I signori della creazione
La filosofia è morta, solo i fisici spiegano il cosmo
Un brano dell´ultimo saggio di Stephen
Hawking: "Perché il grande disegno non dipende da Dio"
Ciascuno di noi non esiste che per un breve intervallo di
tempo, e in tale intervallo esplora soltanto una piccola parte dell´intero
universo. Ma la specie umana è una specie curiosa. Ci facciamo domande,
cerchiamo delle risposte. Vivendo in questo mondo sconfinato che può essere ora
amichevole ora crudele, e volgendo lo sguardo ai cieli immensi che ci
sovrastano, gli uomini si sono sempre posti una moltitudine di interrogativi.
Come possiamo comprendere il mondo in cui ci troviamo? Come si comporta
l´universo? Qual è la natura della realtà? Che origine ha tutto ciò? L´universo
ha avuto bisogno di un creatore? La maggior parte di noi non dedica troppo
tempo a preoccuparsi di simili questioni, ma quasi tutti di tanto in tanto ci
pensiamo.
Per secoli questi interrogativi sono stati di pertinenza della filosofia, ma la
filosofia è morta, non avendo tenuto il passo degli sviluppi più recenti della
scienza, e in particolare della fisica. Così sono stati gli scienziati a
raccogliere la fiaccola nella nostra ricerca della conoscenza.
Questo libro si propone di dare le risposte che sono suggerite dalle scoperte e
dai progressi teorici recenti. Tali risposte ci conducono a una nuova
concezione dell’universo e del nostro posto in esso, assai diversa da quella
tradizionale, e diversa anche da quella che avremmo potuto delineare soltanto
un decennio o due fa. Eppure la nuova concezione aveva cominciato a prendere
forma embrionale quasi un secolo addietro.
Secondo la concezione tradizionale dell´universo, i corpi si muovono su
traiettorie ben determinate e hanno storie definite, cosicché è possibile
specificare la loro esatta posizione in ogni istante del tempo. Sebbene tale
descrizione sia abbastanza soddisfacente ai fini della vita quotidiana, negli
anni ´20 si scoprì che questa immagine "classica" non era in grado di
rendere conto del comportamento apparentemente bizzarro osservato sulle scale
delle entità atomiche e subatomiche. Era invece necessario adottare un diverso
quadro concettuale, chiamato fisica quantistica. Le teorie quantistiche si sono
dimostrate straordinariamente precise nel predire gli eventi su tali scale, e
al contempo capaci di riprodurre le predizioni delle vecchie teorie classiche
quando venivano applicate al mondo macroscopico della vita quotidiana. Eppure
la fisica classica e quella quantistica sono basate su concezioni assai diverse
della realtà.
Le teorie quantistiche possono essere formulate in molti modi differenti, ma la
descrizione probabilmente più intuitiva fu proposta da Richard Feynman (detto
Dick), una personalità brillante che lavorava al California Institute of
Technology e suonava i bongos in un locale di spogliarelli dei dintorni.
Secondo Feynman, un sistema non ha una sola storia, ma ogni storia possibile.
Più avanti, nella nostra ricerca delle risposte, spiegheremo nei particolari
l´impostazione di Feynman, e ce ne serviremo per analizzare l´idea che
l´universo stesso non abbia un´unica storia, e neppure un´esistenza
indipendente. Questa sembra un´idea radicale, anche a parecchi fisici. In
effetti, come molti concetti della scienza attuale, pare essere in conflitto
con il senso comune. Ma il senso comune è basato sull´esperienza di tutti i
giorni, non sull´universo quale ci si rivela mediante meraviglie della
tecnologia come quelle che ci consentono di spingere lo sguardo fin nel cuore
dell´atomo o a ritroso nell´universo primordiale.
Fino all´avvento della fisica moderna era opinione comune che il mondo potesse
essere interamente conosciuto tramite l´osservazione diretta, che le cose sono
ciò che sembrano, così come vengono percepite mediante i nostri sensi.
