Tolstòj
Lev
Lev Tolstòj (1828-1910) è considerato, insieme a Dostoevskij, il massimo rappresentante della letteratura russa dell’Ottocento. «Dopo aver studiato lingue orientali e giurisprudenza, senza però laurearsi, a ventiquattro anni entrò nell’esercito. Nel medesimo 1852 venne pubblicato il suo racconto Infanzia, scritto l’anno prima. Il servizio militare prestato nel Caucaso e la partecipazione alla guerra di Crimea si rispecchiano in alcune opere di quegli anni, come I cosacchi (1852) e i cosiddetti Racconti di Sebastopoli (1855-56); ma intanto veniva proseguito anche il ciclo di racconti in cui lo scrittore trasfigurava poeticamente gli inizi – ancora non molto lontani – della propria vita cosciente: Adolescenza è del 1854 e Giovinezza del 1857. Nel 1857 Tolstòj chiese il collocamento a riposo e, dopo un viaggio all’estero durato sei mesi, si stabilì nella sua tenuta di Jàsnaja Poljana, dedicandosi, oltre che alla propria attività di scrittore, ai concreti problemi educativi che gli presentava la sua scuola elementare di Jàsnaja Poljana. Dopo che era stata concessa l’amnistia agli ultimi decembristi superstiti, egli aveva pensato (1856) a un romanzo che descrivesse il ritorno dall’esilio di uno di essi […]. Frutto […] della sempre più viva curiosità storica fu innanzi tutto Il 1805 (1865), che doveva poi diventare il primo volume di Guerra e Pace. Il resto del romanzo uscì, col titolo definitivo, fra il 1867 e il 1869. Fra il 1875 e il 1877 […] fu pubblicato il secondo romanzo di Tolstòj, Anna Karénina, immagine della felicità e dell’infelicità che nascono dall’amore e dal peccato. Con gli anni, Tolstòj si dedicava sempre più a problemi morali e religiosi, accentuando la propria attività nel campo pedagogico e allargandola ad altri campi d’interesse sociale. Dal 1879 alla morte fu tutto un susseguirsi di scritti, spesso suggeriti dall’attualità, che cercavano di agitare dinanzi al maggior numero possibile di persone le questioni che appassionavano Tolstòj. Era stata da lui ridotta, ma non intermessa, l’attività artistica, in cui si notava un’intransigenza sempre più violenta d’impostazioni morali: sono del 1886 il dramma La potenza delle tenebre e La morte di Ivàn Iljíč; del 1889 La sonata a Kreutzer; del 1895 Padrone e servitore; del 1899 il terzo romanzo, Resurrezione, d’intonazione fra sociale e religiosa. L’attiva propugnazione di un cristianesimo aconfessionale e tendenzialmente anarchico, fondato sulla non-resistenza al male e sull’obbligo per ogni uomo di supplire da sé a tutti i propri bisogni, mise in sospetto Tolstòj presso le gerarchie della Chiesa russa, che finì con lo scomunicarlo nel 1901. Acerbi contrasti erano sorti (dal 1881, e più forti dal 1897 in poi) in seno alla stessa famiglia di Tolstòj, in cui non tutti intendevano prestarsi al desiderio ch’egli aveva di mettere in pratica sempre più integralmente le proprie teorie di rinuncia ai beni terreni. Decisosi finalmente ad abbandonare i suoi per meglio perseguire questi propositi di perfezionamento morale, Tolstòj si ammalò durante la “fuga”, e morì alla stazione di Astàpodo il 7 (20) novembre 1910» (Natalia Ginzburg).









