Età della pietra, età del sesso
Gli incontri con i Neandertal e i Denisova rafforzarono le difese immunitarie dei Sapiens
Le analisi genetiche hanno confermato che Neandertal e Sapiens si incrociarono
per migliaia di anni
La chiamiamo seriosamente Età della Pietra, ma, se ha ragione l’americano Peter
Parham, professore alla Stanford University, è stata anche una frenetica - e
miracolosa - Età del Sesso. Altrimenti non potremmo spiegare l’evoluzione di
noi stessi.
Le prove sono incise nel Dna e un po’ alla volta stanno raccontando una storia
impensabile: il sesso primordiale ci ha fatto bene, anzi benissimo, perché gli
incroci tra ominidi diversi (anzi, ominini, come ora vengono definiti) ha
mescolato i geni e li ha trasformati, producendo varianti preziose che hanno
rafforzato la capacità dell’organismo di sconfiggere batteri e virus. In poche
parole ci hanno regalato una salute quasi di ferro, consentendoci di
moltiplicarci e di arrivare all’invasione planetaria del presente.
Quella remota Età del Sesso dev’essere stata affollata, più di quanto non si
pensasse fino a poco tempo fa. Sulla scena, infatti, non c’erano solo i nostri
antenati arcaici, i Sapiens, ma altri due tipi che, però, non hanno avuto
altrettanta fortuna: i Neandertal (ormai notissimi e considerati come dei
bizzarri cugini) e gli ancora misteriosi Denisova. Questi ultimi, battezzati
così dalla grotta siberiana dove sono stati trovati pochi fossili sparsi, come
la falange di un dito, un dente e, ultimamente, un alluce, rappresentano la
«new entry» del triangolo primordiale che sta facendo discutere i
paleoantropologi.
L’ultima teoria sostiene che umani moderni, Neandertal e Denisova condividano
un antenato comune in Africa, dal quale si separarono all’incirca 400 mila anni
fa, dividendosi in tre popolazioni distinte. Ciascuna, come in una leggenda
cavalleresca, seguì un percorso preciso: i Neandertal puntarono all’Europa e
all’Asia occidentale, mentre i Denisova scelsero la direzione Nord-Est, verso
l’Estremo Oriente. I nostri progenitori, invece, si distinsero per pigrizia e
restarono nel continente originario fino a 65 mila anni fa, quando cominciarono
a espandersi a macchia di leopardo. Generazione dopo generazione gli incontri
con gli altri parenti si infittirono. Probabilmente, intorno a 40 mila anni fa,
ci furono scontri e guerre per bande, ma anche (o proprio per questo) incontri
sessuali sempre più frequenti.
«Il “cross breeding” non è stato un insieme di eventi casuali, ma fornì tanti
elementi utilissimi al pool genetico degli umani moderni», ha sottolineato
Parham, professore di biologia e immunologia. A beneficiarne - scrive su
«Science» - è stato prima di tutto il sistema immunitario, tanto da uscirne
trasformato, forse rivoluzionato. Il regalo - appena individuato - è
rappresentato dalle varianti dei geni del sistema HLA, quelli, appunto,
essenziali per contrastare i patogeni che potrebbero farci fuori. Un aspetto
sorprendente è che sono tra i più variabili e adattabili: dovendo battersi con
i virus, maestri di metamorfosi, hanno imparato a diventare anche loro
flessibili e astuti.
«Questi HLA, con le loro diversità, sono come una lente d’ingrandimento»,
spiega Laurent Abi-Rached, uno degli scienziati del team della Stanford
University: significa che spalancano tante informazioni sulla storia non
scritta delle migrazioni e delle popolazioni. Ci dicono, per esempio, che il 4%
del genoma Neandertal e il 6% del genoma Denisova individuato nel Dna degli
uomini del XXI secolo rappresentano cifre mutevoli, a seconda dell’intensità o
della rarefazione dei meeting amorosi consumati decine di migliaia di anni fa.
Così, se gli europei hanno ereditato il 50% di uno specifico «pacchetto» di
varianti, gli asiatici salgono all’80 e i clan della Papua Nuova Guinea toccano
il 95.
La ricerca, al momento, si ferma qui, in una giungla di numeri e sigle che
raffreddano le allusioni a luci rosse. «Ma - conclude Abi-Rached - è possibile
che altri sistemi di geni abbiano conosciuto modelli analoghi di cambiamento».
E’ chiaro che gli studi sulla preistoria del Dna sono all’inizio e devono
spiegare un ulteriore interrogativo: perché i Sapiens diventarono più forti e
gli altri si estinsero?
La Stampa TuttoScienze 7.9.11

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