Due pesi e due misure
Mentre vengono ulteriormente ridotte le risorse di comuni e regioni, Tremonti prosegua la sua campagna personale presso le gerarchie e il mondo cattolico, per ottenere lo status di politico di riferimento.
Mentre vengono ulteriormente ridotte le risorse di comuni e
regioni, alla faccia del tanto sbandierato federalismo che da quest´ultima
manovra riceve l´ultimo colpo, Tremonti promette che i futuri risparmi
derivanti dai tagli ai costi della politica saranno destinati all´8 per mille
per finanziare il terzo settore. Questa promessa è insieme peculiare dal punto
di vista formale e molto insidiosa da quello sostanziale. Dal punto di vista formale
non si capisce il meccanismo istituzionale che ha in mente Tremonti. L´8 per
mille non è alimentato da trasferimenti diretti dello Stato. Il suo ammontare è
deciso dalle scelte dei contribuenti, pur all´interno di un meccanismo poco
trasparente che fa sì che la quota totale dell´8 per mille del gettito da
assegnare allo Stato piuttosto che a una o l´altra confessione religiosa sia
deciso dalla piccola minoranza che opera una scelta esplicita. Lo Stato, poi,
fa più o meno quello che vuole con la propria quota, utilizzata di solito come
sorta di fondo di riserva per finanziare le cose più varie. Basterebbe
impegnarsi a finanziare il terzo settore, peraltro già destinatario del 5 per
mille, senza dirottarvi altri fondi.
Ma è soprattutto dal punto di vista sostanziale che questa promessa appare
molto insidiosa, proseguendo nella linea già tracciata dal libro bianco sul
welfare, in cui si è evocata esplicitamente la carità e gli istituti caritativi
come risorsa principe del welfare dopo la famiglia, e poi dalla finanziaria
2011 ove la, miseranda, social card per alcune categorie di poveri è stata data
in gestione, appunto, a istituti caritativi e di terzo settore. Tra una
finanziaria e una manovra di aggiustamento dopo l´altra, le possibilità dei
comuni di fornire servizi essenziali ai cittadini sono state progressivamente
ridotte in modo drastico. Per il terzo settore (categoria molto eterogenea),
invece, si ha un occhio di riguardo, sperando che faccia un po´ di supplenza,
ma anche produca consenso. E´ un meccanismo simile a quello messo in opera
nella scuola, dove ai tagli nella scuola pubblica non hanno fatto seguito
quelli alle scuole private (cattoliche).
Il sospetto è che con questa promessa, che non costa nulla perché a futura
memoria (mentre i tagli agli enti locali colpiscono subito), Tremonti prosegua
la sua campagna personale presso le gerarchie e il mondo cattolico, per
ottenere lo status di politico di riferimento. E´ una campagna che sta avendo
successo, come testimoniato dalle motivazioni del premio che gli è stato
recentemente assegnato dall´Università Cattolica. Ma è fatta a spese del ruolo
degli enti locali e delle stesse condizioni di cittadinanza sociale nel nostro
paese. Le organizzazioni di terzo settore, così come quelle di volontariato,
sono una grande ricchezza. Ma non possono essere loro a garantire diritti di
base e criteri universalistici. Neppure possono diventare una sorta di
strumento dello Stato, pena la loro perdita di autonomia. Se ciò può andare
bene a qualcuna di queste associazioni, forti della colonizzazione dello spazio
pubblico che sono riuscite a operare con il sostegno dei politici, come
avviene, ad esempio, con Comunione e Liberazione in Lombardia, ad altre questa
possibile deriva desta legittime preoccupazioni.
La Repubblica, 13 luglio 2011

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