I tre piani della crisi
La gravissima crisi che stiamo affrontando si gioca su tre dimensioni : Italia, Europa, Sistema finanziario internazionale
La gravissima crisi
che stiamo affrontando si gioca su tre dimensioni. Su ognuna di esse c’è
qualcosa che non va e deve essere urgentemente risolta.
ITALIA: il paese è sull’orlo del default e per uscirne c’è soltanto la porta
stretta di un governo di tecnici.
EUROPA: quella che stiamo vivendo è una crisi dell’UE nella quale l’episodio
italiano è solo uno dei più eclatanti (lo spread con il debito pubblico
francese è anch’esso ai massimi e in preoccupante salita).
SISTEMA FINANZIARIO INTERNAZIONALE: la crisi è nata lì quando giganteschi
intermediari finanziari “troppo grandi per fallire” hanno trasformato una crisi
locale (quella dei mutui subprime) in crisi sistemica.
ITALIA: il paese è sull’orlo del default e per uscirne c’è
soltanto la porta stretta di un governo di tecnici guidato da Mario Monti, la
figura perfetta per recuperare credibilità a livello internazionale. Potranno non
piacere alcune delle iniziative che saranno prese dal governo ma non ci sono
spazi di manovra politica in questo momento perché il nostro debito è elevato e
in mano per quasi la metà ad investitori internazionali che non hanno più
voglia di finanziarlo come un tempo. L’Italia potrà recuperare la propria
sovranità soltanto quando la crisi del debito sarà superata. Ci possono essere
diverse idee su come raggiungere l’obiettivo che l’Europa ci chiede ma è
urgente sforzarsi per convergere su una scelta condivisa per non compromettere
il difficile sforzo di recuperare la fiducia degli investitori internazionali.
Alle forze politiche è pertanto richiesto uno sforzo di responsabilità e
l’astensione dal calcolo politico (non necessariamente corretto) che potrebbe
suggerire di non sostenere il governo per raccogliere i voti degli scontenti.
EUROPA: quella che stiamo vivendo è una crisi dell’UE nella quale l’episodio
italiano è solo uno dei più eclatanti (lo spread con il debito pubblico
francese è anch’esso ai massimi e in preoccupante salita). Gli speculatori
giocano sulla debolezza di un’area economica integrata la cui banca centrale
non accetta di essere prestatore di ultima istanza e acquirente residuale
(anche sul mercato primario) dei titoli dei paesi membri. E’ evidente che ciò
avviene perché l’UE non ha il controllo totale delle politiche fiscali degli
stati. Ma ormai è palese che sui saldi delle finanze pubbliche nazionali il
controllo è totale ed è quindi arrivato il momento di fare questo ulteriore passo
avanti nel processo di unificazione europea. Paghiamo da questo punto di vista
la rigidità della Germania che non capisce di mettere in questo modo a rischio
le sue fortune degli ultimi anni costruite sulla capacità di esportare in un
area euro nella quale non ha dovuto fronteggiare le svalutazioni competitive
degli altri paesi. Un timido segnale di mutamento di rotta si è visto con
l’arrivo al timone della BCE di Draghi e la sua decisione di abbassare a
sorpresa i tassi. E’ possibile che questa mossa sia il primo passo in direzione
di una Banca Centrale Europea con una politica molto più espansiva di quella
attuale.
SISTEMA FINANZIARIO INTERNAZIONALE: la crisi è nata lì quando giganteschi
intermediari finanziari “troppo grandi per fallire” hanno trasformato una crisi
locale (quella dei mutui subprime) in crisi sistemica attraverso un sistema di
cartolarizzazioni incauto che ha sopravvalutato la propria capacità di
diversificare il rischio distribuendolo su una molteplicità di soggetti. Da
tempo sono sul tappeto quattro/cinque regole fondamentali per rimuovere quei
fattori che potrebbero far nascere nuove crisi (Volcker rule, riduzione della
leva delle banche sistemiche, regolamentazione dei derivati over the counter,
tassa sulle transazioni finanziarie, limiti all’utilizzo dei derivati per
finalità non di copertura) che stentano ad essere approvate. Bisogna sostenerle
con vigore in tutte le sedi nazionali ed internazionali se si ha a cuore il
benessere del ianeta.
Questi i tre piani su cui è necessario agire subito. L’inerzia su soltanto uno
di essi rischia di compromettere gli sforzi sugli altri due. Al governo Monti
non è richiesto soltanto di agire a livello nazionale come tutti si aspettano
ma anche di sostenere in sede internazionale (come non ha fatto il passato
governo) gli sforzi per risolvere i problemi ai due livelli superiori al fine
di tutelare l’interesse stesso del nostro paese.
http://www.benecomune.net 11/11/2011

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