Confessioni maschili sul corpo delle donne
Tre romanzi di scrittori dall'inedito taglio tematico
Il più impressionante forse è Francesco Recami (“Prenditi
cura di me”). È probabilmente il primo, almeno in Italia. a raccontare senza
veli lo sgomento di un maschio quarantenne, Stefano,figlio unico e separato
dalla moglie, a cui tocca tra capo e collo l’assistenza della madre vedova
colpita da ictus.
Come è prevedibile quel corpo malato e seminudo lo spaventa e lo respinge. Per
non dire dello sgomento di fronte al cambio di pannoloni cui segue però
un’ammissione sconcertante: se i suoi amici sapessero che lui cambia la madre,
lo deriderebbero. Stefano, che punta ai risparmi della madre più che al suo
affetto. rimpiange di non avere una sorella. “Se ne sarebbe dovuta occupare lei,
come succede in tutte le famiglie, è una cosa che alle donne riesce meglio, se
la sanno cavare e rientra nelle loro prerogative. I maschi non sono fatti per
occuparsi dei vecchi, loro devono andare in giro a lavorare. Che cazzo ne sa un
maschio degli anziani? perché deve perdere tempo a stargli dietro?”
Recami non è l’unico scrittore italiano a scoprirsi, anche se tanta chiarezza è
rara. Impressiona anche Amedeo Romeo (“Non piangere coglione”) che già a pagina
5 ci avverte sui propri gusti particolari. “Io - scrive - di fronte a una donna
dal sesto mese di gravidanza in poi perdo il controllo. È l’unico caso in cui
la sola vista di una donna riesca ad eccitarmi. Sento un impulso irrefrenabile,
la voglio baciare, toccare e scopare”. Il suo romanzo racconta di Andrea, pazzo
per le donne incinte, ma che ha in realtà il terrore di diventare padre, tanto
che molti anni prima lasciò la sua ragazza appena saputo che era incinta.
Ora impazzisce solo al sentire l’odore della crema contro le smagliature, che
riconosce tra mille e quando incontra Lena, alla trentasettesima settimana di
gravidanza, perde la testa e finisce per trasferirsi da Milano a Genova
nell’appartamento che lei stessa gli fa affittare davanti al proprio. Il loro
erotismo è scatenato, attendono che il marito di lei esca per poi amarsi con
passione non priva di qualche maldestra tenerezza.
A differenza di Stefano che. indaffarato e isterico nel traffico di Firenze,
deve accudire la madre tra una consegna e l’altra (vende vino), Andrea consuma
i propri scarsi risparmi e non fa assolutamente nulla se non stare seduto in
cucina ad aspettare Lena. Ogni tanto torna a Milano come se volesse ritrovare
un proprio filo, ma poi eccolo di nuovo a Genova, in passiva attesa di quella
donna che quando le dice “ti amo”, gli risponde “non dire stupidaggini”.
Comunque finisce in sala parto con Lena e quando nasce Ada scoppia in lacrime,
disperato di non aver partorito lui (“come se mi stessero portando via mia
figlia. Come se avessi capito che la vita era un’esplosione dirompente, ma che
io al più potevo sperare di passarle accanto).
Il finale di Romeo aggiunge sorpresa a una lettura molto piacevole. E lo stesso
vale per Recami, con la sua scrittura cristallina e precisa nel raccontarci un
oggi fatto di badanti straniere, solitudini, figli unici, città estranee. I due
romanzi di Recami e Romeo incuriosiscono dunque per quella esplorazione
temeraria del corpo femminile (anziano e gravido) a cui la lettrice è poco
abituata e stupiscono per il mettersi a nudo dei due protagonisti: due
marginali, è vero, maschi che nel mondo sono a disagio e che, grazie a questa
sorta di difetto d’origine, si consentono una riflessione originale su di sé e
sui propri rapporti con le donne, madri, amanti o mogli.
Aggiungerei “Eros terminal”, il romanzo in cui Olivero Beha racconta di un
Innominato piacevole signore che fa le pubbliche relazioni. Lui non è un
fallito, ma sta invecchiando e questo lo spinge a diventare un compulsivo
esploratore di corpi femminili. In breve: l’ex piacevole va a letto in maniera
seriale con qualunque donna incontra. Qual è la novità? La sincerità, la
consapevolezza speciale con cui l’Innominato esplora il rapporto tra sesso e
potere, fino a scoprire che l’antidoto non gli serve a sfuggire alla paura
della morte. Tanto più che nel romanzo di Beha il mondo è ormai in bilico sul
baratro, scarseggiano acqua e ossigeno e la metropoli sembra quella di Blade
Runner.
Tre scrittori da segnalare, insomma. Con una menzione speciale a Recami che è
anche, come dicevo, il più realistico nel racconto di un’Italia che invecchia e
in cui ciascuno si arrangia come può. Come le donne sanno fin troppo bene.
Pubblicato su "Leggendaria" n. 83
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