Diamo più voce ai paesi emergenti
Idee per rafforzare la supervisione e la regolamentazione globale del settore finanziario.
Più o meno un anno fa la situazione economica appariva
drammatica: una grave recessione globale, una distruzione di ricchezza su larga
scala e una riduzione degli scambi e dell'occupazione. Ma un disastro di
proporzioni analoghe a quelle della Grande depressione è stato evitato, grazie
a un coordinamento inedito della politica economica da parte dei governi di
tutto il mondo. La speranza è che il lascito di questa crisi sia una
cooperazione continuata. Ora l'economia globale è avviata sulla strada della
ripresa, anche se disomogenea, e la situazione finanziaria è migliorata.
Ma il lavoro necessario per costruire un sistema finanziario più robusto, più
stabile e più sicuro è appena cominciato. Inoltre, la ripresa non è globale, la
disoccupazione continua a crescere nella maggior parte dei paesi, non è ancora
stato affrontato il nodo degli squilibri nei risparmi globali e gli stati più
poveri del pianeta restano vulnerabili. Sono problematiche che hanno
implicazioni ampie per quel che riguarda la stabilità e la pace del mondo.
Ricordiamoci che la stabilità economica è il fondamento della pace, e la pace è
una precondizione indispensabile per i commerci e per una crescita economica
sostenuta.
A che punto siamo, dunque, negli annali delle crisi economiche? In termini di
misure politiche siamo a un punto critico, in una fase in cui c'è la
possibilità di apportare cambiamenti fondamentali al sistema, grazie al fatto
che la nostra memoria collettiva è sufficientemente fresca da garantire la
necessaria volontà politica. Non dobbiamo sprecare questa opportunità.
Che cosa bisogna fare? La governance economica globale, di cui fa parte l'Fmi,
dev'essere riformata per rispecchiare le realtà del momento e bisogna
rafforzare la supervisione e la regolamentazione globale del settore
finanziario. Si stanno facendo passi avanti sotto entrambi gli aspetti, ma
bisogna proseguire su questa strada per tutto il 2010 e oltre. Quest'anno i
leader mondiali hanno trasformato il G-20 nel principale forum di cooperazione
economica internazionale, hanno triplicato le risorse dell'Fmi, si sono
accordati per una riforma delle quote di voto del Fondo per dare maggiore
rappresentanza ai paesi emergenti e in via di sviluppo e si sono impegnati a
sottoporre le proprie politiche economiche a una "valutazione
reciproca", con l'aiuto dell'Fmi. Partendo dal riconoscimento che le
nazioni non possono più pensare di conseguire i propri obiettivi economici
isolatamente dalle altre, questa "revisione inter pares" punta a
incorporare sistematicamente l'obiettivo del benessere mondiale collettivo
nella pianificazione economica nazionale.
Per entrare più nello specifico, quali sono le priorità di governance per i
leader mondiali nel 2010? Lo scorso autunno, i membri dell'Fmi hanno approvato
le proposte del G-20 e hanno chiesto al Fondo (le cosiddette "Decisioni di
Istanbul") di procedere nel 2010
a introdurre riforme in quattro ambiti fondamentali: il
mandato, il ruolo di finanziamento, la governance e la sorveglianza
multilaterale.
Come prima cosa procederemo a un riesame del mandato originale dell'Fmi, tenendo
conto di tutte le politiche economiche e finanziarie che influenzano
attualmente la stabilità globale. Gli obiettivi generali di promuovere la
stabilità finanziaria globale e la crescita sostenibile rimangono importanti,
ma l'impennata dei flussi di capitale, le interconnessioni del settore
finanziario, le holding transnazionali e la natura di questa crisi sono tutti
elementi che evidenziano la necessità di riesaminare il mandato del Fondo e il
modo per tradurlo in pratica.
La seconda cosa da fare, conseguente alla questione del mandato, è lavorare a
stretto contatto con i paesi membri per stabilire quale debba essere il ruolo
di finanziamento ottimale. Molti paesi hanno accumulato grandi riserve in
valuta estera, in parte per tenersi maggiormente al riparo da sviluppi esterni
negativi. Ma l'autoassicurazione rende più complicata la gestione interna della
moneta e del tasso di cambio, rappresenta un'allocazione sbagliata dei capitali
a livello nazionale e globale e crea il rischio di crisi finanziarie più gravi
in un secondo momento.
Nel quadro di una revisione generale degli strumenti creditizi del Fondo,
abbiamo introdotto la "linea di credito flessibile", uno strumento
d'assicurazione preventiva per i paesi membri che adottano politiche valide.
Tre paesi (il Messico, la
Polonia e la
Colombia) hanno utilizzato questo strumento, ma probabilmente
serve un'innovazione su scala più ampia.
Come terzo punto, a Istanbul l'organo esecutivo dell'Fmi ha approvato il grosso
passo avanti in tema di governance concordato dai paesi del G-20, una modifica
delle quote di voto di almeno il 5% (a gennaio del 2011) a sfavore di paesi
sovrarappresentati e in favore di mercati emergenti e paesi in via di sviluppo
dinamici ma sottorappresentati. Questo cambiamento segnerà un progresso
fondamentale in direzione di una maggiore democraticità del Fondo, dando ai
paesi membri più voce in capitolo per quel che riguarda la gestione, le
operazioni strategiche e le aspirazioni del Fondo. Poter disporre di maggiore
legittimità renderà a sua volta l'Fmi più efficace nella promozione della
crescita economica e della stabilità in tutti i nostri stati membri. I paesi
membri devono provvedere a ratificare l'incremento delle quote del 2008 e
portare avanti la revisione delle quote del 2010.
In quarto luogo, l'organo esecutivo dell'Fmi ha accettato,
come richiesto dal G-20, di coadiuvare quei paesi nella loro revisione inter
pares. L'Fmi ha una considerevole esperienza in fatto di revisioni cooperative
delle politiche dei paesi membri. Ma i suoi consigli non sempre hanno portato a
iniziative politiche concrete da parte di questi ultimi. Con la modifica delle
quote di cui sopra e la nuova "valutazione reciproca" del G-20, la
sorveglianza dovrebbe diventare molto più accentuata. Le autorità devono dar
seguito al loro impegno a sottoporsi a questo processo di revisione inter
pares.
Infine, nel campo della supervisione e della regolamentazione del settore
finanziario, i governi devono procedere a tappe forzate alla riforma della
regolamentazione microprudenziale (singole entità) e macroprudenziale (a
livello globale e di sistema). L'Fmi sta lavorando con il Comitato per la
stabilità finanziaria e altre organizzazioni per sviluppare nuovi principi e
nuove linee guida, riguardo (fra le altre cose) ai capitali, alla liquidità,
alla leva finanziaria, all'interconnessione, agli istituti di credito
importanti per la tenuta del sistema, al "perimetro" della
regolamentazione e alla natura prociclica delle regole. La sfida in questo
ambito consisterà nel non essere troppo lassisti, ma al tempo stesso non
sovraccaricare il sistema con un eccesso di regolamentazione.
I leader hanno ancora moltissimo da fare, ma l'inizio è stato ottimo. Se
continueranno a lavorare insieme per affrontare le sfide comuni in uno spirito
cooperativo, le prospettive di successo appaiono buone.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
www.ilsole24ore.com 24 dicembre 2009

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