«Uno spettro si aggira per il mondo: sono io»
Salvatore Veca “intervista” Karl Marx
Veca — Buongiorno, signor Marx. E, prima di tutto, un grazie di cuore per aver
alla fine accettato l’intervista. Confesso che è stato molto faticoso, e a un
certo punto mi sembrava fosse proprio una mission impossible. In ogni caso,
come mi ha chiesto, ho predisposto una decina di domande. Ma, se è d’accordo,
mi piacerebbe cominciare con una sua battuta.
Marx — Se lei è convinto che sia una buona idea, la mia battuta preferita
resta: Je ne suis pas marxiste. Mi ci sono proprio affezionato, perché in fondo
mi è servita in molte circostanze imbarazzanti. E di circostanze imbarazzanti,
com’è noto, ne ho vissute più d’una. Una delle ragioni del ritardo e del
laborioso lavoro per arrivare alla sua intervista è appunto legata a
circostanze francamente imbarazzanti. Mi creda, negli ultimi due anni, ho
cominciato a ricevere una richiesta quotidiana di interviste. Mi sono dovuto
documentare e ho scoperto che il mio faccione è tornato in giro per il mondo.
Uno spettro s’aggira per il mondo e ha il nome di Marx. Di Karl, non di
Groucho...
Veca — Qual è la massima fra le tante, che raccomanderebbe ancora oggi,
nell’avvio ingarbugliato del ventunesimo secolo?
Marx — Non ho problemi a rispondere e sarò conciso. Infelicità è vivere nella
necessità, ma non è necessario vivere nella necessità. Questo ci ha insegnato
uno dei miei eroi classici, Epicuro. Solo un’avvertenza, in proposito. Non ho
mai inteso questa superba massima in senso morale e tanto meno moralistico.
L’ho sempre considerata come un invito perentorio al realismo, all’analisi
concreta della situazione storico-sociale determinata e concreta. E così,
continuo a pensare, dovrebbe essere considerata da qualsiasi essere umano,
chiunque sia o ovunque gli accada di avere una vita con tanti altri.
Veca — Veniamo alla faccenda dei tempi della storia...
Marx — La questione è importantissima. Molto più della pappa dei nostri
sentimenti morali. Il materialista storico è uno che ha il dovere intellettuale
e scientifico di scrutare i segni dei tempi, con un fiuto particolare per la
loro stratificazione ed eterogeneità. Altro che la presunta mancanza di
immaginazione del materialista storico, di cui mi ha accusato il critico
critico Karl R. Popper. Il critico critico, un professore che insegnava dalla
cattedra della London School Metodo scientifico, continuando a ripetere con
convinzione che la sua fosse una materia evanescente, anzi inesistente,
sostiene che la miseria del materialista storico, la miseria dello storicismo
coincide con la mancanza di immaginazione. Lo storicista, dice il critico
critico, non è capace di immaginare un cambiamento nelle condizioni del
cambiamento. Bene. Rimando la critica al mittente. Quando ho enunciato la legge
della caduta tendenziale del saggio di profitto, ho indicato un po’
pedantemente e, in ogni caso, scrupolosamente un gran numero di controtendenze.
Un materialista storico prende sul serio la storia. Dopo tutto, questo in fondo
è l’unico punto in cui ho criticato il grande maestro Hegel. Ora, la cosa si fa
seria, indipendentemente dalle critiche del critico critico che lasciano il
tempo che trovano, quando la teoria deve misurarsi con la prassi.
Corriere della Sera 20.10.10

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