Energia fai-da-te manuale per una casa da vivere senza rete
Il prototipo della casa ecosostenibile è un mix di tecnologie moderne ed antichissime.
La sensazione di avere fatto davvero qualcosa fuori dal comune Roberto Cherubini l' ha avuta in una notte di fine estate del 2003. Era molto tardi, ma stava ancora guardando la televisione quando, di colpo, il segnale è sparito ed è rimasto solo un formicolio grigio sullo schermo. «Ecco, ho pensato, adesso si è proprio rotta». Poi, ha guardato fuori dalla finestra del suo casale in mezzo alla campagna, poco oltre il punto in cui i boschi dell' alto Lazio fanno spazio ai campi del senese: Proceno, Radicofani, i paesi sulle colline vicine erano immersi in un buio totale. Non una luce all' orizzonte, tranne quella sotto il portico di casa sua. Cherubini non poteva ancora saperlo ma, in quello stesso momento, la Notte Bianca di Roma era paralizzata, parecchie centinaia di persone erano intrappolate nelle metropolitane, trentamila viaggiatori bloccati sui treni, gli aeroporti venivano chiusi. La tv non funzionava perché i ripetitori non erano più in grado di diffondere il segnale. Per nove ore - quanto durò il più grave blackout italiano degli ultimi vent' anni - Cherubini fu l' unico in Italia (Sardegna esclusa) a potersi permettere una birra gelata e una doccia calda: l' elettricità per il frigorifero e per lo scaldabagno se la produce da solo.
Rimbocchiamoci le maniche
Non sempre stare off-grid, fuori rete, offre brividi simili. Dopo il flop di Copenaghen, però, con il riscaldamento globale che incombe e i leader politici che, al momento, non sembrano in grado neanche di metterci una pezza, l' idea di rimboccarsi le maniche e cominciare a fare da soli, tagliando energia e anidride carbonica, è destinata a trovare proseliti. Certo, ci sono degli inconvenienti, bisogna giostrare con una disponibilità di energia limitata. A volte, dopo una cena con gli amici, Cherubini rimpiange di non avere una lavastoviglie. Sua figlia (dodici anni) vorrebbe essere sicura che niente interromperà il suo videogioco sul computer. Ma adattarsi non è troppo difficile. Certo, i puristi possono osservare che tutto è più facile se uno, dopo il week end o le vacanze, rientra a Roma in una casa come tutte le altre. D' altra parte, Cherubini è andato fuori rete quasi quindici anni fa, a metà degli anni Novanta: se lo facesse oggi, avrebbe probabilmente più comodità con la stessa spesa. Basta guardare qualsiasi casa ecologica in esibizione. La differenza è che questa è una casa vera, dove vive una famiglia vera che riesce a condurre una vita normale, anche fuori rete. Dove, per fuori rete, si deve intendere il tutto compreso: luce, gas, acqua, riscaldamento. Casale Cherubini non dipende da nessuno.
Anche l' occhio vuole la sua parte
In Italia, a parte qualche rifugio d' alta montagna, è un' anomalia, un' eccezione. Ma, all' estero, c' è un crescente movimento off-grid: si calcola che duecentomila famiglie americane, quarantamila famiglie inglesi abbiano consapevolmente scelto di tagliare contatori e bollette. Quasi sempre, è una decisione dettata da motivazioni ecologiche, all' insegna del «basta con i combustibili fossili e con l' effetto serra». Cherubini confessa che la sua è stata piuttosto una ribellione estetica. «L' Enel mi spiegò che, per portarmi la corrente da due chilometri di distanza, bisognava far correre i fili della media tensione su tutta una serie di pali, alti cinque metri, in mezzo ai campi. E, allora, mi sono detto: che gusto c' è a venire in campagna per guardare i pali della luce? Così, ho deciso di fare da solo, spendendo non più di quanto mi aveva chiesto l' Enel: allora, quindici milioni di lire». Sfida per sfida, Cherubini l' ha affrontata a 360 gradi: non solo la luce, ma anche acqua, gas e riscaldamento. Il risultato è un mix di tecnologie moderne e antichissime. Naturalmente, uno si muove con più disinvoltura nella materia se di mestiere insegna Progettazione architettonica all' università di Roma, con un interesse specifico nell' architettura sostenibile. Ma nessuna delle scelte del prof Cherubini è particolarmente sofisticata. Vediamo come ha fatto: è il Manuale per il Fuori Rete Integrale.
