Da Ronaldo a Elton John la famiglia su misura
Problematiche aperte su famiglia, maternità, paternità
Al desiderio insoddisfatto di avere un figlio, tutte le
società in tutti i tempi hanno trovato qualche risposta, ben prima che la
tecnologia riproduttiva fornisse i propri strumenti. L´adozione solo di recente
è diventata (anche) la risposta al bisogno di un bambino di avere adulti che
accettassero di farsi genitori. Per molti secoli è stata la riposta al
desiderio di discendenza.
E la Bibbia è
piena di esempi di “fecondazioni adulterine” gestite e programmate allo scopo
di dare una discendenza che altrimenti non sarebbe arrivata per le vie
“normali”.
Ma ora casi come quelli della rockstar gay Elton John, del calciatore Cristiano
Ronaldo o della cantante over 50 Gianna Nannini, ci mettono di fronte a una
novità radicale prodotta dalle nuove tecnologie riproduttive: non è più neppure
necessario il rapporto sessuale e neppure, nel caso di donatore maschio,
conoscersi, avere un contatto, con il/la proprio partner riproduttivo. È una
novità non solo tecnica, ma anche simbolica. Lo suggerisce anche il vocabolario
con cui si nominano i soggetti coinvolti, quando non vi è coincidenza tra uno o
entrambi i genitori sociali e uno o entrambi genitori biologici, non perché il
figlio è stato adottato, ma perché la sua nascita è stata programmata
intenzionalmente in questo modo. Donatori di sperma, donatrici di ovuli, madri
surrogate e così via – è tutto un fiorire di termini che insieme indica quanto
oggi la procreazione possa diventare un luogo molto affollato, ma anche cela la
difficoltà ad afferrare e nominare la complessità delle relazioni, in primis
tra adulti (perché al bambino che nasce ciò che importa è essere accolto e
amato). Cela anche la radicale differenza che ancora una volta emerge tra
uomini e donne di fronte alla procreazione. Perché è diversamente impegnativo
essere donatrici di ovuli e donatori di sperma, e la maternità surrogata
coinvolge il corpo e i pensieri di una donna per nove mesi, non per qualche
minuto. Così come diventare padri per ovo-donazione e madre surrogata non è la
stessa cosa che diventare madri tramite inseminazione artificiale con seme di
donatore.
È inevitabile e direi anche giusto essere turbati da questa frammentazione
della procreazione, la sua distribuzione tra soggetti diversi. Essa interroga
il nostro senso comune circa il modo in cui si forma una famiglia. Ma questo
senso comune è già messo in scacco, nella “normalità”, dall´esistenza di madri
che crescono i figli da sole, da coppie di donne o di uomini che crescono figli
nati da precedenti rapporti eterosessuali, da famiglie cosiddette ricostruite
in cui sono presenti figli di lei, di lui e di entrambi, in cui – nei casi più
favorevoli e auspicabili – la genitorialità è distribuita su più figure. In
realtà, ciò che turba è la rottura dei limiti tradizionali e convenzionali: una
donna in età da menopausa, una coppia sterile, possono generare. Una coppia
omosessuale – lesbica o gay – può avere un figlio senza dover ricorrere ad un
rapporto eterosessuale. Dietro, o accanto, al timore dell´abuso, che qualcuno
faccia un figlio su ordinazione per rispondere a un capriccio (ma questo può
avvenire anche per le vie “normali”), c´è la paura della libertà.
In Paesi in cui la procreazione tramite donatore/donatrice e/o madre surrogata
è ammessa, si è sviluppato sia un corpus legislativo che una giurisprudenza
tesa a normare, ma anche contenere, i diritti di diversi soggetti coinvolti e i
loro potenziali conflitti, ed esiste anche un ampio dibattito pubblico. In
Italia, dove tutto è vietato, dilemmi e turbamenti non trovano spazio in cui
essere elaborati senza precipitare nella condanna moralistica. E chi può
permetterselo va all´estero.
La Repubblica 29 dicembre 2010

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