenti, soprattutto privati, dovranno essere canalizzati in questa direzione. Superando le inevitabili controversie, bisognerà rendere disponibili centinaia di siti per la costruzione di nuove centrali. Occorrerà formare decine di migliaia di giovani ingegneri specializzati in sistemi energetici. E tutto questo senza dimenticare che negli ultimi trent´anni l´innovazione è stata carente, e che quindi si dovrà puntare a un capovolgimento del sistema che, in modo creativo e rigoroso, e con finanziamenti di scala ben diversa, porti a una ri-progettazione delle istituzioni.

Non sarà facile, certo. Ritengo ad esempio che si debbano superare le forche caudine dei bilanci annuali dello stato. Come? Un´idea potrebbe essere quella di finanziare l´innovazione – al di là dei progetti di base affidati ai ministeri dell´energia – non con le tasse, ma attraverso le bollette e le vendite delle società del settore. Si potrebbe, ad esempio, prevedere una voce di pochi centesimi – mezzo euro in più nella bolletta mensile dell´elettricità per una famiglia media – per raccogliere somme importanti a livello nazionale. Che verrebbero poi gestite da "comitati per l´innovazione" all´interno di ogni settore industriale.

Un´altra idea è quella di puntare sulle piccole imprese, invece che unicamente sulle grandi, che pure dominano il settore dell´energia. Le piccole sono più in contatto con il consumatore finale e hanno grandi potenzialità creative. L´importante comunque è fare presto: più aspettiamo, specie in termini di impatto ambientale, più le conseguenze saranno dolorose.
(Testo raccolto da Arturo Zampaglione)

 

http://www.repubblica.it - 29 luglio 2008

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