Le antiche regole dei nostri nonni
Anzitutto, le cose facili. Il gas per la cucina viene dalla bombola. Il riscaldamento della casa (living, cucina, due stanze da letto) da due stufe a legna. L' accorgimento, in questo caso, è stato di far passare i tubi di sfiato delle stufe all' esterno dei muri, sulle pareti delle camere da letto: quando la stufa è accesa, funzionano come termosifoni. I nostri nonni lo sapevano benissimo. Adesso le cose complicate, a partire dall' elettricità. In un angolo del giardino (Cherubini non voleva toccare le tegole del tetto), ci sono sette metri quadri di pannelli fotovoltaici. Bastano per fornire un kilowatt di potenza. Per offrire tutti i comfort di una casa di città (la lavatrice, ad esempio), ci vorrebbero tre kilowatt, cioè ventuno metri quadri di pannelli, per un costo più o meno doppio, rispetto ai quindici milioni (ottomila euro) impegnati da Cherubini. Ma cosa si può fare con un kilowatt? Niente lavatrice e niente asciugacapelli, ad esempio. Invece, ci rientrano il televisore, il frigorifero, il computer e lo scaldabagno. Il professore si è interrogato sull' opportunità di mettere un pannello solare termico per l' acqua calda ma dato che, d' inverno, dovrebbe comunque aggiungere elettricità per contribuire al funzionamento del pannello, ha deciso di lasciar perdere.
Un solo kilowatt può bastare
Un po' stretti, insomma, ma dentro quell' unico kilowatt ci si sta. Il problemaè che non ci sono margini. L' elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici viene convogliata e immagazzinata in cinque grosse batterie (più o meno come quelle delle auto). Dei display spiegano quanta elettricità viene prodotta dal sistema, quanta ne viene consumata, quanta ce n' è di riserva nelle batterie. Ma, in realtà, Cherubini può decidere assai poco. L' energia immagazzinata nelle batterie può alimentare la casa per quarantotto ore. In altre parole, c' è abbastanza elettricità per andare avanti, con il televisore e lo scaldabagno, anche in presenza di un' assai improbabile eclisse solare che lasci i pannelli al buio per due giorni. Ma il sistema è rigido: se il consumo supera a lungo la produzione perché la vita in casa è (sotto la voce elettricità) troppo allegra, l' energia accumulata diminuisce. E, poiché una batteria a secco muore, quando l' energia immagazzinata scende sotto il trenta per cento, il sistema si blocca. E il videogioco della giovane Cherubini si spegne.
Acqua potabile, la sfida più difficile
Questo codice spartano non si applica, tuttavia, a quello che, tecnicamente, è il problema più difficile per i «fuori rete»: l' acqua potabile. Qui, Cherubini, ha fatto un salto all' indietro: «Mi hanno spiegato che era un sistema comunissimo, nelle campagne, ancora cinquanta anni fa, ma poi ce lo siamo tutti dimenticato». Ai margini del giardino, leggermente più in alto rispetto alla casa, c' è un invaso di dieci metri per dieci, profondo circa un metro, fitto di giunchi. In parole semplici, uno stagno. Dieci metri più in qua, vicino alla casa, c' è un pozzo largo due metri e profondo sette. Cherubini si è accorto che le due cose andavano viste insieme: l' acqua dello stagno lentamente scende, sottoterra, e si raccoglie nel pozzo. Il punto è che, trasudando lentamente attraverso il terreno argilloso, l' acqua si depura. «La controllo più volte l' anno ed è sempre risultata potabile».
Cento litri al giorno a persona
Il pozzo contiene circa 15-20mila litri d' acqua. Considerando che il consumo medio italiano è di cento litri al giorno a persona e, al casale, senza lavatrice e lavastoviglie, assai meno, ce n' è quanto basta per attraversare, senza problemi, la stagione secca. A condizione, naturalmente, che funzioni la pompa che deve estrarre l' acqua dal pozzo. È il pezzo più importante del sistema elettrico del casale: ha un circuito a parte, prioritario rispetto agli altri utilizzi. Perché, nel manuale del fuori rete, dice Cherubini, «la regola numero uno è che per la luce ci sono sempre le candele, ma l' acqua non ha sostituti».
http://www.repubblica.it 27 dicembre 2009

Precedente: Camus, La «rivolta» 50 anni dopo.







