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I vinti di Verga. Così il Nord scoprì la Sicilia.

I Malavoglia può considerarsi un frammento di edificanda coscienza nazionale.

 

 

Anticipiamo un brano tratto dall' introduzione di Gustavo Zagrebelsky all' edizione de "I Malavoglia" di Verga (in uscita per la Bur di Rizzoli)

Quando I Malavoglia apparve alle stampe, nel 1881, la prima impressione che suscitò si riassunse in una parola: «pittoresco», pittoresco e sentimentale. Anche oggi, a noi che leggiamo a una grande distanza spirituale e temporale da quel mondo, può sembrare la stessa cosa, cioè un omaggio al mondo degli umili, un mondo duro ma al tempo stesso poetico, affascinante e al tempo stesso anacronistico e bisognoso di protezione. Sette anni prima, nel 1874, era uscito Nedda, Bozzetto siciliano che narra la tragedia d' un amore tra miseri, nella solitudine e nell' indifferenza, cui la morte viene come atto di carità. Riscosse un successo che stupì l' autore.

La contessa Maffei, il cui salotto milanese Verga frequentava, gli scrisse: «Pur troppo tutto è vero in quel caro Racconto, ed è verissimo che i Poveri hanno sollievo, e forse il solo, dalla perdita dei suoi più cari!  Quanta poesia nella miseria e quanta inconscia virtù, e quale obbligo di soccorrerla rispettandola!». Che l' ambiente dei Malavoglia, nella prima parte del romanzo, risulti con la forza della poesia e dell' amore, è evidente. Si è detto che Verga, con quest' opera, abbia pagato un debito sentimentale alle sue radici siciliane, vivendone ormai lontano, quasi da traditore, nei salotti borghesi di Milano, imbevuto dell' estetismo letterario che vi veniva alimentato e vezzeggiato. Ma a questo genere di lettura sentimentale della realtà siciliana e della sua opera artistica Verga si era ribellato con nettezza già nel 1879, in Fantasticheria, un breve monologo che esplicitamente anticipa i temi e la visione della vita che saranno sviluppati nel romanzo maggiore. Vi si rievoca il viaggio a Trezza, il luogo dei Malavoglia, di una coppia d' amanti.

La «voce narrante», nella quale Verga identificava la propria, brutalmente butta in faccia alla sua donna d' allora la totale incapacità di comprensione, incapacità di chi guarda il mondo come su una cartolina illustrata o, come è detto, «dall' altro lato del cannocchiale», invece che col microscopio che permette di penetrare veritieramente «le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori»: «In cima allo scoglio, sul cielo trasparente e profondo, si stampava netta la vostra figurina, colle linee sapienti che ci metteva la vostra sarta, e il profilo fine ed elegante che ci mettevate voi. - Avevate un vestitino grigio che sembrava fatto apposta per intonare coi colori dell' alba. - Un bel quadretto davvero! e si indovinava che lo sapevate anche voi dal modo col quale vi modellavate nel vostro scialletto, e sorridevate coi grandi occhioni sbarrati e stanchi a quello strano spettacolo». Dallo scoglio, la donna guardava affascinata le «casipole sgangherate e pittoresche» di Trezza, dicendo però: «Non capisco come si possa viver qui tutta la vita». E infatti, venuta lì per restarvi un mese, dopo quarantott' ore già se ne fuggiva. Come si possa viverci tutta la vita?

La risposta di Verga è sferzante: «Vedete, la cosa è più facile che non sembri: basta non possedere centomila lire di entrata, prima di tutto; e in compenso patire un po' di tutti gli stenti fra quegli scogli giganteschi, incastonati nell' azzurro, che vi facevano battere le mani per ammirazione. Così poco basta...» (...). Da un certo punto di vista, I Malavoglia è un romanzo dell' Italia unitaria, una storia dell' allargamento dei confini nello Stato unitario e delle prospettive di vita che premono sulle strutture sociali tradizionali, determinando tensioni, disfacimento e tragedie. Tutto si svolge a Trezza, ma la vita di Trezza, ormai, non è più tutta nelle mani dei pescatori che la abitano: la leva militare per il Re d' Italia, la battaglia navale di Lissa, l' amministrazione piemontese e la sua corruzione, la politica, addirittura i discorsi rivoluzionari, per quanto solo ridicoli e velleitari. La storia ha questo come sfondo. A vantaggio di chi è narrata? Non certo per i pescatori, i quali del resto, non hanno bisogno di sentirsela raccontare, perché è parte della loro vita. È narrata a beneficio delle nuove classi dirigenti del Nord, il Nord da dove gli impulsi del progresso provenivano, per lo più nella totale ignoranza delle condizioni sociali e culturali di gran parte dell' Italia del Meridione. In questo senso, I Malavoglia può considerarsi un frammento di edificanda coscienza nazionale. Ma l' idea interpretativa enunciata dall' autore non vincola necessariamente i lettori del tempo a venire. Le grandi opere d' arte sono grandi appunto per questa ragione, l' essere sempre aperte a nuove interpretazioni, che le slegano da quelle che storicamente le hanno determinate e le collocano in dimensioni universali.

 

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