Dalla parte dei bambini
Ciò che conta, per un bambino, è di essere accolto. Tanto più quando è segnato da un'esperienza di abbandono o di perdita
I bambini hanno, prima ancora che diritto, necessità che
qualcuno assuma nei loro confronti responsabilità e comportamenti genitoriali,
ovvero la responsabilità di dare loro un posto nel mondo.
E dove possano stare e crescere con fiducia. Alla maggior parte dei bambini ciò
è garantito dai genitori naturali, ovvero da quelli che li hanno concepiti. Ma
per molti bambini, perché privi di genitori, o perché questi non sono in grado
di fare fronte alle proprie responsabilità, chi si prende questa responsabilità
sono altri: uno o più nonni, degli zii, dei genitori adottivi, o anche dei
genitori affidatari. Opportunamente la Convenzione dei diritti del fanciullo non
specifica la forma istituzionale che devono avere questi "altri": se
debbano essere per forza una coppia, e se questa debba essere eterosessuale e
sposata. Perché nelle culture e pratiche familiari presenti nei vari paesi la
responsabilità genitoriale può essere più o meno condivisa e la coppia avere
maggiore o minore centralità. Ciò che conta, per un bambino, è di essere
accolto. Tanto più quando è segnato da un'esperienza di abbandono o di perdita.
Bene quindi ha fatto la Corte
di Cassazione a consentire, a differenza di quanto era avvenuto qualche anno fa
in una situazione analoga, almeno l'adozione speciale nel caso di una donna
sola che da anni aveva fatto legalmente (secondo le leggi di altri paesi) da
mamma adottiva alla sua bambina. Ci si potrebbe chiedere che cosa sarebbe
accaduto in caso contrario: portata in Italia dalla sua mamma questa bambina
sarebbe dovuta tornare, per legge, a uno status di orfana ed essere messa in
adozione di nuovo? E bene ha fatto anche a segnalare al legislatore italiano
l'opportunità di allargare le maglie dei potenziali "adottandi"
secondo la normativa standard, non restringendoli più solo alle coppie
(eterosessuali) coniugate al momento della delibera di adozione. L'adozione
standard, infatti, a differenza di quella speciale (ormai riservata a casi di
adozione di adulti, o di minori che hanno ancora rapporti con i genitori)
integra pienamente il bambino adottato nella famiglia che lo accoglie, dandogli
non solo genitori, ma anche nonni. Ed i genitori sono più pienamente tali,
senza dover sottostare alla sorveglianza di un tutore legale. Non si tratta
tanto di allargare il diritto ad avere un figlio, quanto, come avviene in molti
altri paesi, di allargare il bacino di potenziali genitori, nel pieno rispetto
delle procedure italiane di verifica e istruttoria poste a garanzia
dell'interesse prioritario del bambino.
Non è sempre detto che due genitori, che siano naturali o adottivi, siano
meglio di uno. La capacità genitoriale non è il risultato di un rapporto di
coppia (e solo se questo è sanzionato dal matrimonio), ma in primo luogo una
capacità che emerge e sviluppa nella interazione con un bambino. Il rapporto di
coppia può rafforzare questa capacità nella comune assunzione di
responsabilità. Ma può anche configgere con essa, o farvi resistenza. Quindi
non può essere assunto come un requisito dogmatico imprescindibile.
Soprattutto, quando un bambino privo di genitori incontra l'amore e
l'accoglienza di un adulto, è alla capacità genitoriale di questi, e alla sua
adeguatezza ai bisogni di quel bambino che occorre guardare. Sapendo che
crescendo quel bambino, come tutti gli adottati, dovrà elaborare sia la
conoscenza della perdita o abbandono dei genitori, sia l'acquisizione di almeno
un genitore.
http://www.repubblica.it (15 febbraio 2011)

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