Viceversa, lo spettacolare successo della fisica moderna, basata su concetti
che, come quello di Feynman, sono in contrasto con l´esperienza quotidiana, ha
dimostrato che le cose non stanno così. La concezione ingenua della realtà,
pertanto, non è compatibile con la fisica moderna. Per affrontare tali
paradossi adotteremo un´impostazione che chiameremo realismo dipendente dai
modelli. Questa impostazione si basa sull´idea che il nostro cervello
interpreti l´informazione proveniente dagli organi sensoriali costruendo un
modello del mondo. Quando un simile modello riesce a spiegare gli eventi,
tendiamo ad attribuire a esso e agli elementi e ai concetti che lo
costituiscono la qualità della realtà o della verità assoluta. Ma possono
esserci modi diversi per creare un modello della medesima situazione fisica, e
ciascuno di essi potrà utilizzare elementi e concetti fondamentali differenti.
(...)
Nel corso della storia della scienza si è scoperta una serie di teorie o
modelli sempre migliori, dalla concezione di Platone alla teoria classica di
Newton, fino alle moderne teorie quantistiche. È naturale chiedersi: questa
sequenza alla fine avrà un punto di arrivo, porterà a una teoria definitiva
dell´universo che includa tutte le forze e predica ogni osservazione che è
possibile fare, oppure continueremo per sempre a scoprire teorie di efficacia
crescente, senza però mai approdare a una che non possa essere ulteriormente
migliorata? (...) oggi disponiamo di una candidata al ruolo di teoria ultima
del tutto, ammesso che ne esista effettivamente una, e questa candidata è
chiamata teoria M.
(...) La teoria M non è una teoria nel senso consueto. È un´intera famiglia di
teorie diverse, ciascuna delle quali è una buona descrizione delle osservazioni
soltanto entro una certa gamma di situazioni fisiche. È un po´ come accade nel
caso delle carte geografiche. Come si sa, non è possibile rappresentare
l´intera superficie terrestre in un´unica carta. L´usuale proiezione di
Mercatore, utilizzata per i planisferi, fa sembrare sempre più grandi le aree
man mano che si va verso nord o verso sud e non copre le regioni dei poli. Per
rappresentare fedelmente tutta la
Terra si deve ricorrere a una serie di carte geografiche,
ciascuna delle quali copre una regione limitata. Le varie carte si
sovrappongono parzialmente tra loro, e dove ciò accade mostrano lo stesso
paesaggio. La teoria M è in qualche modo analoga.
Le varie teorie che formano questa famiglia possono sembrare molto diverse, ma
possono essere considerate tutte come aspetti della medesima teoria
fondamentale. Sono versioni della teoria applicabili solo in ambiti limitati:
per esempio, quando certe grandezze, come l´energia, sono piccole. Come accade
per le carte che si sovrappongono, così dove gli ambiti di validità delle varie
versioni si sovrappongono, queste predicono i medesimi fenomeni. Ma proprio
come non c´è nessuna carta piana che sia una buona rappresentazione dell´intera
superficie terrestre, così non c´è nessuna teoria che da sola sia una buona
rappresentazione delle osservazioni in tutte le situazioni.
Vedremo come la teoria M possa offrire soluzioni alla questione della
creazione. Secondo questa teoria, il nostro non è l´unico universo. Anzi, la
teoria predice che un gran numero di universi sia stato creato dal nulla. La
loro creazione non richiede l´intervento di un essere soprannaturale o di un
dio, in quanto questi molteplici universi derivano in modo naturale dalla legge
fisica: sono una predizione della scienza. Ciascun universo ha molte storie
possibili e molti stati possibili in tempi successivi, cioè in tempi come il
presente, assai lontani dalla loro creazione.
Gran parte di tali stati saranno radicalmente differenti dall´universo che
osserviamo e soltanto pochissimi di essi consentirebbero l´esistenza di creature
come noi. Pertanto la nostra presenza seleziona da questo immenso assortimento
soltanto quegli universi che sono compatibili con la nostra esistenza. Sebbene
siamo minuscoli e insignificanti sulla scala del cosmo, ciò fa di noi in un
certo senso i signori della creazione. Per comprendere l´universo al livello
più profondo, dobbiamo sapere non soltanto come esso si comporta, ma anche
perché. Perché c´è qualcosa invece di nulla? Perché esistiamo? Perché questo
particolare insieme di leggi e non qualche altro? Questo è l´interrogativo
fondamentale sulla vita, l´universo e il tutto.
© 2010 by Stephen Hawking and Leonard Mlodinow Original art copyright ©
2010 by Peter Bollinger © 2011 Arnoldo Mondadori Editore S. p. A., Milano
Per gentile concessione Luigi Bernabò Associates srl
Repubblica 6.4.11

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