Gran confusione nei cieli d'Europa
E’ soprattutto in Europa che la confusione ha raggiunto il massimo.
Giornali di tutto il mondo, i nostri compresi, scrivono da
giorni che c'è grande confusione. Lo dicono anche i governi, gli stati maggiori
delle varie forze armate, i politici e le persone interrogate per strada.
C'è grande confusione sulla guerra di Libia, sulle sollevazioni africane e
mediorientali (alle quali proprio in queste ore si sono aggiunte la Siria e la Giordania), sull'uso del
nucleare, sui debiti sovrani, sugli schieramenti internazionali, sui flussi
migratori. I grandi paesi emergenti, Cina India Brasile Russia Sudafrica,
cominciano ad elaborare una posizione politica comune che sia alternativa a
quella dell'occidente, cioè del Nord- America. L'Europa, come sempre, è divisa
in due, forse in tre se non addirittura in quattro pezzi. Divisa su tutto: sul
caso Gheddafi, sull'immigrazione, sull'energia atomica, sull'economia.
Ma c'è grande confusione anche sui concetti che sembravano chiari, sul
significato di parole che sembravano univoche, su valori che sembravano
condivisi: il fondamento della morale, il pacifismo, la democrazia, la dignità
della donna. Perfino la libertà. Perfino l'eguaglianza. Perfino i diritti e i
doveri.
Si direbbe che, quasi d'improvviso, il gomitolo della storia non riesca più a
svolgersi, i fili si sono imbrogliati inestricabilmente, i nodi sono arrivati
al pettine tutti insieme, la cruna dell'ago è ostruita. Babele trionfa e
trionfano la ferocia l'astuzia la Suburra.
Bisogna dunque cercare il capo del filo e svolgerlo per poter
capire qualche
E il capo del filo, sul terreno concreto, oggi sta in Europa perché è proprio
qui in Europa che il groviglio è diventato più inestricabile e la confusione ha
raggiunto il massimo.
***
La risoluzione dell'Onu ha stabilito che la popolazione civile della Libia sia
protetta dalla Comunità internazionale contro le operazioni poliziesche e
militari di Gheddafi. Protetta con tutti i mezzi disponibili ed efficaci per fermare
Gheddafi, con l'esclusione di sbarcare truppe a terra. La "no fly
zone" è uno degli strumenti, ma non il solo, anche perché porta con sé
logicamente la distruzione degli impianti gheddafiani a terra e in volo:
aeroporti, flotta aerea, installazioni radar, batterie contraeree. Ma poiché
l'obiettivo è quello di tutelare la popolazione civile bisogna anche
distruggere il sistema dei trasporti militari, le armi pesanti di
cannoneggiamento, i mezzi blindati. Insomma bisogna disarmare Gheddafi. Infine,
sempre ottemperando alla risoluzione dell'Onu fatta propria dall'Unione
europea, bisogna applicare sanzioni economiche e impedire che il raìs riceva
rifornimenti di armi.
In teoria tutti si sono dichiarati d'accordo con questi obiettivi salvo alcuni
membri del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Russia, Cina, India, Brasile,
Germania) che però, astenendosi, hanno consentito che l'operazione
"protettiva" partisse.
Tralasciamo la bega tra Italia e Francia sul comando dell'operazione: ormai è
stato deciso che il comando sarà affidato alla Nato. Ma questo non cambia
granché, salvo forse un rallentamento burocratico-operativo sul terreno.
Resta il problema di fondo: che farà Gheddafi?
Se la risoluzione dell'Onu sarà interpretata in modo limitato, Gheddafi resterà
al potere a Tripoli e aspetterà che la presenza degli stranieri nei cieli
libici e nel mare cessi. La "no fly zone" non potrà durare in eterno,
prima o poi la coalizione dei "protettori" si scioglierà, il
dispositivo militare sarà smantellato e tutti se ne torneranno a casa. Tutti
salvo ovviamente Gheddafi e il suo esercito mercenario. I rifornimenti di armi
riprenderanno e in Libia tutto ricomincerà da capo salvo l'alleanza dei
"protettori" che una volta sciolta non si riformerà più.
Prima che ciò avvenga bisogna dunque avviare un negoziato.
***
Questa sequenza l'hanno capita tutti, più o meno tardivamente. L'hanno capita
gli americani, l'Onu, la Nato,
i francesi, gli italiani, la
Turchia, la
Lega araba, la
Lega africana. Tra il capire e il fare c'è però di mezzo...
Gheddafi. Non se ne andrà in esilio se non sarà con le spalle al muro. Farà
ogni sorta di promesse, giurerà di "fare il buono", accetterà di
emanare una Costituzione democratica e libere elezioni, lo giurerà sulla testa
dei figli e dei nipoti. Tutto, pur di restare al comando. L'esilio no, non lo
accetterà se non sarà ridotto all'impotenza.
Nel suo caso l'impotenza significa: senza più esercito, senza più mercenari,
senza più consenso, senza più macchina di propaganda, senza più ricchezze se
non quanto necessario al suo (lauto) sostentamento. Di fatto prigioniero nel
suo bunker e con la denuncia alla Corte dell'Aia per crimini contro l'umanità
pendente sul suo capo come avvenne per Milosevic.
Solo se ridotto in queste condizioni accetterà l'esilio come salvavita. Perciò
se la risoluzione dell'Onu di protezione della popolazione civile libica deve
essere rispettata il solo modo praticabile è quello di ridurre Gheddafi in
quella condizione. Altrimenti diciamo che è stato tutto un macabro e
dispendiosissimo scherzo.
