Abitare globale, consumare locale
Ricreare il rapporto fra contesto urbano e zone rurali circostanti
Da più parti si comincia a parlare di una nuova visione
della produzione del cibo, più virtuosa, perché sostenibile, che comprende
sistemi produttivi locali come via per migliorare il nostro cibo sotto gli
aspetti organolettico, ecologico e sociale. L’errore che molti commettono però
è di pensare che questa visione non contempli le città, e ancor di più le
metropoli. In questo modo si sottintende che le città siano ormai perdute,
inutili alla causa, luoghi di consumo ma non di produzione come sono le
campagne.
Non possiamo però sottovalutare tutta l’umanità che co-produce: ovvero chi
rifiuta di essere un consumatore passivo e pone il cibo al centro delle proprie
vite come priorità per migliorare il suo benessere. I co-produttori sono
cittadini idealmente vicini ai produttori, che vogliono conoscerli e mangiare
il loro cibo. Partecipano ai farmers’ markets o mercati della terra, alle
Community Supported Agricolture o gruppi d’acquisto, scelgono le mense in cui
si serve cibo locale, lavorano in orti scolastici e comunitari, in altri
progetti educativi.
Oppure esercitano tante e creative forme di agricoltura urbana in cui si
"coltiva la città". Le città possono e devono diventare laboratorio
di fantasia e creatività, utili come la terra fertile. In tutto il mondo ci
sono già centinaia di piccoli progetti, adattati a contesti urbani differenti,
con sistemi città-campagna preesistenti o ricostruiti con grande creatività.
Non dimentichiamoci che storicamente la città nasce come la parte di un tutto
più grande, che comprendeva il contado circostante. Nel 1288 Bonvesin De La Riva pubblicò il suo De
Magnalibus urbis Mediolani: magnificava Milano ma non escludeva le bellezze
delle zone rurali circostanti, considerandole parte integrante della città.
Otto secoli dopo Bonvesin De La
Riva, oggi Milano torna al centro di un’idea che nasce per
dimostrare che altri modelli sono possibili. Un progetto, condotto da Slow
Food, Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e Politecnico di Milano,
rischia di diventare rivoluzionario, un modello unico al mondo, a cui si spera
potranno ispirarsi poi molte altre grandi metropoli. Risponde al nome
"Nutrire Milano, energie per il cambiamento" e nasce nel contesto che
porterà all’Expo 2015 pur essendone indipendente. Il centro pulsante sarà il
Parco agricolo Sud di Milano: oltre 47mila ettari che cingono la metropoli a
est e a sud. Al suo interno, sul territorio condiviso da 61 comuni, ci sono
centinaia di aziende agricole, acque abbondanti, castelli, abbazie, boschi. Un
tesoro alle porte della città, un’opportunità da sfruttare. Non si può pensare
di tenere un’Expo dal titolo "Nutrire il pianeta, energie per la
vita" se poi la città che lo ospita non sa dare il buon esempio.
"Nutrire Milano" è un progetto di medio-lungo periodo, articolato.
Prevede di far rinascere l’agricoltura nel Parco Sud, oggi per lo più dedicato
a sistemi intensivi e convenzionali e decisamente non al servizio della città e
dei cittadini. Obiettivo dichiarato di "Nutrire Milano" è trasformare
e rendere redditizia l’agricoltura secondo concetti di sostenibilità e
innovazione, al servizio di produttori e cittadini (i co-produttori). Pensare e
implementare un cambiamento sistematico e radicale del modo in cui si
concepisce la relazione fra l’agricoltura periurbana e la città: è l’inizio di
qualcosa di grande, da seguire con attenzione perché si tratta di un
laboratorio creativo che per ora non ha pari.
http://www.repubblica.it 28.01.2010

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