Famiglie in cerca di nuove tutele.
Serve un allargamento del concetto di famiglia all'insegna della responsabilità
ROMA - Una domanda di riconoscimento che sottende l'assunzione di responsabilità reciproche nelle unioni diverse dal matrimonio. Tradotto in termini giuridici, la richiesta di una regolamentazione dei diritti ma anche doveri. Per Chiara Saraceno, ordinario di Sociologia della famiglia presso l'università di Torino,siamo di fronte a un'esigenza di «allargamento» del nucleo tradizionalmente inteso.
Esiste davvero un modello di riferimento?
In tutte le società sono le norme che definiscono i rapporti familiari. Fino alla riforma del 1975 i figli concepiti fuori dal matrimonio erano ritenuti illegittimi. Questo è un caso esemplare che la famiglia, lungi dall'essere fondata nella natura, è incardinata nel diritto.
Il Ddl sui Dico ha fatto emergere una spinta a fornire risposte alle unioni civili ma anche profonde resistenze...
Oggi siamo in una fase in cui ci sono soggetti che chiedono di essere riconosciuti come coppia anche senza essere sposati o se sono dello stesso sesso. Queste tematiche non possono essere risolte con l'evocazione della famiglia naturale. Quindi non c'è nulla che impedisca una presa d'atto dell'esistenza di rapporti che esprimono un grado di responsabilità reciproca altrettanto forte di quella dei nuclei tradizionali.
La prospettiva va rovesciata più sui doveri che si intende assumere verso il partner?
Non potendo ricorrere a una legge naturale, una società democratica può stabilire quei rapporti che sono nell'ambito della responsabilità reciproca e nel rispetto dell'altrui dignità.
Non si rischiano crociate?
L'Italia è uno dei Paesi che sostiene meno anche la famiglia tradizionale. La si evoca a ogni piè sospinto e si dà per scontato che sia la famiglia a sostenere la società e non viceversa. Occorrerebbe una riflessione. Non riconoscere, ad esempio, le coppie omosessuali significa condannarle all'irresponsabilità. Dovrebbe essere interpretato come un segnale importante che persone non obbligate vogliano dichiarare la loro responsabilità reciproca.
E rispetto ai figli?
Una situazione poco chiara riguarda i rapporti tra la prole del partner e il nuovo compagno o la nuova compagna del genitore. C'è poi il problema dei figli di coppie omosessuali che per la mancanza di una normativa sono condannati ad avere un solo genitore anche se sono nati dal desiderio e dalla comune assunzione di responsabilità di due.
Andrebbe spostato il confine?
La famiglia ha bisogno di allargarsi. In una società democratica i cittadini potranno essere in grado di esprimersi su cosa sia il loro concetto di nucleo?
Secondo lei serve maggiore consapevolezza?
Definire a priori quali siano i rapporti responsabili non solo è assurdo ma rende l'idea di una società paternalistica.
Sono solo questi i problemi sul tavolo?
No, basti pensare alle adozioni. Da un lato c'è il diritto degli adottati a conoscere le proprie origini, dall'altro c'è la necessaria tutela del genitore.
Ma ci sono anche dei casi in cui il diritto e la prassi hanno saputo dare risposte a situazioni familiari complesse?
Un esempio è sicuramente l'affido. Di per sé è un bellissimo istituto perché allarga la platea dei genitori. Per certi versi è addirittura più faticoso rispetto all'adozione.
Certo, però è necessaria la collaborazione di tutte le parti coinvolte.
È quello che avviene con gli affidi familiari consensuali. Il nucleo di origine del minore chiede di essere supportato nello svolgimento delle funzioni genitoriali. In pratica si crea un contesto in cui una coppia affianca in parallelo l'altra per garantire la tutela del bambino.
da http://www.ilsole24ore.it - 23 settembre 2008

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