"Ecco la mia sfida contro fame e povertà"
La mia precisa proposta per la riduzione della povertà e la fame nel mondo[...] è che la concessione dei prestiti e crediti ai Paesi venga vincolata dalla riduzione del loro budget militare. In un Paese che chiede prestiti o aiuti internazionali, il budget militare non deve superare il totale del budget per l´istruzione e per la sanità.
So che le mie parole di oggi sembrano un sogno, però la nostra sfida è pensare
sognando, ma agire in modo realistico, sperando di consegnare alle generazioni
future un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto dai nostri genitori.
La mia precisa proposta per la riduzione della povertà e la fame nel mondo,
alla Conferenza "Food and Water for Life", è che la concessione dei
prestiti e crediti ai Paesi venga vincolata dalla riduzione del loro budget
militare. In un Paese che chiede prestiti o aiuti internazionali, il budget militare
non deve superare il totale del budget per l´istruzione e per la sanità.
La mia seconda proposta è che, se un Paese povero non è in grado di ripagare il
proprio debito estero, avrà il debito annullato se scioglie il proprio
esercito. Eliminare la fame e la povertà nel mondo, non è realizzabile senza la
diminuzione delle spese militari e, se è necessario, lo scioglimento delle
forze armate, nel rispetto per i diritti umani e la democrazia.
La Conferenza di Venezia tratta infatti l´argomento più importante e più complesso
che il mondo moderno si trova ad affrontare: i diritti dell´uomo, e in
particolare quello più attuale, "il diritto allo sviluppo". Oggi non
può esistere il progresso economico di un popolo fra popoli che vivono in
povertà e in condizioni difficili. Non si può godere della tranquillità e del
benessere economico, mentre nei Paesi vicini i bambini non hanno neppure la
possibilità di andare a scuola. Non possiamo essere fieri dello sviluppo
economico del nostro Paese, mentre milioni di persone nel mondo soffrono la
fame e non hanno nemmeno accesso all´acqua potabile. (...)
Purtroppo ogni giorno cresce la distanza tra i poveri e i ricchi nel mondo e le
misure adottate dall´Onu e dalle altre organizzazioni internazionali finora non
sono riuscite a ridurla.
Il divario tra i paesi progrediti e paesi in via di sviluppo è enorme. Secondo
un rapporto pubblicato da Undp, l´aspettativa di vita in Giappone è di 82 anni,
mentre in Sierra Leone è solo di 34 anni.
Il guadagno giornaliero dell´83 per cento della popolazione dell´Uganda è meno
di un dollaro, mentre nei paesi europei e negli Stati Uniti annualmente vengono
spesi 17 miliardi di dollari per il cibo degli animali domestici. In Angola 156
bambini su mille muoiono prima di raggiungere i due anni per mancanza di igiene
e povertà, mentre negli Stati Uniti sono meno di otto su mille.
Come si può colmare questo divario senza una cooperazione mondiale.? La
concessione dei prestiti e crediti per la realizzazione dei progetti che
aiutano lo sviluppo di un Paese è una strada più facile da percorrere. Ma,
facendo così, incorriamo in un grande pericolo. Nei Paesi dove i governi non
sono democratici e quindi tutto il potere politico, amministrativo ed economico
è nelle mani di una persona o di un ristretto gruppo di persone, la concessione
di crediti significherebbe aiutare i dittatori e andare contro gli interessi
del popolo oppresso.
Servirebbe a rafforzare i dittatori nel calpestare ancora di più i diritti del
popolo, nel violare i diritti umani e nell´ignorare la democrazia. (...)
Per evitare questo circolo vizioso, bisogna porre una precondizione, prima di
concedere prestiti e crediti, cioè il rispetto dei diritti umani. In mancanza
del rispetto dei diritti umani, come si può raggiungere uno sviluppo economico?
(...) Quindi, gli esperti delle Nazioni Unite devono porre lo sviluppo dei
diritti umani nel mondo in cima ai propri obbiettivi di sviluppo, perché, se un
Paese non democratico riesce a raggiungere lo sviluppo per un certo periodo di
tempo, siate certi che questo sviluppo non sarà sostenibile e duraturo.
Un altro punto da notare è l´alto costo degli armamenti nazionali che causa
l´aumento della povertà. Secondo i rapporti internazionali, nella maggior parte
dei Paesi del mondo il costo degli armamenti supera il budget stanziato per
l´istruzione e per la sanità messi insieme. Questo vuol dire che le ricchezze
nazionali, che devono essere spese per migliorare la vita della popolazione del
Paese, vengono spese per l´acquisto delle armi e per uccidere la gente. Ci sono
dei Paesi dove il numero dei soldati supera il numero degli insegnanti.
Quindi, la diminuzione del budget militare è una delle misure più importanti da
prendere a livello mondiale. Non dimentichiamo che paesi come il Giappone o il
Costarica non hanno eserciti; e non soltanto non hanno alcun problema sotto
questo aspetto, ma hanno raggiunto uno sviluppo sostenibile.
Anticipiamo parte dell´intervento conclusivo che il
premio Nobel per la pace 2003 pronuncerà domani alla Conferenza "Food and
Water for Life" in corso a Venezia.
da La Repubblica 26 settembre 2008

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