Disegnare il tempo
Storia occidentale di un enigma
Gli antichi greci ricordavano il succedersi delle Olimpiadi, i romani i governi
dei consoli. Persiani ed ebrei elencavano i loro re Rappresentare lo scorrere
dei secoli è stato da sempre uno degli assilli dell´uomo Adesso, un gruppo di
storici delle università di Princeton e dell´Oregon raccoglie e analizza per la
prima volta in un volume gli esperimenti di cartografia cronologica realizzati
dal Medioevo al Novecento
Quando è iscritto in un disegno, il tempo acquista un senso, e quando il tempo
è fornito di senso, nasce la "storia" Non c´è infatti nel tempo
ciclico che ripete se stesso, e neppure in quello progettuale che si esaurisce
nel raggiungimento dello scopo
Il tempo è un enigma. Ogni popolazione, ogni cultura, ogni civiltà se ne sono
fatte una figurazione. Noi occidentali, che abbiamo le nostre radici nella
grecità e nella tradizione giudaico-cristiana, abbiamo elaborato
sostanzialmente tre concezioni del tempo, riferite rispettivamente alla natura,
all´uomo, a Dio.
1. I greci, che considerano la natura come quell´orizzonte immutabile che, al
dire di Eraclito, «nessun uomo e nessun dio fece», elaborano una prima figura
del tempo che chiamano «ciclico», e che noi possiamo immaginare come
successione delle stagioni dell´anno - primavera, estate, autunno, inverno e
poi il ciclo ricomincia - o come successione delle stagioni della vita:
nascita, crescita, maturità, vecchiaia, morte, perché la natura necessita della
morte dei singoli individui affinché altre vite possano vivere. Nel tempo
ciclico non c´è futuro che non sia la pura e semplice ripresa del passato. E
perciò i vecchi che hanno visto più cicli, sono per questo i depositari del
sapere.
2. Accanto al tempo ciclico della natura i greci individuano anche quel tempo
tipico dell´uomo che anticipa degli scopi e si propone di raggiungerli.
Chiamano questo tempo «scopico», da skopéo che significa «guardare, avendo ben
in vista il bersaglio che si vuol raggiungere». Anche le parole italiane:
micro-scopio, tele-scopio, endo-scopia, ribadiscono la qualità di questo
sguardo che tende a uno scopo. Il tempo scopico, che possiamo chiamare anche
"progettuale", perché l´uomo pro-getta, getta innanzi, anticipa lo
scopo che vuole raggiungere, non guarda il passato, ma il futuro. Non un futuro
lontano, ma un futuro prossimo, perché solo la prossimità traduce le cose in
"mezzi" e in "fini". Infatti, se dispongo di denaro
sufficiente per comprare una casa, ma sul mercato non ci sono case, quel denaro
non è un "mezzo" per comprare una casa; allo stesso modo se ci sono
case, ma non denaro per acquistarle, quelle case non sono un fine, ma un sogno.
Perché qualcosa sia mezzo e qualcosa sia scopo è necessario che i due siano
temporalmente vicini, per cui il tempo scopico è un tempo breve, oggi e domani.
È il tempo tipico della tecnica, che si propone di raggiungere il massimo degli
scopi con l´impiego minimo dei mezzi.
3. La tradizione giudaico-cristiana introduce nella cultura occidentale una
figura del tempo assolutamente imprevista dalla cultura greca. Si tratta del
tempo «escatologico» dove alla fine (éschaton) si realizza quello che
all´inizio era stato annunciato. A differenza del tempo ciclico e di quello
progettuale, il tempo escatologico iscrive la temporalità in un
"disegno" che va dall´origine alla fine del mondo. Quando è iscritto
in un disegno, il tempo acquista un "senso", e quando il tempo è
fornito di senso, nasce la "storia". Non c´è infatti storia nel tempo
ciclico che ripete se stesso, e neppure nel tempo progettuale che si esaurisce
nel raggiungimento dello scopo.
Il cristianesimo, annunciando all´uomo una sopravvivenza ultraterrena, ha
immesso nella cultura occidentale un´enorme carica ottimistica investita sul
futuro. Per il cristianesimo infatti il passato è male (colpa originaria), il
presente è redenzione, il futuro è salvezza. Questa differenza qualitativa
delle figure del tempo la ritroviamo pari pari nella scienza, per la quale il
passato è ignoranza, il presente è ricerca, il futuro è progresso. Lo stesso si
può dire per la sociologia prima illuminista e poi marxista, per le quali il
passato è ingiustizia, il presente rivoluzione, il futuro giustizia sulla
terra. Così ragiona la psicoanalisi: il passato è trauma o nevrosi infantile,
il presente è analisi, il futuro è guarigione.
Tutto è cristiano in Occidente, perché, in ogni sua espressione, questa cultura
è percorsa da una carica ottimistica orientata al futuro, promossa
dall´annuncio della salvezza, di cui il progresso scientifico, la giustizia
sociale, la guarigione della malattia sono le sue figure laicizzate. Ne
consegue che quando papa Ratzinger invoca il riconoscimento delle radici
cristiane dell´Occidente, a mio parere chiede troppo poco, perché non solo le
radici, ma il tronco, i rami, le foglie, i frutti, tutto è cristiano in
Occidente, per effetto della concezione escatologica del tempo, dove alla fine
si realizza quello che all´inizio era stato promesso.
Ma Nietzsche, circa un secolo e mezzo orsono, ha annunciato che «Dio è morto».
Che significa? Significa che se nel Medioevo l´arte è sacra, la letteratura è
inferno, purgatorio, paradiso, persino la donna è donna-angelo, Dio è vivo,
perché crea un mondo che non riuscirei a capire se togliessi la parola
"Dio". Ma se tolgo la parola "Dio" dal mondo contemporaneo,
lo capisco ancora? Direi di sì. Non lo capirei se togliessi la parola
"denaro" o la parola "tecnica". Ciò significa che Dio è
morto, che il mondo accade a prescindere da Dio. E, con la morte di Dio, muore
la visione ottimistica sul futuro che rintracciamo in ogni espressione della
storia d´Occidente. Dove si vede che la fisionomia delle civiltà dipende
rigorosamente dalla concezione che esse si sono fatte del tempo.
Repubblica 4.7.10

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