È pienamente comprensibile che i Paesi definiti dalla sigla Bric (Brasile,
Russia, India, Cina) puntino a questo risultato: l'umiliazione degli Usa,
dell'Europa, di quello che un tempo si definiva Occidente. Ma che sia questo
anche l'obiettivo della Germania è incomprensibile a meno che, per la Germania, l'umiliazione
della Unione europea sia un punto di passaggio per instaurare l'egemonia
tedesca sull'Europa. Egemonia non soltanto economica (quella già c'è) ma anche
politica.
Quell'egemonia ha ormai un solo ostacolo: la Francia, guidata da un leader che qualcuno
descrive come un personaggio da avanspettacolo. Quanto a noi, in fatto di
avanspettacolo non accettiamo lezioni da nessuno. Infatti siamo noi che, dopo i
primi tentennamenti, abbiamo considerato la Francia come il nemico o almeno il rivale numero
uno. Sarkozy forse fa ridere ma la
Francia è la
Francia e purtroppo noi facciamo ridere tutti anche in
circostanze nelle quali si dovrebbe piangere.
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In realtà la sola questione che interessa chi detiene la "golden
share" del governo italiano, cioè Bossi, è quella degli immigrati. Lampedusa
è stata fin qui l'agnello sacrificale: è stata lasciata sola perché si è voluto
che rappresentasse visibilmente, sotto gli occhi delle televisioni di mezzo
mondo, una popolazione di cinquemila abitanti ridotti allo stremo ed una
popolazione di ottomila immigrati ridotti in condizioni disumane.
Alla fine anche Maroni, che aveva vaticinato l'apocalisse senza aver preparato
nulla per fronteggiarla, si è reso conto che la soglia dell'insopportabilità
era stata varcata e ha preso (apparentemente) le misure per fronteggiarla
requisendo due navi da crociera per sgombrare l'isola. Ci vorrà una settimana
ma la sgombrerà, ma fino all'altro ieri non l'aveva fatto. Perché? Non ci vuole
una gran fantasia ma a lui non era venuto in mente nulla.
Resta tuttavia un mistero: dove sistemerà, sia pure provvisoriamente, gli
ottomila immigrati? E come fronteggerà quelli che nel frattempo continueranno
ad arrivare?
Finora sono arrivati dalla Tunisia o meglio dai campi allestiti al confine tra
Libia e Tunisia dove novantamila profughi si sono accalcati da quando in Libia
è scoppiata la guerra civile. Ma ora le partenze sono cominciate anche dalla
costa libica, dai campi di concentramento allestiti da Gheddafi dove a questo
punto tutti i paletti sono saltati.
Questi campi erano un inferno e c'era gente di ogni provenienza: africani di
Eritrea e di Etiopia, sudanesi e perfino neri provenienti dall'Africa
equatoriale e subsahariana. La strada era di migliaia di chilometri e la Libia era la tappa verso il
Mediterraneo.
Gheddafi faceva il carceriere. Berlusconi lo pagava per questo, petrolio a
parte. Adesso il raìs ha altre cose cui pensare e semmai si serve del flusso di
migranti per dimostrare la necessità di rimettere in sella un carceriere della
sua stazza.
Voglio qui trascrivere un pensiero di Luigi Einaudi, un liberale conservatore
che in realtà fu una grande persona che fa onore al nostro Paese.
"Le barriere giovano soltanto a impoverire i popoli, a inferocirli gli uni
contro gli altri, a far parlare a ciascuno di essi uno strano e incomprensibile
linguaggio, di spazio vitale, di necessità geopolitiche e a far pronunciare ad
ognuno di essi esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi che
fossero lebbrosi e quasi il restringimento feroce d'ogni popolo in se stesso
potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza".
Questo scrisse Einaudi in un discorso pronunciato all'Assemblea Costituente il
29 luglio del 1947. Parole che sembrano scritte oggi. Gettate al vento in un
Paese del quale fu il primo presidente della Repubblica appena nata.
***
Questa è la deplorevole, mortificante, lacerante situazione in cui ci troviamo
mentre il Parlamento, forte d'una maggioranza che sta in piedi solo perché una
ventina di deputati ricatta con successo il presidente del Consiglio, si occupa
dei problemi giudiziari dell'imputato Silvio Berlusconi: cancellare i processi
colpendoli con la legge "ad personam" sulla prescrizione brevissima,
sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale,
intimidire i magistrati con la responsabilità civile personale.
La Lega acconsente perché ha il suo tornaconto e passa all'incasso. Almeno il
suo è un ricatto politico ma gli altri sono ricatti di altro genere. Passano
all'incasso gli "irresponsabili" dei vari gruppi di parlamentari
comprati con cambiali che ora debbono esser pagate per non andare in protesto;
passano all'incasso le veline e le escort, passano all'incasso i difensori d'ufficio
e anche gli esiliati "pro tempore" come Scajola.
A me a volte Berlusconi fa tenerezza. Ma se penso allo scempio che ha fatto di
questo Paese la tenerezza cede il posto ad un sentimento di giustizia che non
saranno le aule giudiziarie a soddisfare ma l'isolamento morale e la disfatta
politica che le sue azioni e omissioni si sono ampiamente meritate.
http://www.repubblica.it (27 marzo 2011)

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