Fournier-Facio ha raccolto gli scritti dedicati al grande musicista Gustav Mahler passioni e rancori
Finché fu in vita venne considerato più come direttore d´orchestra che come compositore
Nell´atmosfera decadente di Morte a Venezia Luchino Visconti inserì l´Adagietto
della Quinta Sinfonia di Gustav Mahler. Quello del regista fu un omaggio al
compositore austriaco e a Thomas Mann, lo scrittore che della musica aveva
fatto la sua ossessione narrativa che culminerà in quel capolavoro che è Il
Doctor Faustus. A quanto pare, Mann aveva seguito con apprensione le cronache
che riferivano dell´agonia di Mahler e ne trasferì in Morte a Venezia la
tensione e il dolore. Fu un modo per sdebitarsi nei riguardi di un compositore
molto noto, ma anche poco amato. Capace di toccare profondità inusuali e
insieme suscitare irritazioni veementi. Ascoltare il movimento finale
dell´Ottava Sinfonia, che apriva alla seconda parte del Faust di Goethe, fornì
a Mann l´occasione, nel 1910, per scrivere a Mahler una breve lettera colma di
ammirazione.
Tra qualche mese ricorrerà il centenario della morte del compositore. Ma già
ora si può utilmente entrare nelle celebrazioni con il libro Gustav Mahler. Il mio tempo verrà (il Saggiatore, pagg.
742, euro 45) che Gastòn Fournier-Facio ha curato con grande competenza. Si
tratta di una raccolta di scritti che copre l´arco di un secolo (1901-2010)
nella quale autori, provenienti da esperienze culturali più diverse, raccontano
la musica e la vita del maestro. Ciascuno di questi scritti è preceduto da una
introduzione colta e sobria di Fournier-Facio. Apprendiamo così che Stefan
Zweig è sulla stessa nave che sta portando il compositore dall´America verso
l´Europa. È l´ultima traversata di Mahler, prima della morte che avverrà a Vienna
il 18 maggio del 1911. Zweig descrive il rientro in patria, racconta
l´ingratitudine di Vienna e infine ritorna all´immagine vivida di un uomo –
dallo slancio demoniaco - la cui musica non era stata capita. Egli fu più
celebrato come direttore d´orchestra che come compositore, e questo gli provocò
il senso di un dissidio tra le due arti (eseguire e creare), ma anche la
convinzione che solo il tempo avrebbe ricomposto la frattura. «Il mio tempo
verrà», auspicò di sé con la convinzione dell´uomo inattuale. Non sapeva
quando, ma era certo che il "tempo messianico" sarebbe giunto. La sua
musica avrebbe ancora aspettato a lungo. Il nazismo ne vietò la diffusione
definendola "arte degenerata".
Con l´arrivo degli anni Sessanta assistiamo a una Mahler Renaissance, alla
quale contribuiscono tra gli altri Bernstein, Kubelik, Solti, Boulez e Abbado.
Tra i compositori saranno Schönberg, Casella, Berg, Shostakovich e Berio a fare
di Mahler il grande precursore della musica del Novecento. Adorno, nel discorso
celebrativo, che risale al 1960, ricorda che Mahler, come Karl Kraus, seppe
rompere il conformismo imperante. «Se è vero che tutti i grandi progetti
dell´arte sono in sé paradossali», scrisse Adorno, «quello mahleriano fu
paradossale nella misura in cui gli riuscì di produrre grande sinfonismo in un
momento che ormai ne dichiarava l´impossibilità».
In questa raccolta spicca un solo giudizio inequivocabilmente negativo, quello
di Glenn Gould. Non fu il solo detrattore. Ma certo il più spietato. Definì
Mahler «odioso, sfrenatamente opportunista e sovranamente indifferente alla
fragilità del prossimo». Mahler, è vero, fu anche un uomo crudele. Come tale si
comportò con la moglie Alma, «ponendo come condizione imprescindibile per il
loro matrimonio», scrive Fournier- Facio, «di rinunciare a comporre musica per
votarsi a lui soltanto». Lei accettò, amandolo con passione e narcisismo,
tradendolo con Adolf Loos e infine ricordandolo, con qualche esagerazione, come
l´artista che aveva reso più ricca la grande musica.
Repubblica 21.10.10

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