I preraffaelliti Burne-Jones e Rossetti innamorati dell’italia
Alla Galleria Nazionale d´Arte Moderna di Roma, i maestri inglesi dell´800 che si ispirarono ai grandi del nostro Rinascimento
William Mollard Turner (1775-1851) era figlio di un barbiere e divenne, nel
corso di un´operosa vita, uno dei grandi protagonisti della pittura di
paesaggio: fu anche fortunato perché il giovane John Ruskin (1819-1900), ancora
del tutto sconosciuto, ebbe l´ardire di scrivergli perché l´accettasse come suo
mentore e, difatti, ne divenne un sostenitore assai intelligente.
Il rapporto di entrambi con l´Italia fu strettissimo, e non vale contare le
volte che, l´uno e l´altro, soggiornarono nella penisola. Erano convinti che
l´arte vittoriana fosse un relitto del passato, e bisognasse ricrearla alla
radice: le strade che perseguirono furono parallele e anche divergenti. Turner
andò alla scoperta di Claude Lorrain, e si spinse ben oltre la frontiera che il
pittore aveva sperimentato. Lo si vede bene nell´Arco di Costantino, 1835, dove
il baluginare della luce si diffonde fino a mangiarsi la sagoma del monumento:
dopo i primi soggiorni del 1819 e del ´35, tornò nel ´40 e nel ´46 e scoprì
Venezia con memorabili tele e acquerelli in cui la pennellata fluida si sfalda
del tutto. Sono paesaggi d´atmosfere che volgono le spalle a Canaletto.
Talune prove si vedono nella mostra Dante Gabriel Rossetti –Edward Burne-Jones.
Il mito dell´Italia nell´Inghilterra vittoriana (fino al 12 giugno), curata da
Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti, Robert Upstone (catalogo Electa).
Ruskin che a Venezia fu legato da un´intensa passione, dedicandole pagine
memorabili, seguì un itinerario diverso: andò alla scoperta del Medioevo, che
aveva cominciato ad amare a Firenze, e i suoi disegni e acquerelli assai
garbati testimoniano la passione per Beato Angelico, per i primitivi e per
l´architettura medievale. Un lungo Medioevo quello di Ruskin che precorre
quello teorizzato da Jacques Le Goff nel nostro tempo.
Fu questa propensione al Gothic Revival l´anello di congiunzione con la
compagine dei Preraffaelliti: dinanzi all´ostentata opulenza dei vittoriani
alla Alma Tadema, costoro scoprirono un mondo la cui sofisticata innocenza aveva
una sua verità spirituale (Giotto e Crivelli fanno da contrappunto in mostra),
intrisa di sensualità. La
Confraternita si costituì a Londra nel 1848 per iniziativa di
Hunt, Millais e Dante Gabriel Rossetti (1828-1882) che aborrivano la Royal Academy, la
borghesia, l´industria e la metropoli. Contropelo rispetto ai gusti dominanti,
Rossetti assunse ruolo leader nel gruppo. Suo padre insegnava italiano ed era
un cultore di Dante, termine a quo di questo pittore-letterato che pose
Raffaello ad acme della sua arte.
Angeli che guardano la corona di spine, 1848, rimandano per eleganza di tratto
a Ford Madox Brown (1821-1898). Intorno agli anni Sessanta aderì al gruppo
Edward Burne-Jones (1853-1898) che divenne dioscuro di Rossetti. Ruskin fu loro
compagno di strada con la sua penna brillante e la conoscenza appassionata
dell´arte italiana; altro amico fedele fu William Morris, socialista
umanitario, scrittore prolifico e artista originale. Nel 1861 Burne-Jones
dipinge il trittico con l´Annunciazione e Adorazione dei Magi, una tela ad olio
di grandi dimensioni destinata a una chiesa Gothic Revival a Brighton
progettata da Carpenter.
Nello stesso anno Rossetti dipinge un acquerello con Lucrezia Borgia: vestita
come una dama del suo rango, si lava le mani per detergersi dal veleno
destinato al marito, accanto ha una caraffa col vino venefico e un papavero,
simbolo di droga: sul fondo, come nei dipinti fiamminghi, il padre e il marito
avviato alla morte. Il Medioevo di Rossetti si spinge fino al Cinquecento
veneziano, come si vede nella veste e nella capigliatura di Lucrezia.
L´interesse suo e di Burne-Jones per la Borgia è sollecitato dal poeta Swinburne e
dall´opera di Donizzetti più volte rappresentata al Covent Garden.
Frederich Leighton (1830-1896) ha toni più severi e la Nanna, 1859, è una statuaria
ragazza della campagna romana che assomiglia molto a quelle dipinte dai
tedeschi della Lukasbund. Il Medioevo è il filo che lega le due confraternite.
Tornato in patria, Leighton dipinge una Signora nobile di Venezia e qui il
registro cromatico e compositivo oscilla tra Tiziano e Veronese. Mentre
Rossetti rende il suo omaggio a Dante con Beatrice, poi divenuta La Sposa, perché egli stesso si
rende conto che il soggetto ha una femminilità assai lontana dallo Stil novo.
La sposa è al centro di un serto di bellezze muliebri e, in primo piano, c´è un
ragazzo moro come in certi affreschi di Veronese. La compagine volge
decisamente verso il Rinascimento veneto e opere di Carpaccio, Tiziano,
Veronese e altri fanno pendant in mostra: le opere di Rossetti – disegni,
guaches, oli – sono ritratti di amiche sublimate dai toni letterari e
mitologici: fino a Pandora, 1871, simbolica figura intensamente problematica, e
Proserpina, 1878, regina dell´Ade, come spiega lui stesso in una lettera a
Turner che ne possedeva una versione. Il frutto proibito in mano, in basso una
lampada che brucia incenso, simbolo di divinità. La figlia di Giove e Cerere è
bellissima, immersa nei pensieri e nei ricordi. La modella è quasi sempre Jane
Burden, la moglie di Morris. Fiammetta, con una sfavillante veste porpora è già
un´eroina Liberty: un gusto e una cultura patrocinata da William Morris che
nella Red House ad Upton, progettata da John Web, aveva voluto creare una casa
e una bottega medievale, all´origine delle Arts & Crafts. Gli intrecci
amorosi tra i preraffaelliti sono tali che possono dar luogo a un romanzo o a
un bel film di Ivory.
Repubblica 23.2.11

Precedente: La “big society”. Ecco come realizzarla








