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Camus, la necessità di reagire in nome della verità

A 50 anni dalla sua morte

 

 

Il vuoto, l'abulia e l'indifferenza di Meursault, il protagonista de "Lo Straniero" di Albert Camus, ci paiono molto forti, specie se attribuiti a una persona che conduce una vita assolutamente normale. La verità è che il suo vuoto emotivo e spirituale, il suo istintivo materialismo, l'essere concentrato solo su se stesso, generano un'indifferenza che porta a una mancanza di morale che oggi possiamo spesso riconoscere attorno a noi. Il fatto poi che Meursault uccida praticamente senza ragioni, sparandogli quattro volte quando è già colpito a terra, un arabo, un diverso da lui, rende il tutto di ancor maggiore attualità.

 

E "La peste" diventa ogni giorno un romanzo di più forza simbolica, ritratto, aperto a un futuro di speranza, di una società che deve imparare a reagire al morbo, della paura, dell'indifferenza, della violenza e dell'egoismo, che la sta mortalmente infettando. Il mondo di Camus, a oltre mezzo secolo di distanza, ci coinvolge con la sua verità e ci parla del nostro tempo in maniera impressionante. Eppure questo scrittore francese, di cui domani cadono i 50 anni dalla morte (4 gennaio 1960), nonostante il premio Nobel per la letteratura ricevuto nel 1957, dieci anni prima che fosse assegnato (e lui decidesse di non ritirarlo) a Jean Paul Sartre, si è trovato a lungo a scontrarsi e a essere messo in ombra dalla figura di 'vero filosofo' e la popolarità dell'autore de 'La nausea', che polemizzò, tra l'altro, con lui attaccandolo per le idee espresse in 'L'uomo in rivolta.  Bernard-Henri Levy per fortuna oggi rimette le cose a posto, citando i suoi titoli teatrali e di narrativa, tra cui "Le nozze", come "lavoro in nessun modo inferiore all'opera di Sartre" e scrivendo che a Camus "non è possibile negare né il talento, né la tecnica del filosofo".

 

Era di sinistra, aveva fatto la Resistenza, ma le sue posizioni individuali (e critiche già allora sul socialismo reale) erano osteggiate dalla sinistra, mentre la destra, che adesso cerca di appropiarsene, parlando di religiosità profonda e neoplatonismo, lo denigrava per il suo costante impegno sui temi sociali e della pace. Francese algerino (quindi un pied-noir), nato da una famiglia molto modesta il 7 novembre del 1913, divenuto uno dei padri dell'esistenzialismo, gran seduttore, autore de "L'uomo in rivolta" (titolo emblematico di per se stesso), muore in auto in un giorno di pioggia a 46 anni, a poco più di due anni dall'aver avuto il Nobel, entrando così tra i miti degli eterni giovani di successo e maledetti, un po' alla James Dean.

 

Giovani irrequieti, alla ricerca disperata di un senso da dare alla vita, odiando l'ipocrisia e bisognosi di verità. Del resto, lo straniero Meursault, per Camus, "lungi dall'essere privo di qualsiasi sensibilità, è attanagliato da una passione profonda: la passione dell'assoluto e della verità". E' sempre Levy a scrivere così che, per il Camus de "L'uomo in rivolta", lo storicismo è lo stato d'animo di chi dice di sì alla Storia. Ovvero, "é la matafisica, implicita o esplicita, che si rapporta a un mondo dove i punti di riferimento diventano traguardi: dove si sostituisce 'l'aldila" con 'piu' tardì; e dove i valori hanno valore - è sempre Camus che parla, sottolinea Levy - solo quando trionfano su tutti gli altri".

 

http://www.ansa.it   03 gennaio 2010

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