Cosa "inculca" la scuola pubblica?
Scrive Kant: "Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti del tuo intelletto senza la guida di altri"
"Allora
Zeus, temendo per la nostra specie, minacciata di andar tutta distrutta, inviò
Ermes perché portasse agli uomini il pudore (aidòs) e la giustizia (dike)
affinché servissero da ordinamento della città e da vincoli costituenti unità
d'amicizia". Il mito, narrato da Platone nel Protagora, prosegue con Zeus
che stabilisce che rispetto e giustizia siano distribuiti a
tutti. Senza di essi, spiega, l'uomo non può vivere insieme ad altri
uomini, quindi è destinato a perire. "La città non potrebbe esistere se
solo pochi possedessero pudore e giustizia. [...] Istituisci, dunque, a nome
mio una legge per la quale sia messo a morte come peste della città chi non
sappia avere pudore e giustizia".
Come docente di filosofia in un liceo statale-pubblico,
leggo e commento ogni anno il mito di Prometeo nella rilettura platonica. Si
tratta di una suggestiva e moderna metafora della teoria democratica secondo
cui la politica è prerogativa di ogni uomo. E ogni anno mi trovo a
rispondere ai dubbi che la lettura suscita negli studenti: "Ma secondo lei
Zeus ha distribuito proprio a tutti pudore e giustizia? Lo ha fatto con un
criterio egualitario?"; "Crede che la classe dirigente debba essere
selezionata sulla base della presenza di tali virtù?", ecc.
Spiego che si tratta di un mito, di una metafora della
democrazia nella quale si immagina l'ideale, la condizione minima della vita
democratica. Lascio che gli studenti esprimano liberamente le proprie
considerazioni, nel pudore e nella giustizia, e così di anno in
anno inculco valori. Non mi è mai capitato (inculco da venti
anni) che i genitori protestino nel vedere inculcati valori
differenti da quelli inculcati in famiglia. Forse perché, come dice
Platone nel Teeteto: "Il dio mi costringe a far da levatrice, ma mi ha
proibito di generare. [...] E questo è chiaro: da me non hanno imparato nulla,
ma sono loro, che da se stessi, scoprono e generano molte belle
cose".
Non ho valori da inculcare se non quelli della
Costituzione italiana (sono valori fondati su un'idea liberale e democratica
della società e dello Stato) ai quali sono tenuta come dipendente statale e nei
quali mi riconosco come cittadina italiana. E perciò chiedo al Presidente del
Consiglio: "Lei ha valori alternativi da suggerirmi? Ed eventualmente, mi
legittima ad insegnare agli studenti il valore della mercificazione
del proprio corpo? Dell'insulto a chi lavora? Della bugia? Dello scambio di
favori? Del trasformismo? Della fuga dalle proprie responsabilità?".
Il 5 marzo sono entrata in una classe quarta e uno studente
impertinente (ma quali valori gli avranno inculcato i genitori o i
professori?) mi ha chiesto il permesso di poter fare una domanda provocatoria:
"Ma come fate oggi voi professori a venire a scuola come se non fosse
accaduto niente?". Bella domanda! Gli ho risposto che avrei scritto questa
lettera!
Lucia Marcaccio
Porto San Giorgio (FM)
lucia.marcaccio@istruzione.it
Questa è una lettera (che per ragioni di spazio ho dovuto tagliare) che è stata
scritta dalla lettrice al Presidente del Consiglio, ma, non avendo ricevuto
risposta, mi chiede di sottoporla all'attenzione dei lettori, affinché il
dibattito sulla scuola statale pubblica riprenda sul tema dei valori
costituzionali e del pluralismo. Giusto per contribuire al dibattito, penso che
uno degli effetti positivi del "berlusconismo", qui inteso come
cultura diffusa, sia, paradossalmente, quello di aver riacceso un interesse per
la scuola pubblica e di avere rimotivato gli insegnanti nella loro funzione
educativa, nella persuasione che non c'è altro modo per sottrarre consenso alla
cultura berlusconiana se non quello di fornire ai giovani più strumenti critici
e di giudizio.
Le recenti manifestazioni degli studenti sui tagli
all'istruzione pubblica, anche se sconfitte, ne sono una prova. Così come lo
sono le grandi affluenze di pubblico alle manifestazioni culturali che si
moltiplicano nei vari comuni d'Italia. E siccome gran parte del consenso alla
cultura berlusconiana deriva dalla mancanza di strumenti culturali di chi la
condivide, la scuola pubblica può far molto. Ed è forse per questo che la si
mortifica con i tagli finanziari, e ripetutamente la si segnala alle famiglie
come un pericolo di deviazione per la formazione dei loro figli. Facendo bene e
con passione il proprio lavoro, forse la scuola, purtroppo sui tempi lunghi,
può far di più dell'opposizione politica.
da D la Repubblica

Precedente: Parmalat e Goldman Sachs: un rapporto particolare






