Corpo e pensiero. L’attività è scandita da regole matematiche
In sintesi, l’ubiquità di questo tipo di leggi mostra che, nel pur complesso mondo della natura e della mente, c’è più ordine e regolarità di quanto si pensasse
Carta, matita e quattro minuti di tempo. Pronti? Fate una lista di ciò che vi ricordate di aver fatto ieri (appuntamenti, impegni di lavoro, attività in famiglia e così via). Fatto? Ora, di nuovo la stessa situazione, ma adesso scrivete ciò che vi ricordate per il mese scorso. Poi, fatto questo, ciò che vi ricordate per l’anno passato. Ebbene, in ciascuno di questi compiti avrete scritto cinque vostri ricordi al minuto, indipendentemente dal lasso di tempo mentalmente immaginato (giorno, mese, anno). Appena un po’ più di cinque se vi avessi, invece, chiesto di fare una lista di ciò che intendete fare domani, o nel prossimo mese o nell’anno che viene. La lezione da trarre da questo esperimentino è che esistono delle costanti di scala, delle regole, anche per i nostri processi mentali.
Tali leggi si estendono dalla memoria al linguaggio, dalla
percezione al controllo della motricità. In altre parole, il nostro cervello,
come anche quello di altre specie, lavora secondo notevoli regolarità.
Intuitivamente, questo significa che, passando da piccole a grandi dimensioni,
i rapporti tra varie altre grandezze restano costanti.
Molti fenomeni di questo tipo sono stati scoperti in biologia. Per esempio, il
fisiologo svizzero Max Kleiber, fino dai primi anni Trenta del Novecento,
scoprì che l’attività metabolica di tutti gli animali (pensiamo per semplicità
alla spontanea produzione di calore corporeo) segue la legge della potenza tre
quarti . Cioè , per esempio, un animale che è cento volte più grande di un
altro produce un calore che è solo 31 volte maggiore.
Dal topo-ragno, il più piccolo mammifero esistente, alla balena azzurra, il più
grande, questa legge di scala è rigorosamente rispettata. Un altro esempio: nel
corso di un’intera vita, in media, il numero complessivo di battiti cardiaci
per ogni mammifero, noi compresi, è lo stesso. Vita più breve, e quindi
dimensioni corporali minori, ma frequenza cardiaca più alta, secondo la legge
di scala.
Ciò che adesso ci dicono, sulla rivista scientifica «Trends in Cognitive
Sciences», sette ricercatori distribuiti tra California ed Europa, è che le
leggi di scala esistono anche nel mondo della cognizione. Mettendo insieme,
comparativamente, un gran numero di esperimenti pubblicati lungo il corso degli
anni e ricalcolando in modo originale i dati salienti, hanno distillato
svariate leggi di scala. Uno degli autori, Ramon Ferrer-i-Cancho, fisico,
linguista teorico e esperto di scienze della computazione all’Università
Politecnica della Catalogna a Barcellona, così mi descrive l’importanza di
questa scoperta: «Il fatto che svariati processi cognitivi seguano le stesse
leggi statistiche, sposino le stesse equazioni matematiche, dai più elementari
processi neuronali su su fino ai più complessi comportamenti umani, rappresenta
un ponte tra fisica, biologia e psicologia. L’adattamento e la flessibilità dei
processi mentali ne emergono forti e chiari. Inoltre, cominciamo a poter
trattare con metodi ben noti in fisica fenomeni cerebrali complessi, prossimi
ai punti critici, cioè a situazioni nelle quali minimi cambiamenti in certe
variabili producono cambiamenti subitanei e qualitativi».
Oltre a connettere tra di loro diverse discipline scientifiche, queste leggi di
scala accomunano la nostra specie ad altre specie. Più sorprendente, ma vero, è
che tali formule, valgono anche per la ricerca mentale in soggetti umani. Il
caso più esemplare, nel mondo del linguaggio, la cosiddetta legge di Zipf, resa
popolare dal linguista americano George Kingsley Zipf. In qualunque testo
scritto, o in qualunque conversazione spontanea, la frequenza media di parole
corte è maggiore di quella delle parole lunghe. Misurando queste grandezze
rigorosamente, si trova una legge di scala che ha come esponente la potenza
meno uno, cioè sono l’inverso una dell’altra. Misurando, invece, nelle frasi,
la distanza tra le parole e i rapporti sintattici tra di esse, si ha di nuovo
una legge di scala, ma diversa, cioè un decadimento molto più rapido.
Corriere della Sera 14.9.10

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