Caso Irlanda e l'Europa: debiti i malati da curare
Il piano di salvataggio dell'Irlanda trova scettici i mercati
Il piano di salvataggio dell'Irlanda non è palesemente riuscito nell'intento di
rassicurare i mercati: gli investitori sono ancora preoccupati e per Dublino
diventa sempre più oneroso ottenere soldi in prestito. Viene da sospettare che
i funzionari di Bruxelles coinvolti nel piano di soccorso non siano all'altezza
del loro compito. Quando si tratta di risolvere i problemi di liquidità sono
bravissimi, ma sembra che non riescano proprio a capire che le difficoltà
finanziarie dell'Irlanda non sono qualcosa che si possa risolvere semplicemente
guadagnando tempo a suon di miliardi di euro.
È come se tra i funzionari di Bruxelles e le autorità irlandesi si svolgesse un
dialogo di questo tenore:
- Guardate che l'Irlanda non può permettersi di pagare questi debiti.
- Ecco una linea di credito!
- No, sul serio, non possiamo proprio permetterci di pagare.
- Ecco una linea di credito!
È come guardare un incidente d'auto. A mio parere, le autorità del Vecchio
continente vedono ancora (ancora!) questa crisi come un problema di fiducia,
mentre è un problema più profondo, che nasce dalla struttura di base
dell'economia irlandese. Il salvataggio dell'Irlanda, che costerà circa 84
miliardi di euro, non è un vero e proprio salvataggio, è semplicemente un
accordo per prestare soldi a Dublino più o meno ai tassi di mercato dei titoli
sicuri.
Non è un regalo di poco conto considerando che senza questi fondi l'Irlanda si
troverebbe davvero nei guai e sarebbe costretta a pagare interessi altissimi
per poter ottenere prestiti sul mercato privato. Ma se si pensa alle ragioni di
tutto questo si capisce anche perché il salvataggio è probabilmente destinato a
fallire.
Di fronte ai costi del salvataggio delle banche irlandesi e ai danni che le
pesanti misure di austerity stanno infliggendo al l'economia del paese, gli
investitori sono comprensibilmente scettici riguardo alla possibilità che il
governo irlandese riesca effettivamente a onorare i suoi impegni e rifondere il
debito.
Ecco perché i tassi d'interesse sono alti: per compensare un
possibile default. È un circolo vizioso: gli interessi più alti rendono ancora
più difficile per l'Irlanda onorare i suoi impegni, e questo fa alzare gli
interessi e così via. Il salvataggio in sostanza punta a spezzare questo
circolo vizioso. Ma funziona solo se il circolo vizioso è il problema, non il
sintomo. Vale a dire che funziona solo se l'Irlanda è un'economia solida nei
suoi fondamentali, vittima di un panico che si autoalimenta. E questa è una
tesi difficile da sostenere.
Chi voglia cercare un'alternativa alla strada scelta da Dublino (garantire
tutto il debito, applicare misure di austerity radicali per pagare queste
garanzie e rimanere nell'euro) può guardare all'approccio eterodosso
dell'Islanda: ristrutturare una gran parte del debito, usare i controlli di
capitale e incoraggiare la svalutazione. Ma se non è un problema di fiducia e
di liquidità, di cosa ha bisogno l'Irlanda (e la Grecia, e il Portogallo)?
Un effettivo alleggerimento del debito. Tema non è all'ordine del giorno.
L'Irlanda, come la Grecia,
ora non è più costretta a rivolgersi al mercato per ottenere fondi, ma deve
comunque fare i conti con un debito colossale (il debito lordo secondo le
previsioni rimarrà al di sopra del 120% del Pil fino alla fine del 2011), forse
ulteriormente aggravato da deflazione e stagnazione. La soluzione ai guai
irlandesi semplicemente non è ancora stata trovata.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
http://www.ilsole24ore.com 04 dicembre 2010

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