Fuga dalla libertà
Sono quattro i tipi umani che rinunciano al loro volere: il conformista, l´opportunista, il gretto e il timoroso
Un brano della lezione che Zagrebelsky terrà a Roma per il ciclo "Le
parole della politica"
Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiava lo spettacolo sorprendente
della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando
sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi.
Che cosa è – parole di Etienne de la
Boétie, amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi
con l´oppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di
codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole?. Il nome – apparso
allora per la prima volta - è "servitù volontaria". Un ossimoro: se è
volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha
una sua forza e una sua ragion d´essere. Indica il caso in cui, in vista di un
certo risultato utile, ci s´impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio
volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani
quali noi siamo: il conformista, l´opportunista, il gretto e il timoroso:
materia per antropologi.
a) Il conformista è chi non dà valore a se stesso, se non in quanto ugualizzato
agli altri; colui che si chiede non che cosa si aspetta da sé, ma cosa gli
altri si aspettano da lui. L´uomo-massa è l´espressione per indicare chi solo
nel "far parte" trova la sua individualità e in tal modo la perde.
L´ossessione, che può diventare malattia, è sentirsi "a posto",
"accettato".
Il conformista è arrivista e formalista: vuole approdare in una terra che non è
la sua, e non in quanto essere, ma in quanto apparire. Così, il desiderio di
imitare si traduce nello spontaneo soggiogarsi alle opinioni, e l´autenticità
della vita si sacrifica alla peggiore e più ridicola delle sudditanze:
l´affettazione modaiola. La "tirannia della pubblica opinione" è
stata denunciata, già a metà dell´Ottocento da John Stuart Mill, e oggi, nella
società dell´immagine, è certo più pericolosa di allora. L´individuo si sente
come sotto lo sguardo collettivo di una severa censura, se sgarra, o di
benevola approvazione, se si conforma. Questo sguardo è a una sorta di polizia
morale. La sua forza, a differenza della "polizia" senza aggettivi, è
interiore. Ma il fatto d´essere prodotta da noi stessi è forse libertà? Un uomo
così è libero, o non assomiglia piuttosto a una scimmia?
b)L´opportunista è un carrierista, disposto a "mettersi al traino".
Il potere altrui è la sua occasione, quando gli passa vicino e riesce ad
agganciarlo. Per ottenere favori e protezione, che cosa può dare in cambio?
Piaggeria e fedeltà, cioè rinuncia alla libertà. Messosi nella disponibilità
del protettore, cessa d´essere libero e si trasforma in materiale di
costruzione di sistemi di potere. Così, a partire dalla libertà, si creano
catene soffocanti che legano gli uni agli altri. Si può illudersi d´essere
liberi. Lo capisci quando chi ti sta sopra ti chiede di pagare il prezzo dei favori
che hai ricevuto. Allora, t´accorgi d´essere prigioniero d´una struttura di
potere basata su favori e ricatti, che ti prende dal basso e ti solleva in
alto, a misura del tuo servilismo. Quel de la Boétie, già nominato, ha descritto questo
meccanismo. Il segreto del dominio sta in un sistema a scatole cinesi: un capo,
circondato da pochi sodali che, distribuendo favori e cariche, a loro volta ne
assoldano altri come complici in prevaricazioni e nefandezze, e questi altri a
loro volta. Così la rete si estende, da poche unità, a centinaia, a migliaia, a
milioni. Alla fine, il numero degli oppressori è quasi uguale a quello degli
oppressi, perché appena compare una cricca, tutto il peggio, tutta la feccia
degli ambiziosi fa gruppo attorno a lui per aver parte al bottino. Il tiranno
genera tirannelli. Ma questi sono uomini liberi o parassiti come quelli che
infestano il regno animale e vegetale?
