Crisi, basta palliativi. Il problema dell’Europa è politico
Il capitalismo finanziario globale è riuscito a creare quello «Stato di eccezione», dove il diritto è sospeso
Che la grave e attuale crisi sia di carattere economico e che quindi, con
qualche buona ricetta, ora novella, ora ripetitiva (e di medici ce ne sono a
bizzeffe), possa risolversi, è un postulato privo di fondamento. Il problema
per l'Europa, se non vuole catastroficamente scomparire, è soprattutto
politico.
Infatti, il capitalismo finanziario globale è riuscito a creare quello che Carl
Schmitt aveva definito, sicché, con l'aiuto delle teorie e delle pratiche della
deregolamentazione, si abbandonano tutte le regole e si giustificano, per
l'emergenza, pratiche anche non democratiche. Non è un caso che il presidente
americano Obama prenda misure per evitare quel che egli stesso ha definito
«terrorismo finanziario» di ignota identità, e che altri han rievocato come «la
prossima Pearl Harbour». Ebbene, «lo Stato d'eccezione» corrisponde alla
decadenza dello Stato di diritto, come emanatore di leggi giuste, ispirate al
bene comune. Esso infatti è costretto, in un attanagliante paradosso, ad
accettare una serie innumerevole di norme illegittimamente dettate da altri,
che rendono, nella situazione attuale, più difficoltosa l'uscita dalla crisi e
anzi l'aggravano, con derive recessive. È così che, invece di leggi giuste,
siamo alluvionati da catastrofi normative sempre più complesse e di sempre più
incerta e difficile interpretazione.
Ho appena detto che "l'emergenza" e "l'eccezione" hanno
consegnato la sovranità ad altri, sprovvisti di qualsiasi legittimazione: come
lo sono i mercati, quando controllati dalla speculazione dei grandi enti
bancari, non soggetti o a volte addirittura favoriti, da regolamentazioni
nazionali o internazionali di scarsa lungimiranza.
È tempo dunque che i governi europei finalmente capiscano che la
globalizzazione ha creato uno Stato di eccezione, dove gli ordinamenti
giuridici sono sospesi e le nuove regole vengono, come ha sperimentato
l'Italia, imposte con peculiari missive della Bce, con l'avallo della Banca
d'Italia. D'altra parte l'Europa intera è condizionata dalle imposizioni della
Germania la quale, forte della sua struttura economica, pare avere scarso
interesse ad appartenere ad uno Stato di diritto europeo.
Al cittadino europeo ignaro sarebbe allora opportuno spiegare in base a quale
principio tutte le banche europee possono godere di una straordinaria liquidità
triennale, fornita dalla Bce al tasso dell'1%, mentre i titoli di Stato
italiano di lungo periodo devono garantire interessi al 7% e i mutui alle
imprese o ai cittadini interessi ancora più alti. Si risponderà che questo è il
mercato, estremamente opaco, se raffrontato con quello dei tassi americani,
dove la Fed ha
assicurato, per garantire la ripresa economica, che fino al 2014 i tassi
saranno vicini allo 0%, e che comunque è pronta ad acquistare titoli del Tesoro
americano. Finora, da nessun membro dell'Unione europea è venuta una seria
proposta, ai fini di combattere la speculazione finanziaria e i suoi ignoti
protagonisti, al di fuori della preoccupazione del salvataggio delle banche.
Ma le norme internazionali non sono da meno, se da parte delle Convenzioni di
Basilea e dell'Eba si determina ancora la necessità di imporre alle banche, con
metodi sempre più complicati, aumenti di capitale basati sulle valutazioni
delle agenzie di rating, ritenute responsabili della crisi e per questa ragione
giustamente delegittimate ed escluse dal Dodd Frank Act americano.
L'inquietante andamento di borsa, dopo l'aumento di capitale, di una delle
maggiori banche italiane, come UniCredit ne è un esempio clamoroso, tanto da
far doverosamente intervenire la
Consob.
La soluzione contro lo "Stato di eccezione" e le sue
parziali derive democratiche, che anche attraverso politiche dettate
illegittimamente da terzi, ma di fatto accettate, hanno aumentato
disuguaglianze e iniquità sociali, passa ora attraverso una sola strada
obbligata. Che la sovranità degli Stati membri dell'Unione europea, tanto
inconsapevolmente quanto inconsciamente affidata ai mercati, o più
correttamente, alla speculazione finanziaria selvaggia ed anonima, debba essere
legittimamente ceduta all'Europa federale, finalmente dotata di una autentica
Costituzione, è fuor di dubbio. La norma di base che legittimi tutte le altre
normative, come la famosa "Grundnorm" teorizzata dal grande Hans
Kelsen, manca ancora all'ordinamento europeo. Solo una Costituzione federale
europea potrebbe fra l'altro disciplinare le attività della Banca centrale,
finalmente prestatore di ultima istanza anche per gli Stati membri, rimanendo
indipendente sì, ma non al servizio di politiche particolari.
A poco servirebbero accordi o compromessi non più solo a due, tra Francia e
Germania, ma oggi anche con l'Italia, con ben altra credibilità, che servissero
a confermare attraverso qualche rattoppo, ma nell'interesse solo di alcuni, lo
Stato di eccezione dell'Unione europea. Questa può salvarsi unicamente
diventando uno Stato di diritto, la cui priorità sia l'eliminazione a tutti i
livelli delle diseguaglianze che una politica europea ed interna ottusa ha
saputo creare.
Il Sole 24 Ore, 8 gennaio 2012

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