c)L´uomo gretto è interessato solo a ciò che tocca la
piccola sfera dei suoi interessi privati, indifferente o sospettoso verso la
vita che si svolge al di là, che chiama spregiativamente "la
politica". Rispetto alle questioni comuni, il suo atteggiamento l´ipocrita
superiorità: "certo gli uni hanno torto, ma nemmeno gli altri hanno
ragione", dunque è meglio non immischiarsi. La grettezza è incapace di
pensieri generali. Al più, in comune si coltivano piccoli interessi, hobby,
manie, peccatucci privati, unitamente a rancori verso la società nel suo
insieme. Nell´ambiente ristretto dove si alimentano queste attività e questi
umori, ci si sente sicuri di sé e aggressivi ma, appena se ne esce, si è come
storditi, spersi, impotenti. La grettezza si accompagna al narcisismo e alla
finta ricerca della cosiddetta "autenticità" personale che si traduce
in astenia politica accompagnata dal desiderio d´esibirsi. In apparenza, è
profondità esistenziale; in realtà è la vuotaggine della società dell´immagine.
Il profeta della società gretta è Alexis de Tocqueville, nella sua analisi
della "uguaglianza solitaria": vedo una folla innumerevole di uomini
simili ed eguali che girano senza posa su se stessi per procurarsi piccoli,
volgari piaceri. Ciascuno di loro, tenendosi appartato, è estraneo al destino
degli altri: se ancora gli rimane una famiglia, si può dire almeno che non
abbia più patria. Su questa massa solitaria s´innesta la grande, terribile e
celebre visione del dispotismo democratico: "al di sopra di costoro
s´innalza un potere immenso e tutelare, che s´incarica da solo di assicurare il
godimento dei loro beni e di vegliare sulla loro sorte. E´ assoluto,
particolareggiato, regolare, previdente e mite. Ama che i cittadini siano
contenti, purché non pensino che a stare contenti". Ora, chi invoca su di
sé un potere di tal genere, "immenso e tutelare", è un uomo libero o
è un bambino fissato nell´età infantile?
d)La libertà può fare paura ai timorosi. Siamo sicuri di reggere le conseguenze
della libertà? Bisogna fare i conti con la nostra "costituzione
psichica", dice Freud: l´uomo civile ha barattato una parte della sua
libertà per un po´ di sicurezza. Chi più di tutti e magistralmente ha descritto
il conflitto tra libertà e sicurezza è Fëdor Dostoevskij, nel celebre dialogo
del Grande Inquisitore. A dispetto dei discorsi degli idealisti, l´essere umano
aspira solo a liberarsi della libertà e a deporla ai piedi degli inquisitori,
in cambio della sicurezza del "pane terreno", simbolo della
mercificazione dell´esistenza. Il "pane terreno" che l´uomo del
nostro tempo considera indispensabile si è allargato illimitatamente, fino a
dare ragione al motto di spirito di Voltaire, tanto brillante quanto beffardo:
"il superfluo, cosa molto necessaria". E´ libero un uomo così
ossessionato dalle cose materiali, o non assomiglia piuttosto alla pecora che
fa gregge sotto la guida del pastore?
Conformismo, opportunismo, grettezza e debolezza: ecco dunque, della libertà, i
nemici che l´insidiano "liberamente", dall´interno del carattere
degli esseri umani. Il conformista la sacrifica all´apparenza; l´opportunista,
alla carriera; il gretto, all´egoismo; il debole, alla sicurezza. La libertà,
oggi, più che dal controllo dei corpi e delle azioni, è insidiata da queste
ragioni d´omologazione delle anime. Potrebbe perfino sospettarsi che la lunga
guerra contro le arbitrarie costrizioni esterne, condotte per mezzo delle
costituzioni e dei diritti umani, sia stata alla fine funzionale non alla
libertà, ma alla libertà di cedere liberamente la nostra libertà. La libertà ha
bisogno che ci liberiamo dei nemici che portiamo dentro di noi. Il conformismo,
si combatte con l´amore per la diversità; l´opportunismo, con la legalità e
l´uguaglianza; la grettezza, con la cultura; la debolezza, con la sobrietà.
Diversità, legalità e uguaglianza, cultura e sobrietà: ecco il necessario
nutrimento della libertà.
Repubblica 16.6.11

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